La spesa per i jet può decollare: «Ma è uno scandalo Mirage 2.0»

Il dito ora è puntato contro Darko Savic, allora capoprogetto per l’acquisto del nuovo aereo da combattimento. Era lui uno dei pochissimi (ahinoi) ad aver letto interamente il contratto con gli Stati Uniti e che già dal 2021 aveva più volte ricevuto la conferma che non era applicabile alcun prezzo fisso per i 36 aerei ordinati dalla Svizzera. Le responsabilità, però, salgono lungo la catena di comando, dall’ex capo dell’armamento Martin Sonderegger (oggi in pensione), fino all’ex «ministra» della Difesa Viola Amherd, che ha ribadito a più riprese (e a torto) la garanzia dell’esistenza di un prezzo fisso. Tutti i responsabili, però, oggi non sono più al rispettivo posto.
Mettere una pezza
Ci sono ora l’attuale «ministro» della Difesa Martin Pfister, il Consiglio federale e ora il Parlamento a doverci mettere una pezza. Ieri, il Consiglio nazionale ha dato via libera (non senza un’accesa discussione) al credito supplementare di 394 milioni di franchi per permettere di acquistare una trentina di jet. Il numero esatto dei velivoli (una trentina) potrà essere comunicato soltanto dopo che il governo statunitense avrà negoziato i contratti con Lockheed Martin per i prossimi lotti di produzione.
Al voto, i consiglieri nazionali hanno approvato a larga maggioranza l’aumento del volume finanziario da 6,035 a 6,429 miliardi (è l’adeguamento sulla base dei prezzi al consumo). È invece stata respinta la proposta del consigliere nazionale Thomas Hurter (UDC/SH) di acquistare tutti e 36 i velivoli: la richiesta di aggiungere un totale di 1,044 miliardi di franchi è stata però respinta con 102 voti a 89 e 3 astenuti.
Lettura spiacevole
L’elefante nella stanza, o in questo caso della Camera, era però il rapporto della Commissione della gestione del Nazionale che ha criticato il processo di acquisto e soprattutto la questione del prezzo fisso. In aula, sponda PLR, c’è chi ha definito il rapporto «una lettura spiacevole ma necessaria». Martin Pfister, dal canto suo, lo ha definito «ricco di sfumature, obiettivo e interessante» e ha promesso che il Consiglio federale prenderà posizione in merito ben prima di dicembre. Ma anticipa che la relazione rappresenta una «buona base per migliorare i processi all’interno del Dipartimento della difesa».
Le prossime esplosioni
«Credo che, dal rapporto della CdG, sia evidente che questo affare non sia nato sotto una buona stella», spiega al canto suo al Corriere del Ticino la consigliera nazionale Priska Seiler-Graf (PS/ZH), ex presidente della Commissione della politica di sicurezza.
Il campanello d’allarme, poco prima l’aveva lanciato in aula il collega di partito vodese Benoît Gaillard: «Questa non è l’ultima esplosione della bomba a frammentazione politica dell’F-35. I costi per l’adeguamento delle infrastrutture terrestri hanno già superato il budget. I superamenti dei costi per l’addestramento, la manutenzione e l’esercizio saranno le prossime esplosioni». I costi d’esercizio dei nuovi aerei da combattimento della Lockheed Martin, calcolati sull’arco di 30 anni, ammontavano inizialmente a circa 9,4 miliardi di franchi.
Meglio trattare con gli europei
Per Seiler-Graf, il rischio è che l’F-35 sia «un pozzo senza fondo»: i costi di acquisizione stanno sfuggendo di mano e lo stesso varrà per i costi operativi. Non ci si fermerà a questi crediti aggiuntivi e lo sanno tutti. Eppure, la maggioranza è disposta a pagare qualsiasi cifra pur di avere questi aerei», spiega la socialista zurighese, che parla di uno «scandalo Mirage 2.0». Il paragone, in realtà, regge solo parzialmente. La consigliera nazionale auspica lo stop al progetto, prolungando la vita degli F/A-18 e valutando alternative all’F-35 (come avvenuto con i sistemi Patriot: verosimilmente nei prossimi giorni il Consiglio federale fornirà informazioni sul secondo sistema di difesa terra-aria, ndr). «Bisogna essere onesti: credo che non si potrà evitare di avere due tipi di velivoli militari. Anche il Consiglio federale non lo ha più escluso del tutto. Onestamente, preferirei trattare ora con gli europei piuttosto che con gli americani».
Non ci sono alternative
Per la maggioranza del Parlamento, invece, non ci sarebbero altre alternative pronte. Il Consiglio federale ha inoltre stabilito chiaramente che non intende fare passi indietro: per considerazioni inerenti alla politica di sicurezza, non sarebbe possibile proteggere in modo adeguato lo spazio aereo dopo gli anni 2030. Oltre a ciò, come anticipato dal Blick, la Svizzera finora ha già versato 1,7 miliardi di franchi (2,1 miliardi di dollari) al governo statunitense per l’acquisto degli F-35.
Raffica di domande lunedì
Il dossier, però, è caldo e lunedì prossimo all’Ora delle domande Pfister sarà particolarmente sollecitato: c’è infatti chi chiede lumi sui criteri di valutazione che hanno portato alla scelta degli F-35, chi chiede conto del rapporto della Commissione della gestione e anche chi vuole sapere se il Consiglio federale sta valutando le conseguenze penali dei singoli: Viola Amherd e Darko Savic su tutti. Sullo sfondo, poi, c’è la richiesta della «senatrice» Franziska Roth (PS/SO) di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI). Proprio come avvenuto - per la prima volta in assoluto - con l’acquisto dei Mirage.
