La 13. AVS alla resa dei conti

La tredicesima AVS sarà versata per la prima volta alla fine di dicembre. Sul finanziamento, invece, il Parlamento non è riuscito a trovare una soluzione condivisa tra Consiglio nazionale e Stati. Alla fine, l’opzione rimasta sul tavolo è solo l’aumento dell’IVA. Ma cosa è stato deciso? E cosa succederà ora? Ecco le risposte alle principali domande.
Cosa hanno deciso le Camere federali sul finanziamento della 13. AVS?
Al termine di tre settimane di intensi dibattiti (culminati con una proposta della Conferenza di conciliazione tra Nazionale e Stati), i «senatori» avevano votato a favore di un aumento dei prelievi sui salari (di 0,2 punti) e di un aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) di 0,4 punti (dall’8,1% all’8,5%), non limitato nel tempo. Ieri, però, il Consiglio nazionale ha preso una decisione definitiva (con 98 voti a 96 e 4 astenuti): non ci sarà alcun prelievo sui salari. Pertanto, questa fonte di finanziamento è ormai scartata. Il Nazionale ha invece accolto la seconda proposta (con 104 voti contro 87 e 7 astenuti) della conferenza di conciliazione, che prevede l’aumento dell’IVA.
Tutto è quindi già stato deciso?
Non proprio. Domani mattina ci saranno infatti le votazioni finali: si voterà esclusivamente sull’aumento dell’IVA. Il Consiglio degli Stati, che auspicava una «soluzione mista», sarà la prima Camera a votare. Il voto non è scontato: sebbene i sì sembrano in vantaggio, i «senatori» (del Centro e della sinistra) potrebbero ancora opporsi a questa soluzione. Al Nazionale invece, che dall’inizio puntava solo sull’aumento dell’IVA, dovrebbe essere solo una formalità.
Quali sono le forze politiche in campo?
PLR e UDC hanno votato contro l’aumento dei prelievi sui salari. PS, Verdi e Centro erano invece favorevoli a questa misura. A rivelarsi determinanti sono così stati gli undici esponenti dei Verdi liberali, che sono stati l’ago della bilancia: il PVL ha respinto l’aumento dei contributi salariali ma, al contrario di quanto votato nelle scorse settimane, hanno sostenuto l’incremento dell’IVA (illimitata nel tempo). Agli Stati, il Centro (con la sinistra) ha però un peso maggiore.
Quali sono le reazioni dopo il voto del Nazionale di ieri?
Il PLR, in una nota, ha subito annunciato di voler combattere «con ogni mezzo questo aumento irresponsabile delle tasse». Propone un freno all’indebitamento per il primo pilastro, legato all’aumento dell’età pensionabile. Il Centro, dal canto suo, deplora che per il finanziamento della 13. abbia prevalso la soluzione basata su un aumento dell’IVA. «Ciononostante, sostiene la decisione al fine di garantire l’attuazione della volontà popolare ed evitare un’impasse nel finanziamento dell’AVS». Anche il PS sosterrà la soluzione «L’alternativa proposta dal PLR e dall’UDC, ovvero l’innalzamento dell’età pensionabile, non è né socialmente accettabile né in grado di ottenere il sostegno della maggioranza», ricordano i socialisti. L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) è contraria, poiché si era detto favorevole solo a un aumento temporaneo (fino al 2033) dell’IVA. Invece, la soluzione votata non prevede alcuna scadenza. Il sindacato Travail.Suisse parla dal canto suo di «decisione problematica», poiché l’aumento di 0,4 punti dell’IVA è considerato insufficiente. «La maggioranza del Parlamento accetta così che la situazione finanziaria dell’AVS si deteriori. Dal punto di vista di Travail.Suisse, questa mossa non è onesta, poiché mira a esercitare pressioni per innalzare l’età di pensionamento». Le reazioni critiche indicano che il voto di domani non sarà così scontato.
Quali sono le possibili varianti?
Ci sono due possibilità. Se una delle due Camere respinge il dossier alle votazioni finali di domani mattina, tutto il castello crolla. Pertanto, la 13. AVS sarà comunque versata, ma non sarà previsto un finanziamento ad hoc. In caso di sì agli Stati e al Nazionale, invece, si andrà al voto popolare: per ritoccare l’IVA è infatti necessario il voto a doppia maggioranza di popolo e Cantoni. Alle urne il risultato non è scontato: oggi appare infatti difficile immaginare che una delle forze politiche si spenda fino in fondo per una campagna di voto a favore di tale aumento dell’IVA.
Che cosa comporta un aggravio dell’IVA di 0,4 punti?
L’aliquota standard applicata su beni e servizi, che oggi è dell’8,1%, verrebbe portata all’8,5% dal 2028. Il maggior onere stimato a carico dei consumatori è di 1,07 miliardi di franchi nel 2028, che salirebbe a 1,4 miliardi di franchi nel 2030. Questo aggravio sarebbe sostenuto da tutti, pensionati compresi; per chi appartiene al ceto medio si ipotizza un maggior esborso di 200 franchi all’anno. Questo importo sarà più che compensato grazie alla 13. AVS. La rendita massima è di 2.520 franchi per i singoli e di 3.780 per le coppie sposate.
L’IVA verrebbe aumentata per tutti i prodotti?
No. L’aumento concerne l’aliquota ordinaria. Per alimenti, libri e medicinali, l’aliquota resterebbe al 2,6%. Aumenterebbe leggermente, invece, quella per il settore alberghiero, dall’attuale 3,8% al 4%. In questo caso, comunque, tutto dipenderà dalla decisione del Parlamento sulla proroga dell’attuale aliquota speciale, che scade nel 2027.
Basterà questo aggravio per finanziare la 13. AVS?
No. Si stima che la nuova mensilità avrà un costo iniziale di 4,2 miliardi di franchi (nel 2026), destinati a diventare 4,5 nel 2030 e poi a 5,4 nel 2040, con l’aumento del numero dei pensionati. Prendendo come riferimento il 2030, oltre agli 1,4 miliardi di incassi in più grazie all’aumento dell’IVA, è previsto un maggior contributo federale (20,2% delle spese) di 900 milioni. In totale, quindi, si arriverebbe a circa 2,3 miliardi. In pratica si coprirebbero poco più della metà dei costi.
Sono previsti altri finanziamenti? E chi pagherà?
Per ora no. L’aumento dell’IVA deve essere approvato da popolo e Cantoni. Il voto è obbligatorio e dovrebbe avere luogo al più tardi entro la fine di giugno 2027, per poi dare modo al mondo economico di prepararsi. Il Consiglio federale sta elaborando un progetto di stabilizzazione dell’AVS per il periodo 2030-2040: il messaggio dovrebbe arrivare entro la fine di quest’anno. Nel frattempo, le maggiori spese saranno interamente a carico del Fondo AVS, che quest’anno dovrebbe avere in cassa una sessantina di miliardi. Il patrimonio è investito e frutta utili, comunque insufficienti per compensare le maggiori uscite. Entro il 2030 il fondo si dovrebbe abbassare a 56 miliardi (nuove prospettive saranno pubblicate a inizio luglio). Diminuendo il patrimonio calano anche gli investimenti e la loro redditività.
Che cosa è l’AVS2030 e cosa prevede?
La riforma AVS2030, come detto, vuole stabilizzare la situazione finanziaria dell’AVS per il periodo 2030–2040. Il Consiglio federale, lo scorso maggio, presentando il progetto e inviandolo in consultazione, aveva messo il Parlamento con le spalle al muro. Se si dovesse partire da zero, il Governo vorrebbe aumentare l’IVA di 0,9 punti percentuali, oppure proporre una soluzione mista: +0,7 punti percentuali di IVA e +0,2 punti di contributi. In base alle decisioni prese alle Camere sul finanziamento della 13. AVS, è probabile che (in caso di sì popolare) il Consiglio federale dovrà valutare se proporre un ulteriore aumento dell’IVA (e un prelievo sui salari) nell’ambito della riforma AVS2030. Sono anche previste ulteriori entrate a vario titolo per 600 milioni di franchi. Non è però previsto un aumento dell’età di pensionamento (ora definita età di riferimento). Resterà a 65 anni.

