«L'Iniziativa "200 franchi bastano!" indebolirebbe la Svizzera»

Un sì all'iniziativa popolare «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)» danneggerebbe le regioni periferiche e la qualità dell'informazione, secondo il comitato interpartitico degli oppositori. Non si tratta di una misura di risparmio insignificante, hanno sottolineato.
Presentando oggi a Berna gli argomenti della campagna ufficiale per il «no» all'iniziativa, il comitato ha messo in guardia dal pericolo che rappresenterebbe per la Svizzera l'accettazione del testo. «Si minaccia il cuore stesso del servizio pubblico, mettendo a repentaglio i suoi programmi e indebolendo così la Svizzera», hanno affermato gli oppositori, in provenienza da PS, Centro, PLR, Verdi e Verdi liberali.
«In questi tempi incerti, è importante avere un accesso ampio e affidabile alle informazioni in tutte le regioni, con resoconti approfonditi. (...) La SRF, la RTS, la RSI, la RTR e Swissinfo (...) sono un baluardo contro la disinformazione», ha rilevato il consigliere agli Stati Matthias Michel (PLR/ZG).
Un budget dimezzato comprometterebbe la capacità della Società svizzera di radiotelevisione (SSR) di adempiere alla sua missione di fonte di informazione indipendente per la popolazione, ha aggiunto il comitato. Quest'ultimo ha ricordato che la SSR ha già avviato una trasformazione radicale, che porterà a un risparmio di 270 milioni di franchi entro il 2029, pari al 17% del suo budget.
L'obiettivo dell'iniziativa presentata dall'UDC, dall'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e dai Giovani liberali-radicali svizzeri è quello di ridurre il canone radiotelevisivo da 335 a 200 franchi all'anno. Inoltre, il testo vuole esentare tutte le aziende dall'obbligo di pagare la tassa di ricezione.
Secondo gli oppositori, una riduzione della metà del budget della SSR avrebbe conseguenze sproporzionate sui costi della copertura mediatica nelle regioni periferiche e nelle minoranze linguistiche. «Questa iniziativa mette in pericolo la coesione e la diversità linguistica che conferiscono al nostro Paese il suo carattere unico», ha affermato preoccupato il consigliere nazionale Martin Candinas (Centro/GR).
Il canone offre alla SSR un margine di manovra per trattare temi importanti per la società, anche se non generano un grande pubblico o molti clic, secondo il comitato per il «no».
In particolare, il direttore di Swiss Olympic, Roger Schnegg, ritiene che la SSR sia indispensabile per lo sport svizzero. «Non solo trasmette eventi di alto livello, ma presenta anche i giovani, gli sport per disabili e le discipline più marginali. Ridurre le sue risorse della metà costituirebbe un attacco diretto a questa diversità e visibilità». Lo stesso dicasi per la cultura, gli ha fatto eco Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/GE). Oggi la SSR sostiene la produzione di film e serie televisive in Svizzera e preserva il patrimonio culturale del Paese.
Come detto, il comitato interpartitico riunisce voci provenienti da tutti gli schieramenti politici (tranne l'UDC) e da tutte le regioni linguistiche. Secondo un sondaggio di Tamedia pubblicato a metà ottobre, il 53% degli Svizzeri sostiene l'iniziativa, contro il 44% degli oppositori. Solo il 3% si è dichiarato ancora indeciso.
Il testo sarà sottoposto a votazione l'8 marzo 2026. Indipendentemente dalla sua accettazione, il Consiglio federale prevede già, per via di ordinanza, una riduzione graduale del canone radiotelevisivo a 300 franchi nel 2029. Il controprogetto governativo prevede inoltre che le aziende con un fatturato annuo soggetto a IVA fino a 1,2 milioni di franchi (attualmente 500'000) sarebbero esonerate dal canone.