Domande e risposte

La neutralità tra sanzioni e flessibilità

L’iniziativa di Pro Svizzera riaccende i riflettori sul principio più distintivo della Confederazione – Per i promotori, il Governo non deve avere più margine di manovra – Per i contrari, lo stop alla cooperazione con alleanze militari indebolirebbe la sicurezza del Paese
© KEYSTONE/Gaetan Bally
Luca Faranda
09.09.2026 06:00

Il 27 settembre si voterà sull’iniziativa popolare «Salvaguardia della neutralità svizzera», lanciata da Pro Svizzera nel 2022 e sostenuta dall’UDC. Ecco le risposte alle principali domande prima dell’appuntamento alle urne.

1 Che cosa chiede l’iniziativa sulla neutralità?

L’iniziativa è stata lanciata nell’ottobre del 2022, pochi mesi dopo l’invasione russa in Ucraina. Il testo, che ha raccolto quasi 130 mila firme valide (di cui 15 mila dal Ticino), chiede di modificare l’articolo 54 della Costituzione, che regola gli affari esteri. Vuole inserire all’articolo 54a una disposizione specifica denominata «Neutralità svizzera».

2 Quali sono i punti del nuovo articolo costituzionale?

L’articolo si divide in quattro punti: «La Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata»; «La Svizzera non aderisce ad alleanze militari o difensive» (ad esempio la NATO; solo in caso di aggressione militare diretta, la Confederazione sarebbe autorizzata a cooperare con tali alleanze); «La Svizzera non partecipa a scontri militari tra Stati terzi e non adotta neanche misure coercitive non militari (ovvero le sanzioni, ndr) nei confronti di Stati belligeranti». Anche in questo caso, sono previste eccezioni. Ad esempio, per le sanzioni decise dall’ONU e per i provvedimenti volti a eludere e aggirare le sanzioni adottate da altri Stati. Infine, «La Svizzera si avvale della propria neutralità permanente per prevenire e risolvere conflitti e offre i propri buoni uffici in qualità di mediatrice».

3 Chi ha lanciato l’iniziativa popolare?

La raccolta di firme è stata lanciata da Pro Svizzera (associazione in cui sono confluite l’Azione per una Svizzera indipendente e neutrale e altre organizzazioni antieuropeiste) e da alcuni membri dell’UDC, nonché dai ticinesi Antonella Bignasca Danzi e Lorenzo Quadri. Tra i 27 componenti del comitato promotore figura anche Sepp Blatter, ex numero uno della FIFA. A esporsi particolarmente in questa campagna di voto c’è anche l’ex consigliere federale dell’UDC Christoph Blocher.

4 Perché non c’è un controprogetto?

Le Camere federali non sono riuscite a trovare un compromesso. Il Consiglio degli Stati, su impulso dei «senatori» del Centro e dell’UDC, ha provato a più riprese a proporre una via alternativa meno rigida (in particolare sulla questione delle sanzioni), ma la maggioranza del Nazionale si è sempre opposta. Pertanto, si voterà (a doppia maggioranza) solamente sull’iniziativa.

5 La neutralità è presente nella Costituzione?

Sì, è menzionata. Tuttavia, non viene definita in modo preciso. Si limita a indicare, tra le competenze, che l’Assemblea federale (all’articolo 173) e il Consiglio federale (all’articolo 185) hanno entrambi il compito di prendere «provvedimenti a tutela della sicurezza esterna, dell’indipendenza e della neutralità della Svizzera».

6 Cosa dicono i sondaggi pubblicati finora?

L’iniziativa sulla neutralità dovrebbe essere respinta. È quanto indicano tutti i sondaggi (Tamedia/20 Minuti, SSR e YouGov) pubblicati finora. Stando agli ultimi rilevamenti, pubblicati il 21 agosto dalla SSR, il no si attesta al 54%, mentre i favorevoli si fermano al 42%. Le quote sono simili a quelle delle altre indagini pubblicate in precedenza.

7 Il Consiglio federale ha già pensato di adeguare la sua politica di neutralità?

In più occasioni. Nel corso della storia ci sono stati più tentativi di adeguare la politica di neutralità, ma sempre utilizzandola come uno strumento, non come un fine (vedi articolo a lato). In ogni caso, la Svizzera sarebbe libera di rinunciare alla neutralità, poiché non vi sono vincoli dal punto di vista del diritto internazionale. Negli ultimi vent’anni ci sono stati dei tentativi di precisare la neutralità attraverso nuovi concetti: dapprima l’allora «ministra» degli Esteri Micheline Calmy-Rey coniò il termine «neutralità attiva». Poi lo stesso Ignazio Cassis, che nel 2022 ha proposto la cosiddetta «neutralità cooperativa» (e una maggiore vicinanza alla NATO), senza tuttavia riuscire a convincere il Consiglio federale.

8 Cosa accadrebbe in caso di sì alle urne? Le sanzioni alla Russia verrebbero levate?

Innanzitutto, bisognerà attendere che le relative modifiche di legge entrino in vigore. Con le richieste formulate dall’iniziativa, in virtù della rigorosa interpretazione del principio di neutralità, in futuro la Svizzera sarebbe sempre tenuta a trattare entrambe le parti in conflitto allo stesso modo. Senza dunque distinguere tra Paese aggressore e Paese aggredito. Le sanzioni contro la Russia, che si basano sui provvedimenti dell’UE (e non dell’ONU, dato che la Russia ha il diritto di veto), dovrebbero essere revocate.

9 Quali sono i principali argomenti a favore dell’iniziativa?

Per i promotori, la neutralità svizzera viene attualmente gestita in modo troppo flessibile dal Consiglio federale. Se interpretata in modo diverso a seconda della situazione politica, non protegge sufficientemente la Svizzera dal rischio di essere coinvolta in guerre e conflitti di altri Stati. Una neutralità credibile, armata e permanente, a loro avviso, negli scorsi secoli ha garantito la pace in Svizzera e ha contribuito alla prosperità dell’economia. Rimanendo neutrale e non schierata, la Svizzera potrebbe offrire buoni uffici ed essere più facilmente riconosciuta come mediatrice. Oltre a ciò, si metterebbero chiari paletti alla collaborazione - sempre più stretta - con la NATO. Di fronte a un mondo frammentato, la Svizzera deve rimanere indipendente per poter parlare con tutti.

10 Quali sono i principali argomenti dei contrari all’iniziativa?

Tutti i principali partiti - ad eccezione dell’UDC - respingono chiaramente la proposta di modifica costituzionale, ritenendo che si tratti di una «Iniziativa Pro Putin». Limiterebbe il margine di manovra del Governo. Oltre a ciò, con la revoca delle sanzioni alla Russia, rischia di isolare la Svizzera all’interno dell’Europa. L’iniziativa impedirebbe di emanare sanzioni (se non imposte dall’ONU) anche nei confronti di chi viola il diritto internazionale. Con una concezione così rigida della neutralità, anche la sicurezza del Paese è a rischio: grazie all’interoperabilità con i sistemi di altri Paesi si innalza anche la capacità di difesa della Svizzera. Non è possibile cooperare efficacemente a livello di eserciti solo in seguito a un attacco militare diretto.

I favorevoli – Blocher: «Ci protegge dalla “classe politique”»

La neutralità non è un «relitto del passato» come qualcuno vorrebbe farci credere, bensì un principio di politica estera alla base della nostra libertà e prosperità, e lo sarà anche in futuro, specie in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo con guerre in Europa e Medio Oriente e tensioni fra le grandi potenze. È quanto afferma l’ex consigliere nazionale Walter Wobmann (UDC/LU), presidente del Comitato dell’iniziativa sulla neutralità. La neutralità perpetua e armata, secondo Wobmann, è al servizio della pace; ci protegge dalle guerre da secoli ed è garante della nostra libertà. In prima linea a favore della proposta c’è anche l’ex consigliere federale Christoph Blocher. In conferenza stampa, a inizio agosto, l’esponente di spicco dell’UDC ha affermato che «la neutralità perpetua e armata ci protegge dalla “classe politique” che non ha mai creduto in questo principio e il cui comportamento potrebbe anche trascinarci in una guerra». Ricollegandosi al periodo della Società delle Nazioni (SDN), organismo di sicurezza collettiva istituito a Ginevra dopo la Grande guerra e al quale la Svizzera aderì, l’imprenditore zurighese ha fatto l’esempio delle minacce di invasione proferite da Benito Mussolini quando la Svizzera decise di adottare sanzioni contro l’Italia dopo l’Invasione dell’Etiopia nel 1935. Ebbene, nel 1938, il Consiglio federale fu costretto ad ammettere di essersi sbagliato e che, confrontato col parallelo indebolimento della SDN, fosse più saggio ritornare alla neutralità integrale. Poco dopo, ha aggiunto Blocher, scoppiava la Seconda guerra mondiale.

I contrari – Cassis: «L’attuale prassi è nel nostro interesse»

La Svizzera non ha bisogno di una «nuova neutralità» che restringerebbe in maniera eccessiva il suo margine di manovra, impedendo al Paese di rispondere adeguatamente alle nuove crisi, sempre diverse le une dalle altre. È questa la posizione del Consiglio federale difesa dal «ministro» degli affari esteri Ignazio Cassis. A metà agosto, il ticinese, in conferenza stampa ha spiegato che l’obiettivo di mantenere la prassi attuale è di «preservare l’indipendenza, la sicurezza e la libertà del Paese». A suo avviso, la Svizzera era, è e rimarrà neutrale, una condizione riconosciuta a livello internazionale da oltre un secolo e iscritta nelle Convenzioni dell’Aia del 1907. La neutralità, ha sottolineato Cassis, non è un fine in sé, ma uno strumento per raggiungere questi obiettivi. La neutralità è uno strumento che viene applicato in maniera intelligente e responsabile, soppesando gli interessi in gioco, per rispondere alle crisi del momento. Secondo Cassis, che per la prima volta è responsabile di un dossier in votazione, «la nostra credibilità come Paese neutrale riposa sull’affidabilità, non sulla rigidità».