«La candidatura dei Verdi mette il PS in difficoltà»

Da settimane si susseguono le voci su presunti piani segreti, scenari ipotetici oppure semplici speculazioni. Tutto fumo e niente arrosto per i politologi Nenad Stojanovic e Iwan Rickenbacher. «Per la ripartizione dei seggi tra i partiti politici e la rielezione degli uscenti non mi aspetto sorprese. Credo che tutti verranno rieletti, anche se alcuni riceveranno decisamente meno voti rispetto ad altri», afferma Stojanovic, professore al Dipartimento di scienze politiche dell’università di Ginevra. Una posizione condivisa anche da Rickenbacher, ex segretario generale del PPD (dal 1988 al 1992) ed esperto di pubbliche relazioni.
Formula magica e referendum
I risultati delle elezioni federali indicano che all’orizzonte si profila un possibile cambiamento: un secondo seggio del Centro in Governo, ai danni del PLR e di conseguenza una formula magica rinnovata. «È possibile, ma per il momento non credo che i tempi siano ancora maturi», sostiene Rickenbacher. Secondo i due politologi, la questione tornerà di attualità non appena un «ministro» liberale-radicale deciderà di lasciare la carica oppure nel 2027, a seconda di quanto accadrà alle urne.
E i Verdi? «Il raddoppio del Centro lo vedo più probabile dell’entrata dei Verdi in Governo, a meno che ciò non avvenga a scapito dei socialisti», continua Stojanovic. Rickenbacher, dal canto suo, è certo che gli ecologisti non accederanno presto al Consiglio federale: «Storicamente, i partiti che hanno conquistato un posto nell’Esecutivo lo hanno fatto ricorrendo all’arma del referendum. Se i Verdi vogliono arrivare in Governo, devono far “tribolare” i partiti al potere. Invece, gli ecologisti non hanno un grande successo al di fuori del Parlamento. Ma è proprio questo che ci vuole: non è una questione di equilibrio, ma di forza e di potere. Per il momento, i Verdi non hanno questa forza che permetterebbe di frenare veramente la politica federale».
Solo una parte dei socialisti
Domani, tuttavia, i Verdi ci proveranno comunque. Per Stojanovic è chiaro che punteranno (di nuovo) al seggio di Ignazio Cassis. «Non penso che raccoglieranno molto sostegno, se non dalle proprie file e da una parte del PS». È difficilmente immaginabile che i socialisti si schierino compatti a favore della candidatura di Gerhard Andrey.
«La candidatura ecologista mette il PS in difficoltà. Da un lato c’è la solidarietà per l’area politica, confermata con congiunzioni di lista alle elezioni in quasi tutti i cantoni. Allo stesso tempo, i socialisti sanno che se al posto dei voti a Cassis ci sarà un numero di voti abbastanza alto da far capire alla destra, in particolare alPLR, che tanti socialisti hanno sostenuto Andrey ciò si tradurrà in una risposta». Stando al professore ginevrino, ciò potrebbe incoraggiare soprattutto liberali-radicali e democentristi a votare per una candidatura non ufficiale (ad esempio Jositsch) quando sarà il turno di eleggere il successore di Berset.
Una prassi discutibile
Chi la spunterà, alla fine, in casa PS? «Penso che ci vorrà un po’ di pazienza. Nei primi turni ci saranno tanti nomi, ma credo che alla fine verrà scelto uno dei due candidati ufficiali, prevede Rickenbacher, secondo cui non ci sarà solo Daniel Jositsch a far da contraltare tra Jon Pult e Beat Jans. «Secondo me ci sarà anche Eva Herzog. Era la candidata favorita un anno fa e settimana scorsa è stata brillantemente eletta (44 voti su 44) come presidente del Consiglio degli Stati. Anche se in realtà non penso che ci saranno sorprese». Dello stesso avviso Stojanovic, secondo cui «Jositsch non ha i numeri, anche perché i voti di UDC e PLR da soli non bastano (arrivano a 113, ndr). I voti che riceverà saranno anche legati direttamente al risultato che farà prima Cassis».
A far storcere il naso ai partiti borghesi è però anche il ticket «imposto» all’Assemblea federale. «Il PS avrebbe potuto benissimo presentare tre candidati, ma non lo ha fatto per non lasciare troppo margine di manovra all’Assemblea federale. Trovo che i gruppi parlamentari abbiano un’eccessiva influenza in questo processo. Vale per il PS, ma anche per tutti gli altri partiti. È normale che il partito proponga le sue candidature, ma la decisione deve essere presa da una base più ampia, ovvero il congresso o l’assemblea dei delegati. È una prassi discutibile che invece sia diritto esclusivo del gruppo parlamentare. Anche perché molti deputati hanno nel cassetto il sogno di diventare consiglieri federali. Queste ambizioni - conclude Stojanovic - hanno anche un impatto sulla scelta, dettata da conflitti d’interesse personali, di sostenere l’uno o l’altro candidato per avere magari una propria chance in futuro».
