Il caso

L'industria del latte svizzero è in crisi? «Bisogna vietare le importazioni»

A livello politico, da destra e da sinistra, è stato chiesto di limitare l'arrivo di latte in polvere dall'estero viste le eccedenze a livello nazionale
©Chiara Zocchetti
Red. Online
24.02.2026 19:30

In Svizzera si produce troppo latte? Di sicuro, all'inizio di quest'anno le latterie elvetiche hanno raggiunto una resa senza precedenti, come scrive il Blick. Il motivo, scrive il quotidiano zurighese, è da ricercare nelle condizioni meteorologiche, che nel 2025 hanno garantito foraggio di ottima qualità. Secondo IP Latte, l'Interprofessione Latte, si tratta tuttavia di un effetto temporaneo e non di un problema strutturale. In ogni caso, non è la prima volta che il latte svizzero soffre di sovraproduzione. 

Il problema, nel frattempo, è finito sul tavolo della politica. Il presidente dell'UDC e consigliere nazionale Marcel Dettling, con i parlamentari Martin Haab e Sylvain Freymond, ha indirizzato una lettera aperta al «ministro» dell'Agricoltura Guy Parmelin per chiedere il blocco delle importazioni. Il consigliere federale, al riguardo, ha parlato di una situazione complicata durante la conferenza stampa sulla politica agricola a partire dal 2030. «Non si può dire alla propria mucca migliore di prendersi una settimana di vacanza» ha detto Parmelin. Tradotto: invece di regolamentare, la Confederazione vuole continuare a liberalizzare. Almeno questo, ha ribadito Parmelin, è il desiderio del settore.

L'importazione di latte intero in polvere è aumentata massicciamente, in questo periodo di eccedenze, favorendo di rimando il settore della trasformazione per l'industria del cioccolato. Secondo la NZZ, nessuna azienda vuole rivelare quando utilizza latte straniero nei propri dolciumi. Dettling e i suoi colleghi di partito non sono i soli a essersi indignati: anche la consigliera nazionale dei Verdi, Meret Schneider, ha deciso di rivolgersi al Consiglio federale tramite un'interpellanza.

Per gli agricoltori, la trappola del libero mercato non è una novità. Già dall'inizio del ventesimo secolo i produttori lattiero-caseari affrontavano, regolarmente, il problema. All'epoca, le due guerre mondiali e l'avvento improvviso del libero scambio avevano già spinto i prezzi al ribasso. Ma quando il settore andava male, ovvero quasi sempre, la Confederazione interveniva con dazi all'importazione, promozione delle vendite e regolamentazione del prezzo base. Talvolta, ai consumatori svizzeri veniva persino chiesto di pagare il «centesimo di crisi».

La sovraproduzione di latte, ora, sembrerebbe essere diventata incontrollabile. I costanti progressi tecnologici e la conseguente efficienza produttiva hanno portato all'instaurazione delle cosiddette quote latte. A partire dal 1977 la Confederazione – e non il settore – determinava la quantità di latte svizzero immettibile sul mercato, impedendo così le eccedenze, ma il protezionismo svizzero era finito sotto pressione a livello internazionale. Dal 2005, il Consiglio federale si è progressivamente allontanato da questo approccio, puntando sull'autoregolazione del mercato. L'Interprofessione Latte, creata all'epoca, definisce ora i prezzi indicativi, il che ha portato a un ritorno graduale delle eccedenze. Parallelamente, il Consiglio federale ha reso possibile la libera circolazione dei formaggi svizzeri nell'UE a partire dal 1. giugno 2007. In cambio, i prodotti europei hanno potuto varcare i nostri confini senza dazi. Con questo accordo, il settore sperava di fare grandi affari con le varietà più nobili.

Certamente, le esportazioni di Gruyère, Sbrinz e altri formaggi sono aumentate da allora. Tuttavia, nel settore economico, i prodotti lattiero-caseari hanno seguito il percorso inverso. Il risultato? Le importazioni sono cresciute molto più velocemente delle esportazioni. Nel 2023, per la prima volta, è stato acquistato più formaggio dall'estero di quanto ne sia stato spedito oltreconfine. «La liberalizzazione del mercato lattiero è stata fortemente pregiudizievole per i produttori svizzeri» ha dichiarato Dettling in un'intervista alla NZZ.

Lo Stato deve quindi intervenire di nuovo? Secondo Dettling, no. Bisogna, sì, «tappare i buchi con la protezione doganale», ma la gestione delle quantità di latte deve rimanere nelle mani dei produttori. Un liberalismo selettivo, dunque, che non rappresenta una novità nell'agricoltura svizzera.