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L'atomo guadagna vigore, ma restano molte incognite

Il Nazionale questa mattina dovrà decidere se levare il divieto tecnologico per costruire nuove centrali nucleari – C'è chi vuole puntare di più sulle energie rinnovabili e chi vuole proibire sostegni statali – Axpo, BKW e Alpiq mettono in guardia
©ALESSANDRO DELLA BELLA
Luca Faranda
09.06.2026 06:00

È iniziata al Nazionale il dibattito fiume sull’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti». La richiesta principale è una: permettere la realizzazione di nuove centrali nucleari. L’iniziativa, anche nota come «Stop al blackout», chiede un approvvigionamento di energia elettrica sicuro, con l’uso di qualsiasi tecnologia di produzione purché rispettosa dell’ambiente e del clima (atomo incluso).

A questa proposta, però, il Consiglio federale ha deciso di opporre un controprogetto indiretto: vuole modificare la legge (e non la Costituzione) per togliere il cosiddetto «divieto tecnologico» e autorizzare la costruzione di nuovi impianti. Si tratta, dunque, di un dietrofront a quanto votato nel 2017, quando la popolazione aveva approvato la Strategia energetica 2050 e l’abbandono dell’atomo. Tuttavia, la quota di nucleare tra il 2017 e il 2024 è rimasta elevata (vedi grafico qui sotto).

Rinvio al Governo?

Cosa bisogna attendersi? Innanzitutto, un lungo dibattito. Tra ieri e oggi si sono annunciati 99 consiglieri nazionali (tra cui tutti i ticinesi, ad eccezione di Giorgio Fonio) per esprimersi sull’iniziativa e sul controprogetto.

Il Consiglio degli Stati, dal canto suo, aveva deciso a marzo (a larga maggioranza) di respingere l’iniziativa e di accogliere il controprogetto indiretto. Al Nazionale, le cose appaiono più complicate. Deputati di PS, Verdi, Verdi liberali e una parte del Centro vorrebbe infatti rinviare il controprogetto sul tavolo del Consiglio federale. C’è chi chiede di mettere l’accento sulle energie rinnovabili, altri che chiedono una gestione sicura e sostenibile delle scorie, ma anche chi vuole già regolare la questione di eventuali finanziamenti statali. Nessuna di queste proposte, tuttavia, ha ottenuto la maggioranza in commissione. Oggi, però, quando a fine mattinata si tratterà di votare, non sono da escludere sorprese nell’aula del Consiglio nazionale. Il Centro sarà l’ago della bilancia.

«Non è una priorità»

Ma qual è la posizione dei principali gruppi energetici svizzeri? Lo abbiamo chiesto direttamente ad Axpo, BKW e Alpiq, che figurano tra le «imprese di rilevanza sistemica del settore elettrico» e che sono attive anche nell’ambito del nucleare. Tutti e tre sollevano varie incognite, in particolare sulle attuali condizioni quadro.

Per Axpo e per BKW, la costruzione di una nuova centrale «non rappresenta una priorità». Il motivo non è solo il divieto tecnologico: stando ad Axpo, devono essere accelerate le procedure di autorizzazione, devono essere creati dei «modelli di sostegno» e inoltre deve essere garantita «l’accettazione da parte della società».

Più precisamente, a quali condizioni? «Senza un'assunzione completa dei rischi da parte dello Stato, i rischi finanziari legati alle nuove centrali nucleari non sarebbero sostenibili per nessuna impresa», indica Christoph Trösch di Axpo.

Per BKW è irrealistico

BKW, invece, «ritiene irrealistico che nel breve e medio termine possano essere messe in funzione nuove centrali nucleari, poiché le condizioni quadro esistenti non sono favorevoli a tal fine e, inoltre, in Svizzera non sussiste la redditività di nuove centrali nucleari», fa sapere Justin Grämiger di BKW, precisando che la strategia del gruppo bernese si concentra sull’attuazione di progetti già pianificati e di nuovi progetti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, nonché sugli investimenti in tecnologie flessibili in Svizzera e all’estero.

La questione non si pone

Alpiq, dal canto suo, si dice favorevole all’eliminazione del divieto tecnologico. Tuttavia, per il gruppo energetico, «nell’attuale contesto e con le attuali condizioni quadro normative, la questione della costruzione di nuovi impianti non si pone». Di più. «Al momento, non ci sono piani o progetti concreti presso Alpiq».

Il gruppo energetico vuole invece impegnarsi «con tutte le sue forze» per l’ampliamento degli impianti di produzione di energia rinnovabile, ci spiega Aline Elzingre-Pittet di Alpiq, citando gli investimenti nella produzione invernale, nelle capacità di stoccaggio, oppure ancora nel funzionamento sicuro a lungo termine delle centrali nucleari esistenti (vedi sotto). Per delle nuove centrali, sarebbe invece «necessario un sostegno statale indipendente».

Entro il 2050

E qui si torna al punto di partenza. Attualmente, per i colossi energetici, non è ipotizzabile la costruzione di nuove centrali nucleari senza il sostegno dello Stato.

«Uno sguardo all’estero mostra che le nuove centrali nucleari di ultima generazione vengono costruite solo laddove lo Stato le costruisce direttamente o ne affida direttamente la realizzazione», sottolineano dalla BKW, aggiungendo che la realizzazione di una nuova centrale nucleare in Svizzera presuppone «un ampio consenso della società sull’utilizzo dell’energia nucleare, che sia sostenibile per decenni anche in occasione di votazioni popolari. Attualmente in Svizzera tale consenso non esiste».

Per Axpo, invece, la costruzione di un nuovo impianto entro il 2050 è possibile, ma «richiede decisioni politiche tempestive». Gli adeguamenti normativi «dovrebbero essere avviati immediatamente dopo un'eventuale revoca del divieto di costruzione».