Internet

La protezione dei bambini nell'ambiente digitale è in ritardo in Svizzera

L'organizzazione Protezione dell'Infanzia Svizzera chiede al Consiglio federale di prendere misure concrete attraverso disposizioni nella legge federale in preparazione sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca
© CdT/Chiara Zocchetti
Ats
27.03.2025 15:49

La protezione dei bambini nell'ambiente digitale è in ritardo in Svizzera. L'organizzazione Protezione dell'Infanzia Svizzera chiede in un comunicato al Consiglio federale di prendere misure concrete attraverso disposizioni nella legge federale in preparazione sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca (LPCom),

L'Ufficio federale di polizia (fedpol) monitora i pedocriminali nello spazio virtuale, dove bambini e adolescenti trascorrono sempre più tempo. Le piattaforme Internet e i social media sono tenute a segnalare tutti i contenuti pornografici al National Center for Missing & Exploited Children (NCMEC).

Nel caso in cui ci sia un legame con la Svizzera il NCMEC trasmette le segnalazioni a fedpol. Quest'ultimo nel 2023 ha ricevuto 14'420 comunicazioni, una cifra in aumento rispetto al 2021. Sebbene l'aumento sia in parte dovuto agli algoritmi sempre più precisi per scoprire il materiale, la quantità di contenuti pornografici vietati è effettivamente in aumento su internet.

«La Svizzera non fa comunque molto», si legge nel comunicato. Un avanprogetto di regolamentazione delle piattaforme di comunicazione è annunciato dal 2023, «ma lo stiamo ancora aspettando».

L'organizzazione chiede che le piattaforme e i servizi di hosting segnalino attivamente alle autorità contenuti sospetti e li cancellino immediatamente. Dovrebbero sottoporre sistematicamente i loro servizi a valutazioni dei rischi di violenza sessuale e sviluppare meccanismi di protezione efficaci.

Protezione dell'Infanzia Svizzera chiede inoltre che le piattaforme integrino meccanismi di sicurezza fin dalla fase di sviluppo e che le piattaforme esistenti facciano il necessario per adattarsi alla nuova situazione. In caso contrario, si dovrebbero imporre delle sanzioni: i gestori delle piattaforme inadempienti potrebbero, ad esempio, versare un contributo finanziario a un fondo dedicato alle misure preventive.

Infine, se i rischi attuali non possono essere eliminati, occorre obbligare le piattaforme a introdurre un'età minima di 16 anni, ritiene l'organizzazione che rappresenta la Svizzera all'interno della rete internazionale ECPAT contro lo sfruttamento sessuale e la tratta dei minori. Norme in questo senso sono già state introdotte negli ultimi anni nell'Unione Europea, in Gran Bretagna e in Irlanda. L'Australia ne sta discutendo.