Criminalità

Le armerie sono nel mirino: «Soldati» a partire da 500 euro a colpo

Si susseguono gli attacchi ai rivenditori di armi in tutto il Paese: sono bande francesi che reclutano giovani sui social – Fedpol lancia l’allarme: «Cresce il rischio che vengano commissionati reati più gravi» – Promesse somme fino a 10 mila euro
© Rescue Media
Luca Faranda
15.07.2026 06:00

È il 20 giugno 2026, attorno alle quattro di mattina. Quattro giovani, provenienti dalla Francia, mettono a segno il colpo in un’armeria di Camorino. Dopo l’allarme, però, scatta l’inseguimento: attorno alle 5.30 i quattro giovani (un algerino 19.enne e tre cittadini francesi di 17, 22 e 25 anni) vengono arrestati. Tutta la refurtiva è stata recuperata. Tutto risolto? Non proprio. Non è un caso isolato, bensì l’ennesimo colpo (tentato) a un rivenditore di armi in Svizzera.

Casi in aumento

L’Ufficio federale di polizia (fedpol), pur non entrando nel merito dei singoli casi, ricorda che dal 2025 in tutta la Svizzera si è registrato un aumento dei furti con scasso nelle armerie. Non solo. Sono in aumento pure i furti di veicoli di lusso all’interno di garage e i furti nelle abitazioni anche con la presenza dei proprietari. Si tratta del cosiddetto «homejacking»: «A differenza di un normale furto con scasso, gli abitanti si trovano in casa e vengono confrontati direttamente con gli autori del reato», indica fedpol, ricordando che questi casi avvengono soprattutto nella Svizzera occidentale e in particolare nella regione di Ginevra.

Fughe rocambolesche

Oltre alla caccia all’uomo sul suolo ticinese, nelle scorse settimane hanno fatto il giro del web altre fughe rocambolesche tutte legate ai casi nelle armerie.

A Sion, a inizio luglio, sette persone (tutte provenienti dalla Francia) sono state arrestate dopo aver forzato un posto di blocco. Per le ricerche sono stati impiegati droni, unità cinofile e un elicottero Super Puma dell’esercito dotato di sistemi di visione notturna e termica.

Nel canton Zurigo, lo scorso mercoledì, il tentativo di furto a un negozio di armi (sempre da malviventi provenienti dalla Francia) si è rapidamente trasformato in un inseguimento della polizia attraverso strade di campagna, campi, siepi e giardini.

Per le autorità federali è chiaro: «Questi reati vengono attribuiti prevalentemente a gruppi criminali provenienti dalla Francia. Lo indicano, tra l’altro, il fatto che le armi e i veicoli rubati in Svizzera vengano trasferiti in Francia e che le armi vengano utilizzate poco tempo dopo in violenti scontri tra gruppi rivali», spiega al Corriere del Ticino Patrick Jean, portavoce dell’Ufficio federale di polizia, aggiungendo pure che questi gruppi criminali «agiscono in modo sempre più violento, professionale e propenso al rischio». Ne sono un chiaro esempio le fughe rocambolesche avvenute nelle scorse settimane dopo gli attacchi, «senza alcuna considerazione per eventuali danni collaterali», tiene a sottolineare il portavoce.

Adescati online, su Snapchat

I giovani criminali vengono reclutati sui social media. «Prevalentemente tramite Snapchat, ma anche su TikTok e Telegram. È un modello definito «Crime-as-a-service»: i reclutatori utilizzano in modo mirato il linguaggio giovanile, emoji e meme, attirando così minorenni e giovani adulti.

I prezzi di questi servizi criminali? Tra 500 e oltre 10 mila euro, ma attualmente le somme offerte sui social media sono in costante aumento, ci fanno sapere da Fedpol. «Di conseguenza, cresce anche il rischio che vengano commissionati reati più gravi con un collegamento alla Svizzera». Sì, perché c’è anche il rischio (già segnalato dalla polizia federale a inizio anno) che i prossimi ad essere reclutati siano giovani residenti in Svizzera. Tentativi di questo tipo, a San Gallo e a Zurigo, sono già avvenuti, conferma Patrick Jean. In relazione a reati commessi in Svizzera, tra il 2025 e la fine di giugno 2026 sono stati identificati almeno 360 «soldati» reclutati, tra cui dieci giovani svizzeri. L’età media degli oltre 360 soggetti identificati è di 21 anni.

I casi finora noti con un collegamento alla Svizzera mostrano che, nell’ambito del fenomeno «Crime-as-a-Service», sono reclutati prevalentemente minorenni e giovani adulti in condizioni di povertà e con un basso livello di istruzione. Possono inoltre favorire l’adescamento la mancanza di prospettive lavorative (ad esempio in determinati quartieri periferici francesi) e l’insicurezza identitaria generata dal confronto sui social media, dove sono ostentati beni di lusso, auto costose e ingenti somme di denaro. Questi «soldati» - quasi esclusivamente giovani uomini - entrano in contatto con dei «reclutatori» e molto spesso non hanno alcun legame diretto con i mandanti.

Due task force

Per contrastare questo fenomeno criminale, Europol dispone di una task force denominata «Grimm». La Svizzera, tuttavia, non ne fa parte, ma ha scambi con le autorità di altri Paesi (come la Svezia). A livello interno, contro il «Crime-as-a-Service» è stata istituita una task force operativa nazionale, guidata dalla stessa fedpol e dalla Polizia cantonale di Zurigo. «L’attenzione si concentra in particolare sull’identificazione, sull’analisi e sullo smantellamento delle strutture criminali responsabili dei reati», scrive l’Ufficio federale di polizia, ricordando che fanno parte della task force anche l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) e i corpi di polizia dei cantoni di Argovia, San Gallo, Neuchâtel e Berna, ma non la polizia cantonale ticinese.

Ancora pochi mesi

Ma i negozi di armi, che cosa devono fare? Già nel 2022, la Confederazione ha imposto - tramite ordinanza - requisiti di sicurezza più severi. «Ad esempio, i locali commerciali sono tenuti a conservare determinati tipi di armi, come le armi da fuoco automatiche, in un armadio di sicurezza e a dotarsi di un sistema di allarme. L’allarme attivato deve essere trasmesso a una centrale di allarme operativa 24 ore su 24 o direttamente alla polizia. I negozi di armi devono inoltre essere dotati di un sistema di videosorveglianza», rende noto fedpol.

Allora, Berna aveva promesso un periodo transitorio di cinque anni ai commercianti di armi specializzati. Siamo agli sgoccioli: le armerie hanno tempo fino al 31 dicembre 2026 per adeguarsi ai nuovi standard e allestire un efficace piano di protezione.