Consiglio federale

«L'Esercito non è in bolletta»

Viola Amherd ha presentato i suoi piani per rafforzare la difesa elvetica: sono tempi incerti sia per il contesto geopolitico, sia per le finanze – Il Governo intende stanziare oltre 30 miliardi di franchi nei prossimi anni
© KEYSTONE / GAETAN BALLY
Luca Faranda
14.02.2024 20:30

Alt. L’allarme è già rientrato. L’Esercito non ha un grave problema finanziario e non gli manca un miliardo di franchi per pagare acquisti già effettuati. Parole della «ministra» della Difesa Viola Amherd e del capo dell’Esercito Thomas Süssli, che oggi hanno ribadito a più riprese (lo avevano già fatto all’indomani della pubblicazione dell’inchiesta della SRF) che le forze armate elvetiche non hanno un buco miliardario e - soprattutto - sono in grado di pagare tutto le fatture. «Primo: l’Esercito non è insolvente. Secondo: non vengono ordinati armamenti di difesa che non possono essere pagati. Terzo: quanto riportato come buco finanziario, non è altro che una differenza nella pianificazione rispetto ai fondi disponibili», ha voluto chiarire Amherd in conferenza stampa, presentando il messaggio sull’Esercito per il 2024.

Contratti con gli artigiani

Per spiegarsi meglio, la vallesana ha deciso di ricorrere a una metafora: quando si decide di rinnovare la propria abitazione, si fa un piano sulla base dei mezzi finanziari a disposizione. Se la situazione dovesse poi cambiare, ecco che bisogna anche rivedere la pianificazione. Ma in questa fase non sono ancora stati conclusi contratti con gli artigiani. Ecco, qui è la stessa cosa, ha provato a spiegare Amherd.

Tutto bene, dunque? Non proprio. A causa della difficile situazione finanziaria, l’Esercito ha rinunciato a sorpresa a due grandi eventi militari («AirSpirit 24» quest’anno e «DEFENSE 25» il prossimo) già in fase di organizzazione. «La situazione rimane tesa», ha ammesso la presidente della Confederazione, ricordando che sin dalla caduta del muro di Berlino l’Esercito ha subito una cura dimagrante.

Limite di spesa

L’obiettivo del capo dell’Esercito e del Consiglio federale è chiaro: nei prossimi anni bisogna rafforzare la capacità di difesa. Per fare ciò, è necessario investire: per il periodo 2025-2028, il limite di spesa dell’Esercito dovrebbe ammontare a 25,8 miliardi di franchi (il Parlamento, in ogni caso, può adeguare la spesa di conseguenza durante i dibattiti annuali sul budget). A ciò si aggiunge un credito di 4,9 miliardi per i prossimi 4 anni nell’ambito del «programma d’armamento e per gli immobili 2024».

Il Consiglio federale precisa inoltre che il credito d’impegno per il materiale dell’Esercito 2024-2027, pari a 3,52 miliardi di franchi (880 milioni di franchi all’anno), sarà utilizzato per preparare gli acquisti futuri, tra cui radar parzialmente mobili per la sorveglianza dello spazio aereo (superiore e intermedio), mezzi di difesa terra-aria a corta gittata, nonché un mantenimento del valore dei carri armati da combattimento 87 Leopard 2.

«Le decisioni del Governo vanno sostanzialmente nella giusta direzione. L’Esercito, infatti, sarà esentato da ulteriori e temute misure di riduzione dei costi nel messaggio sull’Esercito 2024. Per una volta si tratta di una notizia positiva», ci spiega Stefan Holenstein, presidente dell’Associazione delle società militari svizzere (ASM). Di tutt’altro avviso il Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE): «Alla luce della recente débâcle finanziaria dell’Esercito, è imprudente da parte del Consiglio federale decidere ora d’approvare crediti d’impegno per miliardi», critica l’organizzazione, ricordando che a livello europeo la Svizzera è uno dei Paesi che spende di più pro capite per l’Esercito.

L’1% del PIL

Nel 2022, in seguito all’invasione russa in Ucraina, il Parlamento aveva inizialmente deciso di aumentare - in modo graduale - il budget dell’esercito dall’attuale 0,7% all’1% del PIL entro il 2030. Tuttavia, lo scorso dicembre, lo stesso legislativo ha cambiato idea nei dibattiti sul preventivo per il 2024: le spese militari raggiungeranno l’1% del PIL entro il 2035. «È un rischio, poiché le finanze rimarranno molto critiche», nota Holenstein, secondo cui l’Esercito potrebbe avere lacune di capacità a partire dal 2026 e soprattutto dal 2030.

Parametri di riferimento

Ora la palla passa al Parlamento, che sarà anche chiamato a definire l’orientamento strategico delle forze armate per i prossimi 12 anni, ovvero per tre legislature: «Questa visione d’insieme facilita la pianificazione su un periodo più lungo», afferma Holenstein. Il legislativo avrà così più margine di manovra.

Nei piani del Consiglio federale, i dibattiti alle Camere non verteranno più su singoli acquisti di armamenti, ma sulle capacità che l’Esercito deve sviluppare o mantenere a lungo termine per adempiere i suoi compiti. Per fare ciò bisognerà definire alcuni «parametri di riferimento», ad esempio se si intende investire maggiormente sulle forze aeree o terrestri, oppure su altri ambiti come la cibersicurezza.