Berna

«La tredicesima AVS va finanziata con un aumento dell'IVA»

Lo ha ribadito oggi il Consiglio nazionale con 99 voti contro 97: rimane quindi la divergenza con gli Stati, che privilegiano un finanziamento misto (IVA e contributi salariali)
©CdT/Chiara Zocchetti
Ats
03.06.2026 10:10

La tredicesima AVS va finanziata con un aumento dell'imposta sul valore aggiunto (IVA). Lo ha ribadito oggi il Consiglio nazionale con 99 voti contro 97. Rimane quindi la divergenza con gli Stati, che privilegiano un finanziamento misto (IVA e contributi salariali).

Concretamente, per la Camera del popolo le finanze dell'AVS vanno risanate nel quadro della prossima grande riforma del Primo pilastro, chiamata AVS2030. Il finanziamento adottato oggi è quindi da intendersi come soluzione transitoria. L'aumento dell'IVA è infatti limitato al 2033 (e non più fino alla fine del 2030 come previsto inizialmente, allo scopo di concedere più tempo per l'elaborazione della prevista riforma dell'AVS).

Altra novità rispetto a quanto approvato in prima lettura: l'aumento dell'IVA sarà di 0,5 punti percentuali (all'8,6%), anziché di 0,7. L'aliquota ridotta applicata ai beni e servizi di prima necessità, quali le derrate alimentari, rimarrà da parte sua invariata al 2,6% (in prima lettura il Nazionale aveva proposto un aumento di 0,2 punti).

«Grazie a questo aumento più moderato e alla tutela garantita dall'aliquota ridotta, l'onere finanziario risulterà sensibilmente inferiore, in particolare per le spese di prima necessità», ha spiegato Patrick Hässig (PVL/ZH) a nome della commissione. Questo incremento ridotto si spiega con le migliori prospettive finanziarie dell'AVS, ha precisato il relatore.

Esprimendosi sul principale punto che oppone le due Camere, Corina Gredig (PVL/ZH) ha sottolineato come un finanziamento mediante l'IVA sia più equo dal punto di vista generazionale rispetto a un aumento dei contributi salariali. «Se finanziamo la 13esima tramite i salari, a pagare saranno soprattutto le persone attive, coloro che oggi lavorano», ha aggiunto la zurighese.

Per Andri Silberschmidt (PLR/ZH) «bisogna essere onesti con la popolazione: l'AVS si trova di fronte a grandi sfide, che vanno prese sul serio». Lo zurighese ha invitato il plenum a evitare la "politica dei cerotti, che non fa altro che rincarare il costo della vita per la popolazione attiva".

Secondo Silberschmidt, l'AVS si trova davanti a una grossa sfida: «Abbiamo un tasso di natalità ai minimi storici, siamo molto più sani e diventiamo tutti molto più vecchi». Per finanziare il Primo pilastro non ci si può però presentare ogni cinque o sei anni con aumenti delle tasse e dei contributi salariali. "Non si può andare avanti così".

Per il PLR occorre quindi una riforma globale, e il tema di un innalzamento dell'età pensionabile non deve essere un tabù. Del resto, ha sostenuto Silberschmidt, non è perché il popolo ha bocciato la legge sul CO2 che si è smesso di fare politica climatica.

Inutile l'opposizione del Centro e della sinistra, che avrebbero voluto sposare la soluzione proposta dal Consiglio degli Stati, ossia un aumento dei contributi AVS di 0,3 punti percentuali e un innalzamento dell'IVA di 0,4 punti.

«È una soluzione equilibrata, poiché distribuisce l'onere su più categorie: non grava eccessivamente né sulla popolazione attiva, né sui consumatori», ha sostenuto Thomas Rechsteiner (Centro/AI). La variante della maggioranza porta invece al prosciugamento del Fondo AVS; a quel punto si presenterà l'innalzamento dell'età pensionabile o il taglio delle prestazioni come unica alternativa possibile. «Non è esattamente per questo che il popolo ha votato», ha sostenuto l'appenzellese.

Anche la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha detto che l'aumento dell'IVA di 0,5 punti non sarà sufficiente a finanziare la tredicesima AVS. La ministra dell'Interno ha poi invitato il plenum a adottare una soluzione duratura nel tempo

Nel suo intervento, Samira Marti (PS/BL) ha ricordato i risultati della consultazione: il finanziamento misto è stato sostenuto da ben 21 Cantoni. Anche l'economia, e in particolare le associazioni di categoria dei settori dove vigono bassi salari - come gastronomia, turismo e agricoltura -, si è pronunciata a favore della soluzione proposta dagli Stati, perché è più equilibrata per i loro dipendenti.

Il dossier torna ora al Consiglio degli Stati.