Votazioni

L'ID-e al fotofinish: «Riconosciamo le preoccupazioni»

Via libera di strettissima misura per l'identità elettronica - Solo 21 mila i voti di scarto - I contrari chiedono di tornare alle urne e accusano Swisscom di aver influenzato in modo decisivo la campagna
©ANTHONY ANEX
Luca Faranda
28.09.2025 22:30

Entro la fine del 2026 la Svizzera si ritroverà a essere un po’ più digitale. Con un risicatissimo 50,4% di sì (il 51,5% in Ticino), la popolazione ha infatti approvato l’introduzione dell’identità elettronica (ID-e). A fare la differenza sono stati solo 21.266 voti. Un segnale che la fiducia nei confronti dello Stato e della digitalizzazione è in parte compromessa. «Riconosciamo le preoccupazioni», ha spiegato al termine dello spoglio il consigliere federale Beat Jans, aggiungendo che l’obiettivo della Confederazione è di costruire un’infrastruttura (che sarà gestita direttamente dallo Stato) affidabile e sicura.

Protezione dei dati

La questione dell’identità elettronica è infatti oggetto di discussioni da tempo: nel marzo del 2021 (in piena pandemia), la popolazione aveva seccamente respinto l’introduzione di un’identità elettronica: i no a livello svizzero avevano raggiunto il 64,3% (il 55,8% in Ticino), esprimendo una certa preoccupazione per il progetto. Allora, il principale motivo dell’affossamento alle urne era stata la partecipazione dei privati (per ottenere una ID-e occorreva rivolgersi a operatori e fornitori come ad esempio banche, compagnie di assicurazione e casse malattia) che ponevano dubbi sulla questione della protezione dei dati. Anche il progetto attuale, passato di misura alle urne, lascia ancora perplessi molti elettori. «Dovremo impegnarci a fondo per conquistare la fiducia di coloro che oggi hanno votato no, ma che in linea di principio vogliono un’e-ID», ha aggiunto il «ministro» della Giustizia, riconoscendo anche che esiste tuttora un certo scetticismo della popolazione nei confronti della digitalizzazione. A suo avviso, però, la decisione rafforza la sovranità digitale, la piazza economica e l’accesso senza barriere ai servizi per tutti.

Facoltativa, non obbligatoria

Il responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia ha poi fatto un esempio: l’infrastruttura di fiducia è la rete ferroviaria svizzera su Internet,mentre l’ID-e è la locomotiva che traina il treno. Ora si potranno agganciare altri vagoni. L’identità digitale deve diventare parte integrante del servizio pubblico. Jans ha però tenuto a ribadire un concetto: l’identità elettronica è volontaria. «Potete usufruirne se lo desiderate, ma non siete obbligati», ha sottolineato, aggiungendo che chi vorrà continuare a recarsi personalmente a uno sportello pubblico potrà farlo.

Ora tocca al tribunale

Il risultato scaturito alle urne ha fatto contenti tutti i partiti, ad eccezione dell’UDC (la cui base era contraria) che chiede ora al Consiglio federale di garantire il carattere volontario e di assicurare in ogni momento la protezione dei dati personali. Anche i movimenti che hanno lanciato i referendum (tra cui il Partito Pirata e Mass-Voll) vogliono seguire con attenzione l’implementazione tecnica per assicurarsi che i dati personali vengano salvaguardati. C’è però chi è andato oltre, come il presidente del movimento Mass-Voll Nicolas Rimoldi, che chiede addirittura la ripetizione del voto. Il motivo? Swisscom. L’ex regia federale ha partecipato alla campagna con una donazione di 30 mila franchi a favoire del comitato che ha promosso l’ID-e. Si tratta, per Rimoldi, di una chiara violazione della libertà di voto garantita dalla Costituzione federale, poiché le aziende affiliate a livello federale sono obbligate a mantenere la neutralità politica e non possono influenzare il processo democratico con interventi unilaterali. Ora la questione è di competenza dei tribunali, ha spiegato Jans. Un ricorso di questo tipo potrebbe essere presentato fino al Tribunale federale. «È particolarmente deplorevole che le campagne pubblicitarie, cofinanziate anche da aziende vicine alla Confederazione come Swisscom, abbiano avuto un impatto maggiore rispetto al dibattito oggettivo sui vantaggi e sui rischi di questa ID-e», ha criticato dal canto suo il Partito Pirata.

L’app swiyu

La nuova normativa - il cui nome per esteso è legge federale sul mezzo d’identificazione elettronico e altri mezzi di autenticazione elettronici (Legge sull’Id-e, LIdE) - crea la base per una identità digitale statale con cui ci si potrà identificare per richiedere per esempio su Internet un estratto del casellario giudiziale, una patente di guida o dimostrare la propria età in caso di acquisto di alcolici. Con la nuova legge l’identità elettronica resta facoltativa e gratuita. Per proteggere l’utente da furti d’identità, sarà associata allo smartphone. In caso di smarrimento o sostituzione del telefonino, sarà necessario richiedere una nuova ID-e. È poi prevista un’applicazione dal nome «swiyu». In gergo tecnico è un «wallet» (portafoglio elettronico, che permette di custodire i documenti in modo digitale) messo a disposizione dalla Confederazione.