La classifica

La Svizzera è un paradiso per la lobby del tabacco

Nel nuovo indice che quantifica il fenomeno delle interferenze dell'industria nella politica, la Confederazione si colloca al penultimo posto su 100: nel nostro Paese 27 morti al giorno legati ai prodotti della nicotina
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Michele Montanari
11.11.2025 09:00

La Svizzera è riconosciuta a livello internazionale come un Paese responsabile, neutrale e con un'elevata qualità della vita. Eppure, quando si parla di sigarette e affini finisce tra gli ultime della classe, perché la Svizzera è «un paradiso per la lobby del tabacco». È quanto emerge dal Global Tobacco Industry Interference Index (GTI), l'indice che quantifica quanto l'industria della nicotina riesca ad intromettersi indisturbata nella politica. La Confederazione, stando al report, va malissimo in questo ambito: si colloca al penultimo posto su 100 Paesi presi in esame, davanti solo alla Repubblica dominicana. Il GTI, nello specifico, indaga a livello globale su come i governi stanno rispondendo alle interferenze dell'industria del tabacco e proteggendo le loro politiche di salute pubblica da interessi commerciali. Il rapporto viene pubblicato dal 2014, inizialmente come indice regionale dalla Southeast Asia Tobacco Control Alliance (SEATCA), per poi espandersi nel 2023 sotto l'ala del Global Center for Good Governance in Tobacco Control (GGTC) con il supporto di STOP (Stopping Tobacco Organizations and Products), un organismo di controllo dell'industria del tabacco la cui missione è «denunciare le strategie e le tattiche dell'industria del tabacco che minano la salute pubblica».

Il GTI che boccia sonoramente la Svizzera si basa su 20 indicatori, in conformità con le linee guida stabilite dall'articolo 5.3 della Convenzione quadro dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per la lotta al tabagismo (FCTC) e quantifica le attività di lobbying, le donazioni ai partiti politici o i partenariati con autorità e parlamenti. Con 96 punti su 100, come detto, la Confederazione si colloca al 99esimo posto su 100 Paesi analizzati. Rispetto alla classifica precedente è scesa di dieci posizioni, poiché l'indice del 2025 include un numero maggiore di Stati. 

Secondo il GGTC, l'industria del tabacco è «guidata esclusivamente dal profitto, non dalla salute. Cerca di influenzare le politiche per creare un ambiente in cui possa vendere il maggior numero possibile di prodotti del tabacco».

La Svizzera deve agire

Per la consigliera nazionale socialista Laurence Fehlmann Rielle, presidente di dell'Associazione svizzera per la prevenzione del tabagismo (AT Svizzera), la Confederazione è in grande ritardo nella lotta ai prodotti del fumo nocivi per la salute. Laurence Fehlmann Rielle sottolinea come «mentre numerosi Paesi stanno adottando misure decisive per limitare l'influenza di queste entità, la Svizzera rimane uno dei pochi posti al mondo in cui l'industria delle sigarette «può operare praticamente senza ostacoli». Una delle ragioni principali sarebbe la mancata ratifica della Convenzione quadro dell'OMS per la lotta al tabagismo. Questa convenzione stabilisce regole chiare contro le attività di lobbying, le riunioni poco trasparenti e non documentate e le partnership problematiche. Al contrario, in Svizzera «le aziende continuano a godere di ampia libertà d'azione, spesso a scapito della popolazione e della salute pubblica». Le conseguenze, evidenzia la presidente di AT Svizzera, sono gravi, dato che «il consumo di tabacco è ancora responsabile di circa il 14% di tutti i decessi nel nostro Paese». Allo stesso tempo, aggiunge la parlamentare, «l'industria del tabacco riesce a oscurare il suo ruolo distruttivo attraverso il marketing, influenzando la ricerca e i cosiddetti progetti di sostenibilità». La consigliera nazionale evidenzia come il rapporto non sia una semplice classifica, ma «un urgente invito all'azione».

In Svizzera 27 morti al giorno

Ma quanto si muore in Svizzera a causa del tabacco? I dati del 2021 mostrano come le malattie legate al fumo di sigaretta causino circa 10 mila decessi all'anno. È una cifra impressionante: si parla di oltre 27 morti al giorno e del 14% di tutti i decessi registrati nel nostro Paese. Nonostante un calo del 30% nel 2000, la prevalenza del fumo in Svizzera rimane elevata: nel 2022, un adulto su quattro era un fumatore. Ciò equivale a oltre 2 milioni di fumatori attivi, con tassi particolarmente elevati sia tra gli uomini (27,8%) che tra le donne (22,5%).

L'Associazione svizzera per la prevenzione del tabagismo denuncia come nonostante un ampio consenso scientifico sui rischi per la salute del tabacco, le politiche di salute pubblica continuano a fallire, «commercializzando in modo aggressivo prodotti a base di tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e prodotti orali con il pretesto di riduzione del danno, innovazione e libertà di scelta per i consumatori». AT Svizzera inoltre punta il dito contro la l'acquisto di ricerche scientifiche da parte dell'industria del tabacco, la cooptazione di agenzie federali nelle attività di responsabilità sociale d'impresa del settore e lo sfruttamento di una vasta rete politica. Tutto ciò avrebbe accresciuto l'influenza dell'industria della nicotina e delle sigarette elettroniche nel nostro Paese. In Svizzera, di fatto, l'industria del tabacco «ha trovato un rifugio sicuro»: la Confederazione ospita infatti la sede centrale di Philip Morris International (PMI) e il centro regionale di Japan Tobacco International (JTI). PMI gestisce sia un centro di ricerca che uno stabilimento a Neuchâtel, mentre JTI gestisce uno stabilimento a Dagmersellen. Inoltre, British American Tobacco (BAT) ha uffici per il mercato svizzero a Losanna e ha gestito uno stabilimento a Boncourt fino al 2023.

Il caso Lucerne Dialogue

Un esempio recente di ingerenza da parte dell'industria del tabacco è rappresentato da Lucerne Dialogue, un'associazione che organizza conferenze economiche e che annovera Japan Tobacco International (JTI) tra i suoi «premium member». Il problema è che tra i suoi partner ufficiali figurano anche il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e diversi Cantoni. Non solo: Ignazio Cassis (PLR), consigliere federale, capo del DFAE e medico, è tra gli invitati che prenderanno la parola a Lucerna in occasione dello European Economic Forum 2025. Nonostante la nuova legge federale sui prodotti del tabacco, in vigore dall'ottobre 2024, vieti espressamente all'industria del settore di sponsorizzare attività federali, questo genere di partenariati continua a esistere con il pretesto della «responsabilità sociale d'impresa» (corporate social responsibility). Secondo il GTI, si tratta di un «esempio manifesto dell'indifferenza con la quale sono accolti i requisiti posti dalla legge e di quanto l'operato degli enti pubblici e quello dell'industria del tabacco continuino a essere strettamente correlati».

Le campagne elettorali UDC e PLR

In vista delle elezioni federali 2023, afferma ancora il rapporto GTI, Philip Morris International (PMI) ha donato 35 mila franchi sai all'UDC che al PLR. Di fatto, evidenzia il report, «la più grande multinazionale del settore sostiene forze politiche che si schierano sistematicamente contro l'adozione di misure più severe per il controllo della vendita e del consumo di tabacco». Aggiungendo che questo è «solo un esempio di come l'industria del tabacco persegua i propri interessi attraverso il clientelismo. In quasi nessun altro Paese europeo tale influenza è legalmente consentita come lo è in Svizzera. Una situazione che è la diretta conseguenza del fatto che la Confederazione non ha ancora ratificato la Convenzione quadro dell'OMS per la lotta al tabagismo (FCTC)».

Trenta parlamentari legati all'industria del tabacco

Il rapporto GTI mette in luce poi una diffusa rete lobbistica in seno al Parlamento federale: «30 deputati svizzeri, infatti, hanno legami diretto o indiretti con l'industria del tabacco». E ancora: «Diversi di questi parlamentari siedono in due commissioni che svolgono un ruolo chiave per la politica sanitaria e la politica economica, ossia la Commissione della sicurezza sociale e della sanità (CSSS) e la Commissione dell'economia e dei tributi (CET)».

Secondo il rapporto, questa vicinanza strutturale tra il potere legislativo federale e l'industria del tabacco «mina alla base qualsiasi politica efficace di protezione della salute, in particolare dei giovani. Le multinazionali di questo settore continuano imperterrite a interferire nei dibattiti parlamentari e nelle procedure legislative concernenti la salute pubblica. Molto preoccupante è il fatto che alcuni di questi parlamentari hanno contribuito attivamente a disinnescare gran parte della legge federale sui prodotti del tabacco, in aperta contraddizione con quanto chiesto e ottenuto alle urne dall'iniziativa popolare "Giovani senza tabacco"».

«Il parco giochi di un'industria di morte»

Per la presidente di AT Svizzera, Laurence Fehlmann Rielle, «solo attraverso un'azione chiara e coerente possiamo proteggere efficacemente la salute pubblica e assolvere alle nostre responsabilità nei confronti della popolazione di questo Paese. Non dobbiamo permettere che la Svizzera continui a essere il "parco giochi" di un'industria il cui modello di business si basa su dipendenza, malattia e morte». L'appello della consigliera nazionale è di «lavorare insieme per garantire che la salute, l'ambiente e i valori fondamentali del nostro Paese abbiano la precedenza e non vengano più sacrificati agli interessi delle multinazionali». E conclude: «La Svizzera deve ratificare la Convenzione quadro dell'OMS e la cooperazione con l'industria del tabacco deve essere rigorosamente monitorata».