Svizzera

La Svizzera osserverà una giornata di lutto nazionale il 9 gennaio, ma che cosa significa?

Dalle campane alla cerimonia ufficiale, passando per le bandiere a mezz'asta: ecco che cosa dobbiamo aspettarci dopodomani in tutto il Paese
©MICHAEL BUHOLZER
Red. Online
07.01.2026 12:45

Dopodomani, venerdì 9 gennaio, in Svizzera verrà osservata una giornata di lutto nazionale per onorare le vittime della tragedia del bar Constellation, a Crans-Montana. Il dramma ha provocato 40 morti e 116 feriti, la maggior parte dei quali in gravi condizioni. «Tutti i cittadini svizzeri potranno ricordare personalmente le vittime del disastro» ha spiegato il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Ma che cos'è e come si sviluppa, esattamente, una giornata di lutto nazionale? Proviamo a fare chiarezza.

Che cosa succederà venerdì?

Il Consiglio federale, come detto, ha proclamato una giornata di lutto nazionale a seguito dell’incendio a Crans-Montana. Venerdì, alle 14, in tutta la Svizzera suoneranno le campane delle chiese: prima ci sarà il rintocco dell’ora, seguito dal suono delle campane per cinque minuti quale segno di raccoglimento comune e di solidarietà nazionale. Il Consiglio federale e le chiese hanno invitato la popolazione a dedicare questo momento al ricordo dei defunti, alla solidarietà con i feriti e i loro familiari e al ringraziamento verso le persone impegnate nella gestione della crisi, in particolare il personale di soccorso, il personale medico, psicologico e di assistenza spirituale, nonché le autorità politiche responsabili a tutti i livelli.

Perché le bandiere a mezz'asta?

Su richiesta di Parmelin, il 2 gennaio le bandiere di Palazzo federale a Berna sono state abbassate a mezz'asta in segno di lutto, così come quelle delle ambasciate svizzere all'estero, per un periodo di cinque giorni. Anche i singoli comuni hanno abbassato le bandiere. Sul sito ufficiale della Confederazione è altresì disponibile un libro di condoglianze che invita, chiunque lo desideri, a scrivere un messaggio di cordoglio o di sostegno per le persone colpite dalla tragedia. In segno di rispetto sono stati cancellati anche diversi eventi culturali, tra cui concerti, in varie località del Vallese e non solo.

Come si svolgerà la cerimonia ufficiale?

Inizialmente prevista a Crans-Montana, la cerimonia ufficiale di commemorazione delle vittime è stata spostata a Martigny per via delle precipitazioni nevose attese e per motivi di sicurezza. L'evento, al quale presenzieranno delegazioni elvetiche e straniere, si svolgerà al centro esposizioni di Martigny, con inizio alle 13.45. La funzione verrà trasmessa per la popolazione di Crans-Montana, previa iscrizione, al centro congressi Le Régent.

Fra i partecipanti vi sarà una rappresentanza delle autorità vallesane e una di quelle federali. Quest'ultima, ha specificato a Keystone-ATS il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), sarà formata dal presidente della Confederazione Guy Parmelin, dai consiglieri federali Ignazio Cassis e Beat Jans, nonché dal cancelliere della Confederazione Viktor Rossi.

Presente pure una delegazione francese, guidata dal presidente Emmanuel Macron accompagnato dal ministro delegato per l'Europa Benjamin Haddad, e, probabilmente, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

Berna ha invitato 37 Paesi, ha indicato sempre a Keystone-ATS il responsabile della comunicazione del DFAE, Nicolas Bideau, parlando di un evento «a dimensione internazionale». Si tratta delle nazioni toccate dal lutto, così come di quelle che hanno offerto il proprio sostegno, ha precisato.

Quante altre giornate di lutto ha vissuto la Svizzera?

Le giornate di lutto nazionale sono un evento raro in questo Paese. Per contro, più espressioni di sostegno si sono ripetute nel corso degli anni per mostrare profonda solidarietà nei confronti di vari eventi tragici.

Nel 2021, Guy Parmelin, all'epoca anche presidente della Confederazione, indisse un minuto di silenzio alle 11.59, in omaggio alle vittime della pandemia. Anche le campane delle chiese suonarono a quell'ora. Lo stesso gesto di rispetto venne fatto nel 2001, dopo gli attentati dell'11 settembre a New York.

Nel novembre 2016, in seguito agli attentati di Nizza, le bandiere di Palazzo federale vennero esposte a mezz'asta, così come quelle dell'ambasciata svizzera nella capitale francese. Dopo gli attentati di Parigi, un minuto di silenzio e bandiere a mezz'asta in diversi cantoni resero omaggio alle vittime.

Ma che cosa dice il protocollo?

«Dal punto di vista protocollare, in Svizzera non esiste il lutto nazionale» ha precisato il presidente del Consiglio di Stato vallesano Mathias Reynard. «A quanto mi risulta, l'iniziativa deve partire dai Cantoni. Quando ne ho parlato venerdì con Guy Parmelin, lui ha subito appoggiato l'idea». E questo perché, come detto, la pratica de lutto nazionale è quantomeno insolita e rara nel nostro Paese. «Si tratta di un fenomeno nuovo, di fatto, risalente al ventunesimo secolo e legato a un contesto internazionale» ha confermato lo storico Sacha Zala. Il direttore del centro di ricerca Documenti diplomatici svizzeri (DODIS) ha individuato solo quattro esempi che si avvicinano al concetto di lutto nazionale. Il primo? I funerali del generale Guisan, nel 1960. Questi attirarono 300 mila persone a Losanna e furono trasmessi dalla televisione, allora agli albori. In questo registro si potrebbero senza dubbio aggiungere i funerali del generale Dufour, nel 1875, che ebbero eco a livello nazionale ed europeo. Zala ha pure ricordato il massacro di 36 turisti svizzeri a Luxor, nel 1997. Flavio Cotti, all'epoca a capo del Dipartimento federale degli affari esteri, si recò al Cairo per l'occasione mentre nella cattedrale di Zurigo fu organizzata una cerimonia per i familiari delle vittime, alla quale intervenne il consigliere federale Arnold Koller. Tuttavia, è il dramma dello tsunami nel Sudest asiatico del dicembre 2004 – 113 i morti con passaporto svizzero – che più si avvicina a quello di Crans-Montana. Il Consiglio federale decretò una giornata di lutto nazionale, in concomitanza con la comunità internazionale, il 4 gennaio 2005. Infine, nel 2012, il dramma dell'autobus di Sierre – con 28 morti, in gran parte bambini – che diede luogo a cerimonie commemorative.

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