La Rega vuole trasferirsi all'aeroporto di Kägiswil: scoppia la polemica

Rega, che succede? Bella domanda. La Guardia aerea svizzera di soccorso deve trasferire la sua attuale sede, all’aeroporto di Zurigo-Kloten, entro il 2030. E questo perché la società che gestisce lo scalo prevede di costruire una nuova pista di rullaggio.
L’edificio, noto come Centro Rega, comprende l’hangar per i tre jet ambulanza, le officine di manutenzione per elicotteri e jet ambulanza, la centrale operativa, i locali di soggiorno per gli equipaggi di picchetto, gli uffici amministrativi, le sale per riunioni e conferenze, una caffetteria per i circa 270 collaboratori e collaboratrici che lavorano alla sede principale, come pure un vasto magazzino per il materiale. Mentre le aeroambulanze decollano direttamente dal Centro Rega per le missioni in tutto il mondo, gli elicotteri Rega tornano al Centro Rega unicamente per le revisioni.
Fatte le (dovute) premesse, la Rega evidentemente ha già individuato una nuova base: si tratta dell’aeroporto di Kägiswil, nella Svizzera centrale. «L’opportunità di costruire la nuova sede centrale della Rega a Kägiswil, con amministrazione, manutenzione degli elicotteri e centro nazionale di soccorso aereo, è un'opportunità unica che la Rega è determinata a cogliere» aveva dichiarato a 20 Minuten, lo scorso giugno, un portavoce della Guardia aerea.
L’aeroporto di Kägiswil, spiega aeroTELEGRAPH, esiste dalla Seconda guerra mondiale e appartiene ad armasuisse, ovvero all’esercito svizzero. Dal 1995, però, è utilizzato esclusivamente per scopi civili. Kägiswil, nello specifico, è gestito dalla Cooperativa aeroportuale di Obvaldo (FGOW). L’impianto, leggiamo, è utilizzato da tre scuole di volo, diversi gruppi di aviazione sportiva e piloti di alianti. Anche il gruppo di volo operativo del vicino produttore di aeromobili Pilatus utilizza spesso l’aeroporto, che può vantare una pista in asfalto lunga 780 metri e larga 40. Kägiswil, prosegue aeroTELEGRAPH, è il solo aeroporto della Svizzera centrale a offrire corsi di addestramento di base per velivoli leggeri. Il che, beh, ne fa un punto di riferimento per la formazione e l'addestramento dei giovani piloti. Le tre scuole di volo sono responsabili di circa il 60% di tutti i movimenti.
Il ventilato arrivo della Rega, eufemismo, non piace agli attuali utilizzatori dell’aeroporto. I piani della Guardia aerea per Kägiswil potrebbero infatti segnare la fine delle attività commerciali e dei piloti privati locali: il soccorso aereo, ad esempio, prevede di demolire la pista esistente per trasformarla in un eliporto. «Operazioni parallele di elicotteri e voli non sarebbero possibili e sarebbero anzi troppo rischiose, anche per motivi di sicurezza» aveva dichiarato a giugno l’amministratore delegato della Rega, Ernst Kohler.
La Cooperativa, non a caso, si è opposta e si oppone fermamente ai piani di trasferimento della Rega. Secondo la FGOW, la prevista conversione di Kägiswil in un eliporto dedicato costringerebbe i piloti privati, le scuole di volo e i club locali a trasferirsi. Ma non essendoci siti alternativi, di fatto queste realtà si vedrebbero costrette a chiudere.
Non finisce qui: la Rega prevede, ufficialmente, di istituire sul posto solo una base amministrativa e di manutenzione per elicotteri. Gli interventi, quelli per salvare persone, saranno effettuati dalle 14 basi sparse in tutta la Svizzera, Ticino compreso. Tuttavia, la Rega prevede delle eccezioni per futuri interventi direttamente da Kägiswil. Un dettaglio, questo, che alimenta una speculazione: in futuro, Kägiswil potrebbe diventare una base operativa a tutti gli effetti, consentendo così di aggirare le restrizioni sul rumore.
Lo scorso 24 settembre, dal canto suo, l'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC) ha confermato che la pianificazione e le discussioni con Confederazione, Cantone e Comune, avviate in primavera, in merito alla riconversione dell'ex aeroporto militare di Kägiswil per la Rega proseguiranno. La decisione definitiva spetterà al Consiglio federale ed è prevista per la fine del 2026. Al netto della posizione dell’UFAC, la Cooperativa sta continuando a lottare per rimanere nel «suo» aeroporto. Al riguardo, è stata lanciata altresì una petizione, che punta a raccogliere 5 mila firme entro marzo. Dopo soli due giorni, 3.400 sostenitori hanno già firmato. La petizione si pone quale obiettivo quello di dimostrare alle autorità che l’aeroporto è indispensabile per i piloti privati e i club. Parallelamente, la pressione politica sta aumentando. A metà settembre, Matthias Jauslin, presidente dell'Aero Club Svizzero e membro del Consiglio nazionale, ha presentato una mozione chiedendo al Consiglio federale di elaborare una legge per garantire la conservazione dell'aeroporto di Kägiswil.
Il ministro dei Trasporti, Albert Rösti, ha inoltre commissionato uno studio sullo sviluppo di un polo di impiego misto. Uno studio sostenuto dalla Cooperativa, proprio perché consentirebbe, da un lato, alla Rega di operare e, dall’altro, di preservare le attuali operazioni di volo.
Diversi ostacoli giuridici, in ogni caso, stanno ostacolando il progetto della Rega. Ad esempio, ribadisce aeroTELEGRAPH, per consentire l’arrivo della Guardia aerea andrebbe modificato il Piano settoriale dei trasporti, Parte Infrastruttura aeronautica (PSIA). E ciò avverrà al più presto entro il 2026. I piani devono anche essere approvati dal Cantone, il che a volte può richiedere anni.
Attualmente, l'aeroporto di Kägiswil rimarrà operativo – in questa forma – almeno fino alla fine di settembre 2026. Non è ancora chiaro che cosa accadrà in seguito. La controversia su Kägiswil non è un caso isolato. All'aeroporto di Basilea, la direzione vuole chiudere la Zona Nord, sede dell'aviazione generale. Di conseguenza, i piloti privati perderanno la loro base operativa dal momento che, come a Kägiswil, non ci sono sedi alternative.
