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La neutralità? «Evitò di trascinarci nella guerra», «No, dipese dalle priorità dell’Asse»

Due storici e due visioni del passato a confronto: l’Aja, le sanzioni e il ruolo della Confederazione in un mondo sempre più frammentato. René Roca:«La neutralità è stata erosa negli ultimi trent’anni» - Thomas Maissen: «La Svizzera si sente più corresponsabile del nuovo ordine di pace globale»
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Luca Faranda
17.09.2026 06:00

La neutralità divide anche gli storici. Nel corso dei secoli, uno dei principi più distintivi della Confederazione ha assunto varie forme. Ma quali sono le date principali che hanno segnato la storia della neutralità? Abbiamo messo a confronto due storici: René Roca, che figura anche tra i promotori dell’iniziativa sulla neutralità, e Thomas Maissen, professore ordinario di Storia moderna all’Università di Heidelberg, in Germania (contrario all’iniziativa). Per i due esperti, sono soprattutto tre le date simboliche: 1674, 1815 e 1907.

Nel 1674, infatti, la Confederazione dichiara ufficialmente per la prima volta la propria neutralità. «Ciò dimostra che essa recepì abbastanza precocemente questo nuovo concetto di diritto internazionale. E al tempo stesso evidenzia che la neutralità non ha nulla a che fare con la sconfitta di Marignano del 1515», spiega Maissen. «Per la prima volta il termine “neutralità” compare in una decisione della Dieta federale. Ciò avviene dopo che la Svizzera si è separata dall’Impero tedesco nel 1648, conquistando così la sovranità sul proprio territorio», sottolinea dal canto suo Roca.

Prima Vienna

La neutralità della Svizzera diventa però un argomento centrale soprattutto nel marzo del 1815: nell’ambito del Congresso di Vienna, sottolinea Roca, «la Svizzera ottiene la conferma della propria neutralità “permanente”. Questo trattato di diritto internazionale, tuttora vigente, non le viene concesso per grazia dalle grandi potenze dell’epoca, ma è la Svizzera stessa a volerlo, come attestato da una decisione della Dieta federale». Più che una conferma, per Maissen è invece un riconoscimento. «Dopo che né la Francia né i suoi nemici avevano rispettato la neutralità nell’era rivoluzionaria, il Congresso di Vienna del 1815 portò al riconoscimento della neutralità permanente, definendo così il ruolo della Svizzera in un ordine di pace europeo».

Per René Roca, tuttavia, prima delle Convenzioni dell’Aja del 1907 c’è un’altra data che bisogna segnare: la fondazione della Croce Rossa nel 1863. «La Svizzera umanitaria prende sempre più forma», sottolinea lo storico svizzero-tedesco, secondo cui «lo Stato neutrale è indispensabile a tal fine. La Svizzera diventa Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra», ovvero del diritto internazionale umanitario.

Poi, come detto, c’è la Conferenza di pace dell’Aja e la codificazione del diritto della neutralità in cui si formulano, tra le altre cose, i diritti e i doveri di uno Stato neutrale. «Ciò vale ancora oggi ed è diritto internazionale consuetudinario», sottolinea Roca. «Su questa base la Svizzera si dichiarò neutrale durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Ciò contribuì a evitare che il Paese venisse coinvolto nei conflitti, ma non lo preservò dal fare concessioni contrarie alla neutralità nei confronti dei belligeranti», tiene a precisare dal canto suo Maissen.

Uno strumento, dal 1920

Nel 1920, con l’adesione alla Società delle Nazioni, si inizia però a parlare anche di sanzioni. Per Roca, in questo modo, «la Svizzera è stata trascinata nella guerra. Siamo così diventati parte in conflitto. Inoltre, le sanzioni colpiscono sempre le persone sbagliate, ovvero la popolazione povera. L’élite sopravvive e non si verifica alcun cambio di regime. Le sanzioni prolungano i conflitti e uccidono», afferma Roca, secondo cui nel mondo muoiono più persone a causa delle sanzioni che non per le guerre stesse.

Maissen, dal canto suo, ricorda che la Svizzera per lungo tempo non ha partecipato ad alleanze politiche e tanto meno militari con altri Stati, ma ha mantenuto relazioni economiche con il maggior numero possibile di Paesi. «Le sanzioni economiche rendono più difficile questo equilibrio». A suo avviso, le sanzioni sono «uno strumento della comunità internazionale contro gli Stati che violano il diritto internazionale, in particolare quando scatenano guerre di aggressione. Il loro obiettivo è prevenire o porre fine alle aggressioni senza che altri Stati debbano ricorrere alle armi, evitando così l’escalation di un conflitto – o che l’aggressore possa imperversare impunemente».

Nel 1938, la decisione di tornare alla neutralità integrale «fu un passo molto importante per evitare di essere trascinati nella guerra. Il Consiglio federale agì saggiamente in quel frangente», sostiene Roca. Di tutt’altro avviso Maissen, secondo cui non è stata solo la neutralità a preservare la Svizzera. «Poche settimane dopo l’Anschluss dell’Austria alla Germania nel 1938, la Svizzera tornò alla neutralità integrale. La Svizzera si trovò così improvvisamente circondata su tre lati dalle potenze dell’Asse; e nel 1940, dopo la sconfitta della Francia, praticamente in modo completo. Il fatto che l’Asse non attaccasse la Svizzera in quel periodo non dipese dalla neutralità, bensì dalle priorità strategico-militari di quei Paesi», spiega Maissen, aggiungendo che anche i Paesi Bassi, il Belgio e altri aggrediti erano neutrali.

Equilibrio precario

Eppure, non sempre nel corso della storia la Svizzera ha tenuto fede alla sua neutralità. Per Roca, ciò è avvenuto tra il 1939 e il 1945. «Durante la Seconda Guerra Mondiale la Svizzera si trovava in una situazione di assoluta emergenza. Era circondata da potenze nemiche e non poteva adempiere pienamente agli obblighi derivanti dal diritto della neutralità. Così, aziende private del settore degli armamenti fornirono armi esclusivamente alla Germania nazista e non anche agli Alleati. La Seconda Guerra Mondiale fu un equilibrio precario tra adattamento e resistenza. Nel complesso, la Svizzera affrontò quel periodo in modo eccellente».

«La Svizzera isolata, sotto la forte pressione dell’Asse allora vittorioso, non rispettò il diritto di neutralità e tanto meno la neutralità integrale», gli fa eco Maissen, ricordando il cosiddetto “miliardo di clearing” con cui la Confederazione finanziò l’esportazione di materiale bellico verso il Terzo Reich. Per lo storico, furono contrari alla neutralità anche il transito alpino incontrollato per le ferrovie tedesche e italiane, l’esportazione di polvere da sparo e bossoli dalle riserve federali e la ricettazione dell’oro sottratto dalla Germania ad altre banche centrali. «La neutralità integrale avrebbe significato parità di trattamento verso gli Alleati: dal punto di vista della realpolitik, era impensabile».

Il punto di svolta

Il punto di svolta, secondo Roca, è la fine della Guerra fredda nel 1989. «Negli ultimi 30 anni si è verificata una vera e propria erosione della neutralità svizzera. L’esercito di milizia è stato fortemente ridimensionato attraverso diverse riforme (tra cui Esercito XXI), e oggi non si può più parlare di “armata”. Il nostro esercito non è più in grado di difendere il Paese. “Permanente” significa essere neutrali sia in tempo di guerra che in tempo di pace. Con l’adozione delle sanzioni UE nell’attuale conflitto in Ucraina, la Svizzera partecipa alla guerra economica. Il nostro Paese ha preso simili posizioni unilaterali ripetutamente dagli anni ‘90 (ad esempio Iraq, Jugoslavia, Siria e infine la Russia). Per questo motivo i buoni uffici della Svizzera oggi non sono più richiesti», sostiene Roca, secondo cui l’adesione al Partenariato per la pace nel 1996 (che lo storico definisce «l’anticamera della NATO») fu organizzata dall’allora Consiglio federale senza alcuna discussione pubblica né votazione popolare. «Da allora la Svizzera si è avvicinata sempre di più alla NATO. L’iniziativa vuole porre un freno a ciò e fissare dei paletti al Consiglio federale in materia». Diversa invece la lettura di Maissen: «Dopo la fine della Guerra Fredda, la Svizzera ha cominciato a considerarsi sempre più corresponsabile del nuovo ordine di pace globale, in modo più evidente con l’adesione all’ONU nel 2002».