Crans-Montana

L'ambasciatore italiano: «Lo spirito etico-umanitario ha prevalso sulla logica burocratica»

Berna si farà carico delle spese sanitarie delle vittime italiane della tragedia di Capodanno: il conto è di 1,5 milioni – Non mancano le critiche: «La solidarietà non deve conoscere confini, ma nemmeno disparità»
©CYRIL ZINGARO
Luca Faranda
04.11.2026 21:40

«Considerate la portata e le ripercussioni del tragico incendio di Crans-Montana, nonché il sostegno fornito dall’Italia in occasione della catastrofe, il Consiglio federale ha deciso che la Svizzera rinuncerà eccezionalmente a chiedere il rimborso delle spese mediche per le vittime assicurate in Italia».

Alla fine, Berna ha ceduto. Sarà la Confederazione a farsi carico delle spese mediche dei pazienti italiani ricoverati a causa del rogo di Capodanno al Constellation. Il Consiglio federale, oggi, ha deciso di tendere la mano al Governo italiano, che da mesi ha reso noto di non voler passare alla cassa.

Dodici vittime

Dopo la tragedia del Constellation, dodici persone assicurate in Italia sono state inizialmente sottoposte a cure mediche in Svizzera. Al contrario, un ferito assicurato in Svizzera è stato curato in Italia. Stando al Consiglio federale, le spese sanitarie che l’Italia avrebbe dovuto rimborsare alla Svizzera ammontano a circa 1,5 milioni di franchi. Si tratta di una prassi stabilita negli accordi di libera circolazione, ma si può anche derogare a questo meccanismo in circostanze eccezionali. Il dramma di Crans-Montana fa ora scuola.

L’accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE stabilisce che, in linea di principio, ogni Paese si faccia carico delle spese resesi necessarie per le persone assicurate dal proprio sistema assicurativo e che hanno ricevuto cure in un altro Paese. Ciò significa che nel caso di Crans-Montana, l’Italia dovrebbe procedere al rimborso delle spese mediche per le vittime assicurate in Italia (ovvero dei feriti italiani). Lo stesso vale per la Francia e per gli altri Paesi dell’UE. Tuttavia, il Governo ieri ha deciso di derogare a questo meccanismo, ma solo per l’Italia. «Per il Consiglio federale, la decisione di rinunciare al rimborso si inserisce in un’ottica di reciprocità ed esprime un gesto di gratitudine della Svizzera per la solidarietà ricevuta».

«Dopo varie discussioni tra l’Italia e la Svizzera», si legge in un comunicato del Governo, il Consiglio federale ha infatti deciso di rinunciare «a titolo eccezionale al rimborso di queste spese mediche». Dal canto suo, pure l’Italia rinuncerà a chiedere il rimborso delle spese mediche per il paziente svizzero (o, più precisamente, assicurato in Svizzera) curato all’Ospedale Niguarda di Milano.

Un passo significativo

L’annuncio del Consiglio federale è stato accolto favorevolmente nella vicina Penisola. La premier italiana Giorgia Meloni ha ringraziato il presidente della Confederazione Guy Parmelin «per la sensibilità dimostrata». «Sono felice di questa soluzione: nessun onere ricadrà sulle famiglie o sull’Italia», ha poi aggiunto Meloni in una presa di posizione.

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha invece voluto ringraziare Ignazio Cassis. «È un gesto di grande solidarietà e vicinanza, che apprezziamo profondamente, come Governo e come popolo italiano. Di fronte a una tragedia che ha spezzato vite e segnato il futuro di tanti ragazzi innocenti, la solidarietà concreta e la collaborazione tra Paesi assumono un valore ancora più importante. Alla Svizzera e all’amico Cassis va il mio sincero ringraziamento», ha scritto Tajani su X.

Anche dall’Ambasciata italiana a Berna è stata espressa soddisfazione per la decisione del Consiglio federale: «È un passo molto significativo e molto importante. Ma non credo sia un passo in direzione di Roma, bensì verso un ulteriore rafforzamento dei legami tra Svizzera e Italia», spiega al Corriere del Ticino Luca Sabbatucci, che dal primo di ottobre ricopre il ruolo di ambasciatore italiano in Svizzera.

«Lo spirito etico-umanitario ha prevalso sulla logica burocratica. Sia da parte italiana, sia da parte svizzera», aggiunge Sabbatucci, ricordando le risorse messe a disposizione dall’Italia già nelle ore successive alla tragedia di Capodanno. «L’Italia si è immediatamente attivata mobilitando elicotteri, protezione civile, personale sanitario, forze di polizia, vigili del fuoco e trasferendo i feriti per evitare un sovraffollamento negli ospedali svizzeri», tiene a precisare il diplomatico italiano, secondo cui la strage di Crans-Montana rappresenta un chiaro esempio in cui si possa derogare al meccanismo di rimborso delle spese mediche. Lo stesso Consiglio federale, nel comunicato, ricorda che «subito dopo il rogo, la Svizzera ha beneficiato di un aiuto rapido, senza burocrazia e gratuito da parte dell’Italia e di diversi Paesi europei per la cura o il trasporto all’estero dei feriti».

Tensioni diplomatiche

Di tutt’altro avviso il consigliere nazionale ticinese Giorgio Fonio (Centro), vicepresidente della Delegazione per le relazioni con il Parlamento italiano. A suo avviso, la decisione del Consiglio federale solleva alcuni interrogativi. «Di fronte a una tragedia così dolorosa, la solidarietà verso le vittime e le loro famiglie deve essere una priorità assoluta. Comprendo la volontà di mantenere buone relazioni con Roma, ma questa decisione pone questioni di reciprocità anche con altri Stati, in particolare la Francia. Mi rammarica inoltre che l’Italia abbia contribuito ad alimentare tensioni diplomatiche in un momento in cui sarebbe stato importante unire le forze, anche attraverso la decisione di richiamare l’ambasciatore», osserva Fonio, secondo cui questa rinuncia al rimborso da parte del Governo «merita ulteriori chiarimenti anche in Parlamento».

Per il deputato ticinese, infatti, la disparità di trattamento tra le vittime italiane e quelle di altri Paesi rischia di creare un precedente delicato. C’è poi un’altra questione, sottolinea Fonio: il Consiglio federale ha deciso di stanziare aiuti finanziari una tantum. Questi costi sono quindi assunti dalla Confederazione. Per i pazienti svizzeri, invece, le spese sono coperte dall’assicurazione di base. «La solidarietà non deve conoscere confini, ma nemmeno disparità. Per questo ritengo che anche i costi delle cure delle vittime svizzere dovrebbero essere assunti direttamente dalla Confederazione», conclude Fonio.