Il caso

La lettera che nessuno legge: così migliaia di giovani rischiano di perdere il passaporto svizzero

Secondo i dati del DFAE, quasi un giovane svizzero all'estero su tre non risponde all'invito di ambasciate e consolati – Il conto arriva al compimento dei 25 anni
©Chiara Zocchetti
Red. Online
05.08.2026 13:30

La Svizzera non vuole perdere i suoi giovani. Parliamo, nello specifico, di chi risiede stabilmente all'estero, possiede un'altra cittadinanza e, ancora, non ha mai risieduto nella Confederazione. Queste persone, come scrive il Blick, al raggiungimento della maggiore età ricevono una lettera ufficiale inviata dall'Ambasciata o dal Consolato di riferimento. La missiva, in sostanza, li invita a confermare personalmente la propria iscrizione al registro degli svizzeri all'estero. 

Tutto molto bello, verrebbe da dire. E giusto. Attenzione, però: una parte importante dei destinatari non dà seguito immediatamente, stando ai dati trasmessi dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) al Blick. «Ogni anno circa 10.500 svizzeri all'estero diventano maggiorenni e vengono invitati dalle nostre rappresentanze a compiere questo passo di propria iniziativa» indica Mélanie Gugelmann, portavoce del DFAE. «Quasi il 35% di loro non risponde a questo appello». Molti, leggiamo, finiscono per farsi vivi più tardi, in occasione di un cambiamento dello stato civile o del rinnovo dei documenti d'identità. I ritardatari, di fatto, rischiano una radiazione dal registro. Perdendo così l'accesso, fra le altre cose, al diritto di voto.

Le conseguenze, per i figli nati fuori dalla Svizzera da un genitore elvetico e titolari di un altro passaporto, possono essere pesanti. Se non si «manifestano» alle autorità, rischiano di perdere la cittadinanza elvetica. Berna, nelle sue missive, mette in guardia dalle «conseguenze gravi». Riassumiamo al massimo: al compimento del venticinquesimo anno di età, le persone interessate perdono automaticamente la cittadinanza svizzera se non si sono mai annunciate presso una rappresentanza diplomatica o se non hanno formulato per iscritto la volontà di conservarla. Il DFAE, in tal senso, ha indicato di non disporre di cifre precise sulla frequenza di queste perdite della cittadinanza.

La Confederazione, dal canto suo, sta moltiplicando le iniziative per mantenere l'attaccamento della sua giovane diaspora. Il DFAE ha lanciato il programma Young Swiss Abroad, dotato di un portale informativo e di strumenti destinati alla rete consolare. Domanda: ma perché Berna impiega tanta energia per persone che, spesso, non hanno mai abitato in Svizzera e possiedono già la cittadinanza del loro Paese d'accoglienza? Il DFAE, chiosa il Blick, ha ricordato il proprio mandato legale e i propri assi strategici: rafforzare i legami tra gli svizzeri all'estero e il Paese, informando al contempo i giovani sui loro diritti e doveri.