L’imposta di transito è realtà, ma non sarà facile applicarla

Si inizia con le vacanze pasquali, poi l’odissea continua fino a ottobre: attraversare il San Gottardo, dalla prossima settimana, richiederà pazienza. In futuro, però, chi vuole semplicemente attraversare la Svizzera, senza lasciare nulla sul territorio, dovrà passare alla cassa. È il principio dell’imposta di transito, che dovrà diventare realtà. Si tratta di un trionfo (interpartitico) sull’asse Ticino-Uri: è infatti il frutto di una serie di mozioni identiche presentate dal «senatore» Marco Chiesa (UDC) e da cinque consiglieri nazionali: Paolo Pamini (UDC), promotore di questa proposta, Bruno Storni (PS), Greta Gysin (Verdi), Simone Gianini (PLR), nonché l’urano Simon Stadler (Centro).
Al Consiglio degli Stati, l’idea aveva già fatto breccia lo scorso settembre (44 sì, senza voti contrari e senza astenuti). Oggi, è arrivato il via libera definitivo anche dal Nazionale: 173 voti a favore, 13 contrari e 3 astenuti.
Non è una tassa
Nel concreto, la mozione accolta chiede al Governo di introdurre un’imposta (chiamata erroneamente tassa) di transito «per i veicoli motorizzati che attraversano la Svizzera su strada da uno Stato limitrofo all’altro». Riguarda, nello specifico, chi entra in Svizzera da un Paese confinante per proseguire verso un altro Paese confinante «senza una permanenza significativa in Svizzera». L’importo della tassa dovrà variare in funzione della densità del traffico, oltre che per fascia oraria e giorno della settimana. L’obiettivo è ridurre il sovraccarico della rete viaria nazionale dovuto ai flussi veicolari in transito, in particolare lungo gli assi nord-sud (ad esempio attraverso il San Gottardo).
Pamini, dal canto suo, precisa che fiscalmente, si tratta di un’imposta che dovrà avere «carattere incentivante». Ovvero: l’importo del balzello deve essere abbastanza elevato da far cambiare idea agli automobilisti. Quanto? «È presto per dirlo. Ma, a mio avviso, venti franchi non sono sicuramente sufficienti. Tuttavia, dovranno passare alla cassa solo coloro che attraversano la Svizzera senza fermarsi. Il traffico interno e chi rimane in Svizzera non ha da temere. Ciò potrebbe anche essere un incentivo per il turismo elvetico», sottolinea il promotore della proposta accolta da tutto lo spettro politico (ad eccezione del PVL). «C’è un’unità di vedute sul principio, ma ogni gruppo parlamentare ci legge qualcosa di diverso», afferma Pamini, ricordando che l’attuazione di questa mozione richiederà molto tempo.
Doppia maggioranza
«È giusto che Popolo e Cantoni possano esprimersi sulla questione: andremo al voto, se siamo ottimisti, entro due anni. Poi bisognerà discutere la legge di implementazione». «Un incarico è un incarico, e dal punto di vista tecnico è sicuramente fattibile», ha detto il «ministro» dei Trasporti Albert Rösti, che seppur controvoglia dovrà ora mettersi al lavoro per rendere concreta questa proposta.
Il Consiglio federale, tuttavia, sin dall’inizio si è mostrato critico verso questa proposta. Per il Governo, infatti, l’introduzione di un pedaggio per l’utilizzo di strade pubbliche richiede una modifica costituzionale (servirà dunque la doppia maggioranza). In particolare, si parla dell’articolo 82, capoverso 3: «L’utilizzazione delle strade pubbliche è esente da tasse. L’Assemblea federale può consentire eccezioni». Per Rösti, la possibilità di deroghe autorizzate dalle Camere federali in questo caso non sussiste, poiché non si limita a singole opere o tratti stradali.
Intralci amministrativi
Il consigliere federale ha evidenziato anche i «notevoli intralci di tipo amministrativo», che complicano la possibile attuazione della mozione: sorvegliare tutti i valichi, definire la «permanenza significativa» e, non da ultimo, i costi. «Per implementazione tecnica sono ottimista», risponde Pamini, ricordando che tutte le frontiere autostradali (come Chiasso-Brogeda), così come i valichi principali (tra cui il Gaggiolo) e secondari (ad esempio Arzo), sono già oggi dotati di telecamere che riconoscono le targhe. Ciò permette di automatizzare il processo come avviene già oggi in altri Paesi, come in Spagna oppure in Italia con la Pedemontana.
Sul concetto di «permanenza significativa», invece, si apre il dibattito. «Di certo non sarà sufficiente un pranzo, per quanto questo possa essere lungo», afferma Pamini, che immagina ad esempio un periodo di 24 ore da trascorrere in Svizzera, così da permettere un maggiore indotto per il turismo.
Promuovere le alternative
L’impatto di questo traffico di transito, però, riguarda anche l’ambiente. Per la presidente di Pro Alps (ex Iniziativa delle Alpi) Nara Valsangiacomo, la proposta accolta dal Parlamento «è una buona notizia e risponde a una necessità: proteggere le Alpi dal traffico di transito».
La granconsigliera dei Verdi si dice però contraria all’idea che il gettito di questa imposta finisca nel Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRA). «Noi non condividiamo questa scelta. È la nota amara di questa proposta. Dobbiamo promuovere un altro tipo di mobilità ed è lì che dovrebbero essere concentrate le risorse, per finanziare le alternative». Lo scorso anno, Pro Alps dopo il no del Nazionale al pedaggio alpino (vedi box in alto) aveva evocato il lancio di un’iniziativa popolare per l’introduzione di un «pedaggio dinamico per il transito dalle Alpi». Verrà lanciata? «No, al momento non la presenteremo. Ci sono troppe criticità». La principale? L’isolamento del Ticino dal resto della Svizzera.
