Il punto

Lancette avanti, ma il dibattito resta fermo: la Svizzera riabbraccia l'ora legale

Questa notte, alle 2, gli orologi scatteranno sulle 3 – Si perde un’ora di sonno in cambio di pomeriggi più luminosi – L'ultimo tentativo per abolirla, nel nostro Paese, risale ad alcuni anni fa
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Red. Online
28.03.2026 09:00

Puntuale come un orologio svizzero, torna l'appuntamento che divide il Paese. E che tanto fa discutere ai tavolini del bar e in ufficio. Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, la Confederazione abbandona l'ora solare per accogliere quella legale. Un rito che si ripete dal 1981 e che, nonostante le ripetute critiche, sembra destinato a restare parte del nostro calendario ancora a lungo.

Il meccanismo e il ruolo del METAS

Come confermato dall'Istituto federale di metrologia (METAS), il passaggio avverrà ufficialmente alle 2 del mattino, quando le lancette dovranno essere spostate in avanti di sessanta minuti. Se per smartphone e computer l’aggiornamento sarà automatico, grazie al segnale emesso dai laboratori di Wabern, per i vecchi orologi da parete e i cruscotti delle auto meno recenti servirà ancora il tocco manuale. 

La Svizzera, pur non essendo membro dell'Unione Europea, segue questa prassi per una questione di pragmatismo economico. Il Consiglio federale ha sempre ribadito la necessità di evitare che il Paese diventi un'«isola temporale» nel cuore del continente, con pesanti ripercussioni sui trasporti (FFS in primis), sulle transazioni finanziarie e sul commercio transfrontaliero.

Le polemiche: tra salute e agricoltura

Nonostante la luce serale guadagnata sia vista con favore dal settore turistico e della ristorazione, le voci contrarie non mancano e si fanno sentire ogni anno con rinnovata vigore. Le critiche si concentrano principalmente su tre fronti.

Salute e bioritmo: molti esperti del sonno avvertono che il «jet lag» artificiale può causare disturbi della concentrazione, irritabilità e insonnia, colpendo in particolare bambini e anziani.

Sicurezza stradale: le statistiche mostrano spesso un lieve aumento degli incidenti nei giorni immediatamente successivi al cambio, a causa della stanchezza accumulata dagli automobilisti.

Il settore agricolo: le mucche, abituate a orari di mungitura rigorosi, subiscono uno stress fisiologico che può tradursi in una temporanea diminuzione della produzione di latte, rendendo il lavoro nelle stalle più complicato per diversi giorni.

Il binario morto della politica

Sul piano politico, l'anno della svolta non è mai arrivato. Anni fa, nel 2020 per la precisione, l'iniziativa popolare federale «Sì all’abolizione del cambio dell’ora» si era arenata. Il testo, infatti, non aveva raggiunto la soglia necessaria delle 100 mila sottoscrizioni.

A Bruxelles, la situazione non è certo più dinamica. Sebbene la Commissione Europea abbia da tempo dato il via libera teorico all'abolizione, gli Stati membri restano in una situazione di stallo. Il nodo non è più «se» abolire il cambio, ma «quale» ora mantenere: i Paesi del Nord preferirebbero l'ora solare permanente, mentre quelli del Sud spingono per l'ora legale. Senza un accordo tra i nostri vicini (Italia, Francia, Germania e Austria), Berna continuerà a muovere le lancette, fedele alla sua linea di coordinamento internazionale.

Per ora, insomma, non resta che godersi l’ora di luce in più e preparare il caffè un po' prima domani mattina.