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L’accordo fra Iran e Stati Uniti regge ma l’esito finale resta molto incerto

I colloqui per un’intesa definitiva dopo la firma del memorandum fra Washington e Teheran, inizialmente previsti al Bürgenstock, sono stati rinviati - La causa potrebbe essere legata ai raid di Israele sul Libano - Intanto Tel Aviv raggiunge un complicato cessate il fuoco con Hezbollah
©URS FLUEELER
Giona Carcano
20.06.2026 06:00

Nessun colloquio al Bürgenstock, ma l’accordo preliminare fra USA e Iran rimane in piedi. E questo, nonostante l’ennesimo raid israeliano sul Libano. Tuttavia, la vera partita dei negoziati è appena cominciata. Visto il contesto di grande fragilità, il percorso verso un’intesa solida in Medio Oriente resta in salita. Anche perché l’ala più radicale del governo israeliano non intende cedere.

Per quale motivo nessuna delegazione è arrivata in Svizzera nell’ambito del memorandum di intesa fra USA e Iran?

Al Bürgenstock l’incontro era inizialmente previsto per celebrare la sottoscrizione del Memorandum of Understanding (MoU) raggiunto dopo mesi di tensioni tra Washington e Teheran, che durerà 60 giorni. La parte più importante del processo - ovvero la firma dei due presidenti - è però avvenuta mercoledì sera. La procedura si è svolta da remoto (Trump, ad esempio, era a Versailles a margine del G7) con firma digitale. A quel punto, americani e iraniani, insieme a mediatori pakistani, qatarioti e agli altri Paesi coinvolti, si sarebbero dovuti incontrare nel canton Nidvaldo «solo» per avviare i primi negoziati sull’attuazione dell’accordo di pace. La Svizzera avrebbe dovuto essere rappresentata a livello di Consiglio federale. Tuttavia, giovedì sera, le due delegazioni hanno annullato i rispettivi viaggi in Svizzera. «I piani per le prossime discussioni tecniche non sono stati ancora definiti e la delegazione statunitense si è preparata a partire alla prima occasione utile. Tuttavia, la logistica di questi negoziati non è mai stata né semplice né prevedibile. Per il momento, il vicepresidente non partirà», ha motivato la Casa Bianca nel comunicare il mancato arrivo del vicepresidente JD Vance.

Che cosa significa, per la Svizzera, il mancato incontro di ieri fra le due delegazioni?

Ufficialmente, i colloqui non sono stati annullati, ma solo rinviati. Lo precisa il Dipartimento federale degli affari esteri, da noi contattato. È per questo che «i relativi lavori preparatori al Bürgenstock proseguono», viene precisato (vedi articolo sotto). Anche il dispiegamento dell’esercito è al momento confermato. Il Dipartimento della difesa ha dichiarato che non sono in effetti stati dati contrordini. Allo stesso modo, il Canton Nidvaldo continua a restare in allerta nel caso in cui un incontro tra Stati Uniti e Iran dovesse ancora avere luogo al Bürgenstock. Tutto è pronto all’intervento, hanno spiegato le autorità cantonali all’agenzia Keystone-ATS. E le restrizioni imposte alla popolazione in vista dell’evento resteranno in vigore fino a nuovo avviso.

Ci sono altri motivi dietro il rinvio dei colloqui?

Sì. Almeno secondo il Financial Times. «I colloqui tra Iran e Stati Uniti in Svizzera sono stati rinviati a causa della serie di attacchi aerei letali sferrati da Israele nel Libano meridionale, secondo quanto riferito da tre fonti informate sulla questione», riporta il quotidiano economico finanziario britannico. «Gli iraniani hanno chiesto garanzie che le ostilità in Libano cessino, come previsto dall’accordo firmato, e i mediatori stanno attualmente lavorando per risolvere la questione», ha dichiarato un diplomatico a conoscenza della questione. Come noto, gli attacchi israeliani a Beirut hanno ripetutamente minacciato di far deragliare i negoziati tra Stati Uniti e Iran, con il presidente americano Donald Trump che ha espresso apertamente la propria frustrazione per l’insistenza di Israele nel proseguire la propria offensiva. Giovedì notte, le forze dell’IDF hanno duramente colpito oltre 80 obiettivi nell’area di Nabatieh e altre zone nel sud del Paese. Il portavoce del Ministro degli Esteri iraniano ha condannato fermamente le recenti operazioni militari israeliane e «gli atti terroristici» contro diverse regioni del Libano.

Quali sono stati gli sviluppi successivi alla nuova offensiva israeliana in Libano?

Dopo una serie di minacce da una parte e dall’altra ( il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha scritto ad esempio che «tutto il Libano deve bruciare»), la situazione sembra essersi stabilizzata. Ieri pomeriggio, a partire dalle 16, Israele e Hezbollah hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco. A comunicare per prima la notizia è stata Reuters. In precedenza, gli USA avevano comunicato all’Iran che Israele non avrebbe proceduto a un’ulteriore escalation in Libano. Tuttavia, in serata, i media del Paese dei cedri hanno segnalato nuovi raid dell’IDF nel sud del Libano. Il cessate il fuoco ha cominciato a scricchiolare già poche ore dopo l’accordo.

Uno dei nodi principali durante la guerra contro l’Iran è stato il blocco dello stretto di Hormuz. Nell’accordo preliminare fra USA e Iran uno dei punti riguarda proprio la riapertura al commercio della zona. Qual è la situazione?

Secondo quanto emerge dalla piattaforma di informazioni marittime Axs Marine, 25 navi commerciali hanno oltrepassato lo Stretto di Hormuz nella sola giornata di giovedì. Un volume di transiti cinque volte superiore alla media dei primi dieci giorni di giugno e inedito da metà aprile. Un chiaro segnale di distensione. Ieri pomeriggio, Teheran ha precisato i contorni «tecnici» dell’apertura dello Stretto. In una dichiarazione pubblicata dal Teheran Times su X, ha spiegato che nel periodo coperto dall’accordo le navi dovranno presentare la richiesta di attraversamento almeno 48 ore prima di arrivare nello Stretto. Durante questi 60 giorni, le tariffe previste non saranno richieste agli armatori ma se ne farà carico il Governo della Repubblica dell’Iran. Data la presenza delle mine le navi si devono coordinare nel passaggio con l’autorità.