La SSR è pronta a tornare sulle FM: «Ma si dovrà risparmiare altrove»

La SSR SRG, dopo aver spento le antenne il 31 dicembre 2024, sta per tornare a trasmettere sulle frequenze FM. L’obiettivo annunciato è di riprendere nel corso dell’autunno. Ma cosa è successo e cosa è cambiato? Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Quando tornerà la SSR a diffondere i programmi in FM?
Stando alle informazioni anticipate domenica dal SonntagsBlick, la SSR tornerà a trasmettere i propri programmi radiofonici sulle onde ultra-corte (OUC) in autunno. Verosimilmente, da metà autunno. Una data precisa sarà comunicata solo dopo che l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) rilascerà la relativa concessione. Dovrebbe farlo al più tardi entro la fine di agosto.
Perché la SSR aveva deciso di abbandonare le FM?
Si è trattato di un accordo di settore discusso già nel 2014. Allora, l’UFCOM, le radio private e la SSR avevano deciso di abbandonare progressivamente la radio analogica a modulazione di frequenza (introdotta negli anni Cinquanta). Già dal 2020 non c’è più l’obbligo di diffondere programmi via FM. Inizialmente il settore intendeva spegnere queste antenne al più tardi entro fine 2024. Il Consiglio federale, nel 2023, ha concesso una proroga di due ulteriori anni, fino a fine 2026. La SSR ha deciso di fare da apripista già a fine 2024, anche perché la manutenzione e il rinnovo dei trasmettitori FM erano particolarmente dispendiosi. Per facilitare e permettere questa transizione, Berna ha stanziato sostegni finanziari pari a 84 milioni di franchi. La doppia diffusione (FM e DAB+), infatti, comporta costi supplementari.
Cosa è successo dal 31 dicembre 2024?
Al 31 dicembre 2024, la SSR ha spento le antenne FM. Tuttavia, il passaggio ad altri modi di ascoltare la radio (DAB+ e internet) non è andato come previsto. La SSR, pur rimanendo leader di mercato, ha perso molti ascoltatori: stando ai dati Mediapulse forniti dall’azienda, tra il primo semestre 2024 (con le antenne FM ancora attive) e il primo semestre 2025, la quota di mercato è scesa di sei punti percentuali, passando dal 59 al 53%. L’impatto è stato particolarmente pesante per la RSI, con una flessione della penetrazione netta – che misura quante persone ascoltano un determinato programma radiofonico almeno una volta al giorno – del 27% nei primi sei mesi dopo l’addio alle FM.
Cosa ha fatto cambiare idea al settore?
Con il netto calo di ascoltatori alla SSR, anche verso emittenti straniere, le radio private (che dipendono dagli introiti pubblicitari e temono l’erosione di fette di mercato) hanno lanciato un grido d’allarme. Il Parlamento, tramite una mozione, ha così chiesto al Consiglio federale di cambiare le regole del gioco e di non spegnere le FM a fine 2026. Lo scorso dicembre, le Camere federali hanno definitivamente approvato l’atto parlamentare. Pochi giorni più tardi, la SSR ha reso noto di voler riprendere la diffusione dei propri programmi anche via FM. In primavera, l’UFCOM ha elaborato l’attribuzione delle concessioni FM fino al 2034.
Perché l’abbandono delle FM non è andato come previsto?
I motivi sono molteplici. La Svizzera (seppur con una migrazione annunciata da anni) sarebbe stata una delle prime nazioni a muoversi in questa direzione. La tecnologia, però, non si è ancora esaurita. Lo dimostravano i dati delle autoradio: a fine 2024 in Svizzera circolavano 4,8 milioni di veicoli; su almeno 1,7 milioni di essi erano ancora presenti radio FM. Invece di acquistare ricevitori compatibili con il DAB+, molti radioascoltatori (non solo gli automobilisti) si sono orientati verso stazioni estere (in particolare quelle francesi e italiane).
Cosa succederà da questo autunno?
«I dettagli sulla struttura e sulla tempistica della reintroduzione dell’FM saranno comunicati dalla SSR non appena tutti gli elementi necessari saranno disponibili», ci spiega il portavoce della SSR, Nik Leuenberger. Dal 20 luglio sono stati avviati test tecnici autorizzati dall’UFCOM. Stando al SonntagsBlick, la SSR intende ripristinare una copertura capillare del territorio nazionale nelle quattro regioni linguistiche, trasmettendo tre programmi per ciascuna di esse. Ciò significa che per la RSI potrebbero tornare sulle FM Rete Uno, Rete Due e Rete Tre (che potrebbero anche tornare a trasmettere sulle «vecchie» frequenze). Su questo punto, però, la SSR ha la bocca cucita. Una conferma arriverà solo nel corso del mese corrente, dopo il rilascio della concessione da parte dell’UFCOM.
Quali sono i costi previsti per il ritorno della SSR sulle FM?
Stando a un documento interno citato dal SonntagsBlick, in una prima fase le spese d’esercizio dovrebbero ammontare a circa 6,6 milioni di franchi all’anno. Ulteriori interventi di potenziamento previsti nel 2027 potrebbero far lievitare i costi annuali fino a 15 milioni di franchi. La SSR rimane cauta, ricordando che in passato una copertura totale costava circa 15 milioni all’anno. «I costi dipendono fortemente dalla concreta configurazione di una futura diffusione FM della SSR», spiega il portavoce. «È tuttavia chiaro che tali costi dovranno essere compensati altrove, in un momento in cui la SSR si trova in un processo di risparmio e trasformazione e deve già affrontare risparmi dell’ordine di circa 270 milioni di franchi entro il 2029», ricorda Leuenberger, secondo cui al momento non è ancora possibile fornire indicazioni concrete sui costi.
