L'incognita del voto utile

L’elettorato si divide sostanzialmente in due categorie: i dogmatici e i pragmatici. Nella prima categoria troviamo persone che credono fermamente nella forza delle proprie convinzioni politiche. Una volta persuasi che bisogna sostenere il partito X piuttosto che la candidata Y tirano dritto per la propria strada. Sono loro che di solito optano per la scheda invariata (detta «secca»), senza cancellare o raddoppiare le candidate della lista scelta e/o aggiungere i candidati delle altre liste. Di solito, queste persone votano per il partito preferito anche quando sanno che non ha alcuna chance di ottenere nemmeno un seggio. Tanto per capirci: nelle elezioni federali del 2019 un elettore ticinese su due ha inserito nell’urna la scheda invariata. Fra questi, erano in 315 a votare «secco» per una lista che alla fine ha raccolto lo 0,4% dei consensi. Il nome della lista era «Bello Sognare». Già.
Votare il «meno peggio»
L’altra parte dell’elettorato è più pragmatica perché vota non (solo) per il partito e/o per i candidati preferiti bensì (anche) per quelli che considera il «meno peggio». Per esempio, sappiamo già - in base alle ultime elezioni e ai sondaggi - a chi andranno sette seggi su otto nella futura deputazione ticinese al Consiglio nazionale. Salvo sorprese, il PLR manterrà i suoi due seggi, la Lega e l’UDC (che hanno di nuovo congiunto le liste) ne faranno uno ciascuno, così come il PS e i Verdi. Il Centro (ex PPD) otterrà sicuramente un seggio. L’incognita riguarda l’ottavo seggio che il PPD aveva salvato quattro anni fa grazie, in parte, alla congiunzione con il PLR. Congiunzione che quest’anno non si è fatta.
Più Lega che UDC
A chi andrà, quindi, l’ottavo seggio? Non è escluso che il Centro lo mantenga ma è più probabile che vada all’alleanza Lega-UDC che nel 2019 aveva ottenuto il 29,4% dei voti oppure all’alleanza PS-Verdi-Forum alternativo che ne aveva il 28,5%. Se è vero che l’UDC è con il vento in poppa e che i Verdi sono in calo, l’ottavo seggio andrà ai primi. Con ogni probabilità lo avrà però la Lega e non l’UDC. Nelle ultime elezioni cantonali la Lega (14,9%) aveva infatti pur sempre 4,6 punti percentuali in più dell’UDC (10,3%), così come nelle federali del 2019 (Lega 16,9%; UDC 12,7%). E se il seggio andrà alla Lega, sarà la battaglia all’ultimo sangue fra Daniele Caverzasio e Michele Guerra che nell’aprile scorso avevano ottenuto più o meno lo stesso numero di voti al Gran Consiglio, a meno che entrambi riescano a buttare fuori l’uscente Lorenzo Quadri che ha già fatto i suoi 12 anni a Palazzo federale.
L’elettore pragmatico
Di fronte a questa costellazione, cosa potrebbe fare un elettore pragmatico che desidera esprimere il «voto utile»? Per esempio, un’elettrice dell’ala destra del PLR, che sa che il suo partito in ogni caso prenderà due seggi e basta, potrebbe voler inserire nella scheda alcuni candidati leghisti o UDC, per aiutarli a ottenere il terzo seggio. Se si tratta invece di un’elettrice della sinistra, potrebbe essere tentata di dare un paio di voti ai candidati dell’ala cristiano-sociale dell’ex PPD, in particolare al sindacalista Giorgio Fonio, la cui elezione sarebbe per lei di gran lunga preferibile a quella di Caverzasio o di Guerra.
Gli sbarramenti agli Stati
Altro discorso invece per le elezioni al Consiglio degli Stati, dove la partita si gioca soprattutto al secondo turno. Al primo turno si sostengono di solito i candidati preferiti ed è quindi nel secondo turno che parte dell’elettorato vota in modo strategico, siccome ogni elettore ha pur sempre due voti da distribuire. Detto altrimenti: se so che la mia candidata preferita ha una chance realistica di essere eletta, allora fa senso votare solo per lei (vedi Marina Carobbio nel 2019). Ma se mi rendo conto che la mia candidata difficilmente potrebbe farcela, allora sì che è utile usare il mio secondo voto per sostenere il candidato di un’altra area, al fine di sbarrare la strada a chi non vorrei vedere eletto.
Scenari incrociati
Concretamente, al secondo turno l’elettorato di sinistra potrebbe essere tentato di sostenere - oltre che Bruno Storni o Greta Gysin - il candidato del PLR Alex Farinelli. Obiettivo: evitare che vengano eletti sia l’uscente Marco Chiesa dell’UDC sia Fabio Regazzi dell’ala destra «pura e dura» dell’ex PPD. Gli elettori leghisti- UDC potrebbero invece dare il loro secondo voto proprio a Regazzi, anche se in questo caso dovranno fare bene i propri calcoli dipenderà dai risultati del primo turno - perché se Farinelli sarà appoggiato dagli elettori di sinistra e Regazzi dai leghisti-UDC, è Marco Chiesa che rischia di rimanere tagliato fuori. Allo stesso tempo è possibile che parte dell’elettorato leghista preferisca Regazzi più che Chiesa, visto che sotto sotto nell’alleanza Lega-UDC sono in molti a guardarsi in cagnesco. La stessa cosa caratterizzava d’altronde l’alleanza PLRPPD quattro anni fa. Il risultato lo conosciamo: entrambi ne uscirono con le ossa rotte.