Consiglio federale

L’elezione si gioca a carte coperte fino all’ultima ora

È il momento della verità: domani ci sarà il rinnovo dell’Esecutivo per la prossima legislatura - Dall’attacco diretto dei Verdi al PLR, al ticket socialista di Pult e Jans: il Centro starà solo a guardare? Oltre a Berset, l’Assemblea federale dovrà sostituire il cancelliere – Ecco tutto quello che c’è da sapere
©PETER SCHNEIDER
Luca Faranda
12.12.2023 06:00

Ignazio Cassis verrà riconfermato? È molto probabile. L’Assemblea federale si atterrà al «ticket» proposto dal PS? Anche questo è molto probabile. Eppure, a 24 ore dal rinnovo integrale del Consiglio federale, tutti i gruppi parlamentari hanno finora deciso di giocare a carte coperte.

Beat Jans e Jon Pult questo pomeriggio avranno l’ultima audizione con i deputati del Centro, mentre l’ecologista Gerhard Andrey sarà ascoltato dal Partito socialista. Le sue chance di elezione sono vicine allo zero. È noto che il consigliere nazionale friburghese cercherà di attaccare uno dei due seggi del PLR (i Verdi non hanno mai fatto il nome di Cassis, eppure difficilmente cercheranno di disarcionare Keller-Sutter), ma oltre a PS e Verdi liberali nessun altro gruppo ha deciso di invitarlo per un «hearing».

In casa socialista, al momento Jans appare essere in vantaggio su Pult, eppure il basilese – anche alla luce di quanto avvenuto lo scorso anno con Eva Herzog – dovrà giocare bene le sue carte in queste ultime 24 ore per convincere almeno 124 deputati su 246. L’obiettivo è solo questo: ottenere la maggioranza assoluta. Finora nessun partito ha fornito raccomandazioni di voto: entro questa sera, tuttavia, inizierà a delinearsi una prima tendenza.

Entra in scena il pallottoliere

Tutto può però cambiare nel giro di poche ore: la «notte dei lunghi coltelli» – con una serata «di festa» organizzata all’hotel Bellevue Palace, a pochi metri da Palazzo federale – è l’occasione per perfezionare strategie, alleanze e possibili accordi dell’ultimo minuto.

I gruppi si ritroveranno un'ultima volta domani mattina per finalizzare le rispettive decisioni: da quel momento, entrerà in scena il pallottoliere.

La prima forza del Paese, per distacco, è l’UDC che conta ben 74 membri (tra consiglieri nazionali e «senatori») all’interno del suo gruppo parlamentare. Oltre ai 68 democentristi ne fanno parte anche tre deputati del Mouvement Citoyen Genevois (MCG), due dell’Unione democratica federale (UDF) e Lorenzo Quadri della Lega dei Ticinesi. Seguono PS (50 membri), Alleanza del Centro (46, tra cui due esponenti del Partito evangelico), PLR (39), Verdi (26) e Verdi liberali (16).

Si parte da Parmelin

La rielezione, per almeno cinque consiglieri federali, si dovrebbe trattare di una pura formalità.

Si procederà per anzianità di servizio, iniziando dapprima da Guy Parmelin (il «ministro» UDC è stato eletto nel 2015) e poi seguiranno Ignazio Cassis, Viola Amherd, Karin Keller-Sutter, Albert Rösti e infine sarà il turno delle due poltrone socialiste: Elisabeth Baume-Schneider e il seggio lasciato vacante da Alain Berset. Ci vorrà del tempo, anche perché ogni gruppo parlamentare – o ogni deputato che ne fa richiesta – può prendere la parola per un massimo di cinque minuti prima di ogni giro di votazione.

Presidenza femminile

Al termine del giuramento del Consiglio federale, si procederà anche alla designazione della presidente (Viola Amherd) e della vicepresidente (Karin Keller-Sutter) della Confederazione per il 2024. Si tratta di una formalità. Per Amherd si prospetta però un’elezione poco brillante, anche alla luce delle disavventure del suo dipartimento, tra cui le dimissioni della direttrice della RUAG Brigitte Beck e soprattutto la nuova Segreteria di Stato della politica di sicurezza (che vedrà la luce al primo gennaio), ancora senza un capo. È probabile che vari deputati - soprattutto dai ranghi dell’UDC - decidano di lanciare un segnale tramite un voto mancato.

Boomerang e divergenze

L’attenzione sarà però tutta sul rinnovo del Consiglio federale. Negli scorsi giorni – come spesso accade – si sono accumulate le voci di possibili sorprese. Nonostante le speculazioni, gli scenari plausibili appaiono essere pochi. La candidatura ecologista, ad esempio, difficilmente riuscirà a trovare i 124 voti necessari: potrebbe infatti mancare una parte consistente di voti proprio dalla sinistra. In caso di sostegno ai Verdi, il PS - che si ritrova i suoi due seggi negli ultimi due turni di votazione – potrebbero subire «l’ira funesta» dei partiti borghesi.

Il boomerang potrebbe tornare indietro anche sotto forma di voto di protesta: non è un segreto che (almeno al primo turno) vari deputati voteranno per Daniel Jositsch. Il «senatore» zurighese - dato per favorito solo pochi mesi fa, ma inviso all’ala femminista del Partito socialista - è stato escluso per la seconda volta dal ticket presentato dal gruppo parlamentare del PS.

L’UDC, a questo proposito, oggi pomeriggio cercherà di risolvere una divergenza interna: una parte dei deputati (tra cui il capogruppo Thomas Aeschi), per una questione di stabilità, vorrebbe scegliere tra i due candidati ufficiali. Christoph Blocher, ex numero uno del partito, ha però invitato a fare il contrario.

Il voto è segreto

In ogni caso, domani sarà decisiva anche la posizione del Centro: i vertici del partito hanno ribadito a più riprese di non volere estromettere un «ministro» in carica e che probabilmente sosterranno – in base al risultato delle audizioni odierne - uno dei due candidati ufficiali del ticket. Strategia o pura verità? Il PLR teme che ci sia una sorta di piano segreto per permettere al presidente del Centro Gerhard Pfister (oppure, stando ad altre voci, al consigliere nazionale grigionese Martin Candinas) di entrare nell’Esecutivo.

È importante sottolineare che le elezioni del Consiglio federale sono segrete: è pertanto difficile sapere da chi e da quale area arrivano i voti. Ciò rende tutto più imprevedibile, anche perché nessun deputato è tenuto a rispettare le eventuali raccomandazioni di voto del proprio gruppo parlamentare.

Una prima storica

Oltre alla composizione dell’Esecutivo, domani verrà eletto anche il cosiddetto «ottavo consigliere federale», ossia il Cancelliere della Confederazione. Un ruolo che - seppur poco in vista - rimane rilevante: ha diritto di parola durante le riunioni del Goveno, ma non ha diritto di voto. È però lui a organizzate le sedute e a gestire gli ordini del giorno.

Nella corsa alla successione di Walter Thurnherr (legato all’ex PPD, così come Corina Casanova prima di lui), la partita è aperta: il Centro, tuttavia, si è defilato dalla corsa (l’obiettivo, a medio termine, è il secondo seggio in Governo), così come PLR e PS. Si tratterà dunque di una prima storica: finora tutti i cancellieri sono stati vicini al PPD, al PS o al PLR.

L’Assemblea federale dovrà ora scegliere tra i due candidati dell’UDC, il sangallese Gabriel Lüchinger e la friburghese Nathalie Goumaz, nonché l’attuale vicecancelliere Viktor Rossi, di origini bernesi e candidato dei Verdi liberali. All’elenco si è aggiunto anche l’indipendente Lukas Gresch-Brunner, attuale Segretario generale del Dipartimento federale dell’interno, che però - a differenza degli altri candidati - non è stato invitato alle audizioni da parte dei vari gruppi parlamentari.

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