Lavoro

La Posta taglia ancora: a rischio fino a 110 impieghi

Il sindacato transfair critica il gigante giallo: «Non deve fare dei licenziamenti una prassi abituale nel quadro delle proprie riorganizzazioni»
©CdT/Gabriele Putzu
Red. Online
07.09.2026 16:30

La Posta potrebbe vedersi costretta a tagliare fino a 110 posti di lavoro. La misura mira a ridurre i costi interni in modo da finanziare a lungo termine il servizio pubblico «senza ricorrere al denaro dei contribuenti», si legge in una nota odierna del Gigante giallo.

L'azienda intende basarsi su quattro punti: «misure tariffarie proporzionate, efficienza interna, crescita mirata nel core business e modernizzazione delle condizioni quadro regolatorie», viene spiegato nel comunicato.

Il futuro rimane infatti impegnativo ed è necessario intervenire: le persone spediscono sempre meno lettere e preferiscono i pagamenti online allo sportello. Le crescite in altri settori - precisa La Posta - non permettono di compensare queste contrazioni.

«Abbiamo la responsabilità di garantire che la Posta preservi la propria rilevanza, efficienza e autonomia finanziaria anche in futuro. Per questo intendiamo ridurre i costi interni laddove non hanno un impatto diretto sulla clientela, offrendo così il nostro contributo», ha spiegato il direttore generale Pascal Grieder, citato nella nota.

I tagli al personale sono previsti negli ambiti di gestione e supporto. Laddove necessario, sarà avviata una procedura di consultazione. Le misure in esame non riguardano i servizi per la clientela né il personale dell'esercizio, addetto ad esempio al recapito o alle attività nelle filiali.

La presa di posizione del sindacato transfair

Il sindacato sindacato transfair, appresa la notizia, sottolinea: «È già la seconda volta dal 2024 che la Posta riduce i posti di lavoro nelle sue funzioni direttive e di supporto. Nella tornata attuale, il gigante giallo prevede fino a 110 licenziamenti. Il sindacato transfair chiede che la Posta, prima di procedere a qualsiasi licenziamento, valuti tutte le possibilità di riqualificazione professionale, ricollocazione e mantenimento del posto di lavoro all’interno del Gruppo e riconsideri la sua politica di smantellamento».

E prosegue: «La Posta taglia ulteriori posti di lavoro nell’ambito delle sue funzioni direttive e di supporto. A seguito delle misure di ridimensionamento, in diverse unità è in corso una procedura di consultazione. Il sindacato transfair presenterà proposte concrete al fine di evitare licenziamenti e garantire l’occupazione del massimo numero possibile di persone interessate all’interno del Gruppo. Per transfair è chiaro: i licenziamenti possono essere valutati solo dopo essere state prese in considerazione tutte le possibilità di ricollocamento, riqualificazione e mantenimento del posto di lavoro».

Greta Gysin, presidente di transfair e Consigliera nazionale, commenta: «La Posta non deve fare dei licenziamenti una prassi abituale nel quadro delle proprie riorganizzazioni, ma deve fare tutto il possibile per continuare a impiegare le persone interessate all’interno del Gruppo. Ogni posto di lavoro eliminato rappresenta un duro colpo per le collaboratrici e i collaboratori interessati e comporta conseguenze a lungo termine per l’economia svizzera».

Syndicom: «Oltre 540 posti di lavoro a rischio»

Anche la reazione del sindacato syndicom è stata immediata: «Nonostante un utile di 139 milioni di franchi nel primo semestre del 2026, la Posta mantiene la propria strategia di riduzione del personale. Per syndicom ciò è in contraddizione con la responsabilità sociale di un’azienda vicina alla Confederazione e con le esigenze di un servizio pubblico forte», si legge in una nota stampa. David Roth, co-responsabile del settore Logistica del sindacato syndicom, dal canto suo, critica: «È il personale ad aver permesso i buoni risultati della Posta. Anziché onorare questo impegno, la direzione del gruppo presenta una ristrutturazione dopo l’altra. Questo non è né socialmente responsabile né lungimirante».

Dati finanziari positivi

I 110 licenziamenti annunciati oggi si aggiungono a una serie di ristrutturazioni rese note negli ultimi mesi (IT, Digital Health, IMS, RetePostale, PostFinance, notime). Complessivamente, dal 2025 sono già state colpite da misure di riduzione del personale più di 430 persone. Per syndicom ne emerge un quadro chiaro: «Praticamente nessun settore della Posta viene risparmiato da tagli di posti di lavoro, ristrutturazioni o esternalizzazioni. L’annuncio odierno conferma l’impressione di una strategia aziendale che, sotto la guida del CEO Pascal Grieder, punta innanzitutto sulla riduzione del personale». 

Syndicom aggiunge: «Particolarmente sconcertante per il sindacato è il fatto che la Posta presenti contemporaneamente dati finanziari positivi. I volumi dei pacchi continuano a crescere, i ricavi rimangono stabili e il gruppo sottolinea regolarmente la propria solida base finanziaria. Allo stesso tempo, la Confederazione si fa versare un dividendo di 150 milioni di franchi. Per syndicom questa politica dei dividendi è sbagliata. Questi soldi potrebbero invece essere investiti in posti di lavoro, nella formazione del suo personale, nella digitalizzazione e nella qualità del servizio pubblico. Chi preleva 150 milioni di franchi dall’azienda e contemporaneamente taglia posti di lavoro non può parlare di mancanza di risorse finanziarie. I mezzi ci sarebbero per plasmare il futuro della Posta insieme alle proprie lavoratrici e lavoratori».

Secondo David Roth: «La Posta persiste nella riduzione del personale, contribuendo all'indebolimento del servizio pubblico e consentendo il pagamento di dividendi milionari. Chi vuole rendere la Posta pronta per il futuro deve investire nelle persone, invece di presentare sempre nuovi programmi di ridimensionamento».