Berna-Bruxelles

La Svizzera aderisce all'Alleanza dei porti europei

La partnership fra pubblico e privato mira a combattere la criminalità organizzata e il traffico di droga
Ats
15.07.2026 15:13

La Svizzera ha aderito all'Alleanza dei porti europei, che mira a combattere la criminalità organizzata e il traffico di droga. È quanto si apprende oggi dal sito della Commissione europea.

L'Alleanza dei porti, lanciata due anni fa, è una partnership fra pubblico e privato formata da circa 200 entità. Funge da supporto alle autorità portuali e alle compagnie di navigazione e ha l'obiettivo di migliorare la collaborazione fra i vari attori. Finora Berna svolgeva il ruolo di osservatore.

Lo scorso mese di aprile, durante una visita al porto della città belga di Anversa, il consigliere federale Beat Jans aveva manifestato l'interesse della Confederazione per entrare nell'alleanza, definendola «fondamentale» nella lotta contro la criminalità organizzata. Il basilese aveva citato tre ragioni principali per la partecipazione: il rafforzamento della condivisione di dati sensibili, la possibilità di disporre di procedure più efficaci e la definizione di norme comuni.

Ora, questo passo si è concretizzato. All'alleanza aderiscono 28 Paesi, si legge infatti sul portale della Commissione: i 26 Stati membri dell'Ue, più Norvegia e Svizzera. Ne fanno parte pure oltre 50 porti marittimi e fluviali, associazioni industriali, agenzie europee come l'Europol, nonché il Consiglio europeo e la stessa Commissione.

Domani è in programma a Dublino una riunione ministeriale dell'alleanza, viene indicato sempre sul sito web dell'organo esecutivo dell'Ue. Il vertice sarà presieduto dal commissario europeo per gli affari interni e la migrazione, ossia l'austriaco Magnus Brunner, e dall'Irlanda, presidente di turno del Consiglio per questo semestre.

La riunione si concentrerà sul rafforzamento delle misure contro il traffico di droga e la criminalità nei porti e nella logistica marittima, scrive la Commissione europea. Le organizzazioni criminali, spiega quest'ultima, prendono sempre più di mira non solo i principali porti, ma anche quelli minori e gli snodi di trasporto interni.