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«Lex UBS», le carte sono in tavola, ora tocca a Karin Keller-Sutter

Si è concluso il dibattito sulla legge sulle banche, ma si voterà solo il prossimo mercoledì – Si fa largo una terza via che prevede una copertura limitata al 90% – L’asso nella manica della «ministra» delle Finanze? Procedere tramite ordinanza
© KEYSTONE/Claudio Thoma
Luca Faranda
17.09.2026 23:01

Karin Keller-Sutter, per il momento, ha potuto solamente osservare. Per oltre tre ore, questa mattina, la «ministra» delle Finanze ha assistito all’interminabile dibattito nella sala del Consiglio degli Stati su quella che è ormai divenuta a tutti gli effetti la «Lex UBS». L’esito? Tutto rimandato al prossimo mercoledì. Tuttavia, il dibattito si è concluso: tra sei giorni l’unica ad esprimersi sarà proprio Karin Keller-Sutter, poi (al netto di altri interventi) si procederà al voto. Non è una sorpresa: la decisione di stringere il corsetto alle banche di rilevanza sistemica (nel mirino c’è UBS, non PostFinance, Gruppo Raiffeisen e Banca cantonale di Zurigo) non fa l’unanimità tra i «senatori».

Più ricette

Sui modi per arginare una futura grave crisi bancaria le ricette divergono. Dopo il dissesto di Credit Suisse, Keller-Sutter ha individuato una possibile via: con la revisione della legge sulle banche, la consigliera federale auspica che le banche sistemiche coprano interamente con capitale di base di qualità primaria le filiali estere. Ciò, stando ai dati forniti dalla Confederazione, dovrebbe costare a UBS 20 miliardi di franchi. La grande banca, dal canto suo, contesta le cifre.

Il progetto governativo non ha però ottenuto i favori della Commissione dell’economia e dei tributi. Quest’ultima ha cercato un compromesso: una copertura delle filiali estere per il 50% con capitale di base di prima classe (CET1) e per il 50% con obbligazioni AT1 (Additional Tier 1). Attualmente è richiesto il 45% di capitale di base più il 17% in obbligazioni AT1.

C’è poi un’altra via, presentata dal «senatore» Peter Hegglin (Centro/ZG), che ricalca quella di Keller-Sutter: tuttavia, invece del 100% di copertura, vorrebbe fissare tale quota al 90%.

Crisi maggiore

Nessuna di queste proposte tuttavia ha fatto l’unanimità. I «senatori» devono trovare un equilibrio tra competitività e resilienza: ovvero permettere a una grande banca (UBS) di restare competitiva a livello internazionale e ridurre al minimo il rischio che lo Stato debba intervenire (nuovamente) per salvare un istituto finanziario da una grave crisi.

La soluzione elaborata nella commissione preparatoria, presentata da Erich Ettlin (Centro/OW) è stata giudicata insufficiente - in particolare dall’ala più a sinistra della Camera dei Cantoni - in caso di crisi finanziaria maggiore. Le AT1 sono infatti obbligazioni che offrono un rendimento elevato e possono essere convertite in capitale proprio, oppure dichiarate prive di valore in caso di difficoltà della società (lo si è visto con Credit Suisse, con una vertenza che è ora sui banchi del Tribunale federale).

«Mai più»

«Mai più», ha ricordato dal canto suo la «senatrice» Isabelle Chassot (Centro/FR), ricordando che è proprio per evitare un’altra grave crisi come quella del Credit Suisse che era stata istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI). Chassot ne era la presidente.

«La popolazione si aspetta che traiamo insegnamenti dalla crisi del Credit Suisse», ha detto senza giri di parole la consigliera agli Stati, ripercorrendo i motivi che hanno portato al dissesto dell’allora numero due bancario elvetico e ricordando le conclusioni e le raccomandazioni della CPI in merito ai fondi propri. A suo avviso, è necessaria una soluzione che aumenti sensibilmente i requisiti in materia di fondi propri per le partecipazioni detenute in filiali estere.

Aggirare il Parlamento

Ora che le carte sono tutte in tavola, tocca a Karin Keller-Sutter difendere la strada del Governo. Prima delle votazioni di mercoledì, in ogni caso, ci sarà un gran lavoro di convincimento dietro le quinte. Un aspetto che è stato criticato più volte in aula (Chassot, per non parlare di lobbying, le ha definite «sollecitazioni» e ha detto chiaramente che non si tratta di una realtà nuova quando è in gioco la regolamentazione bancaria).

Cambierà qualcosa in questi giorni? Non è dato sapere. In ogni caso, c’è ancora un aspetto da considerare. Il Consiglio federale potrebbe decidere di procedere tramite ordinanza (senza dunque coinvolgere il Parlamento). Una possibilità che anche alcuni «senatori» (tra cui il liberale-radicale Andrea Caroni) sostengono apertamente. Questo potrebbe rivelarsi un asso nella manica della «ministra» delle Finanze.

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