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«L'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni" genererebbe il caos»

Secondo la sinistra e i sindacati, il testo, sottoposto al voto popolare il 14 giugno, comporterebbe la fine degli accordi bilaterali con l'UE
©CHRISTIAN BEUTLER
Ats
27.03.2026 11:57

L'iniziativa popolare dell’UDC «No a una Svizzera da 10 milioni» genererebbe il caos, hanno denunciato oggi in una conferenza stampa la sinistra e i sindacati. Il testo, sottoposto al voto popolare il 14 giugno, comporterebbe la fine degli accordi bilaterali con l'UE.

Le conseguenze sarebbero nefaste per gli Svizzeri, i loro salari e le loro pensioni, hanno sostenuto gli oppositori all'iniziativa, in rappresentanza dell'Unione sindacale svizzera (USS), dell'organizzazione Travail.Suisse, del Partito socialista (PS) e dei Verdi.

10 milioni entro il 2050

Con la richiesta di modifica costituzionale «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)» si esige un controllo rigoroso dell'immigrazione affinché la popolazione residente permanente non superi i 10 milioni entro il 2050. Il Consiglio federale e il Parlamento dovrebbero adottare misure non appena la popolazione supera i 9,5 milioni.

Le persone ammesse a titolo provvisorio non potrebbero più ottenere un permesso di soggiorno o di dimora, né la cittadinanza svizzera, né alcun altro diritto di permanenza. Se queste misure non fossero sufficienti, Berna dovrebbe rescindere i trattati internazionali, incluso l'accordo sulla libera circolazione delle persone con l'UE. Le conseguenze sarebbero quasi immediate, ha sottolineato il co-presidente del PS Cédric Wermuth.

Iniziativa «distruttiva»

Secondo gli oppositori, «questa iniziativa è distruttiva». Fissare un tetto massimo rigido costituirebbe un attacco al potere d'acquisto. «Costerebbe molto alla società», ha affermato il capo economista dell'USS Daniel Lampart. In caso di «sì», inoltre, la carenza di manodopera peggiorerebbe. La Svizzera dipende dal personale straniero in molti settori, in particolare nel sistema sanitario.

«Il personale è già esausto. Senza i professionisti delle cure medico-sanitarie provenienti dall'estero, non sarà più possibile garantire un'assistenza di qualità, sia negli ospedali, che nelle case di riposo o nelle cure a domicilio», ha avvertito Adrian Wüthrich, presidente di Travail.Suisse.

Diritti compromessi

Anche la previdenza per la vecchiaia sarebbe compromessa. Il calcolo è semplice: meno persone attive significa meno entrate per l'AVS e per le casse pensioni. Un circolo vizioso che colpirà anche i premi delle casse malati. Questi ultimi aumenterebbero per mancanza di assicurati che pagano i loro premi, ha sottolineato Lampart.

In generale, i diritti dei lavoratori sarebbero limitati, ha dichiarato dal canto suo la presidente di Unia Vania Alleva, per la quale il diritto al ricongiungimento familiare sarebbe abolito.

Anche la protezione dei salari è a rischio. Senza questa protezione, legata alla libera circolazione delle persone, si aprirebbe la strada al dumping salariale, con un ritorno a condizioni precarie.

Dignità umana

L'iniziativa ha come unico scopo di «reintrodurre lo statuto disumano dello stagionale», ha affermato la presidente dei Verdi Lisa Mazzone. Passate regolamentazioni discriminatorie permettevano di sfruttare persone senza passaporto svizzero e senza diritti, pagando loro salari inferiori per il medesimo lavoro, ha criticato Alleva. «È un piano perfido.»

Questa iniziativa è anche sintomatica degli attacchi dell'UDC contro il diritto internazionale, sulla scia di Trump e dell'estrema destra europea, ha proseguito Mazzone. Colpirebbe non solo il diritto d'asilo, ma anche numerosi trattati, in particolare contro la tratta di esseri umani, la tortura o la violenza sulle donne. Colpirebbe il principio stesso dell'universalismo e della dignità umana.

Relazioni bilaterali a rischio

L'iniziativa dell'UDC metterebbe anche in pericolo le relazioni della Svizzera con l'Unione europea e gli accordi bilaterali. Secondo gli oratori succedutisi, in questo periodo di incertezza, la Svizzera ha più che mai bisogno di stabilità.

Per l'economia elvetica orientata all'export, una disdetta dei bilaterali avrebbe conseguenze drammatiche. Quasi la metà delle esportazioni svizzere è destinata all'UE, ha indicato Wüthrich. Un accesso limitato al mercato europeo frenerebbe gli investimenti e spingerebbe le imprese a delocalizzarsi.

Ciò distruggerebbe anche i posti di lavoro. E Wüthrich ha ricordato che i calcoli mostrano che senza gli accordi bilaterali circa 2'500 franchi di reddito pro capite potrebbero andare persi ogni anno. Ciò avrebbe anche conseguenze dirette sui redditi della Confederazione, che incasserebbe meno tasse. E, di riflesso, peserebbe ancora una volta sulla società, perché le prestazioni pubbliche sarebbero ridotte, ha aggiunto il presidente di Travail.Suisse.

Una Svizzera isolata dal mondo

L'iniziativa isolerebbe radicalmente la Svizzera ben oltre l'Europa, ha avvertito dal canto suo Wermuth. «Chi vorrebbe intrattenere relazioni stabili con un Paese che, agli occhi dell'opinione pubblica mondiale, rompe i suoi impegni verso i suoi principali partner e potrebbe persino essere portato a denunciare senza motivo e in modo unilaterale accordi fondamentali del diritto internazionale?», si è chiesto il co-presidente del PS.

Questa iniziativa «porta la Svizzera sulla strada sbagliata. Non risolve nessuno dei problemi esistenti», ha concluso Wüthrich.

Tutti contro salvo UDC

Il 14 giugno popolo e Cantoni si esprimeranno sull'iniziativa. Tutti i principali partiti, ad eccezione ovviamente dell'UDC, la respingono. Contro il testo si è anche creato un comitato borghese.

Stando a un sondaggio realizzato da 20 Minuten/Tamedia ad inizio marzo, il 47% delle persone intervistate si dichiara contrario al testo (34% «no» e 13% «piuttosto no»), mentre il 45% è favorevole (33% «sì» e 12% «piuttosto sì»). L'8% degli interpellati è ancora indeciso.

L'indagine è stata realizzata con la collaborazione dell'istituto LeeWas dal 5 all'8 marzo su 17'788 persone provenienti da tutta la Svizzera, di cui 4'686 dalla Romandia, 12’594 dalla Svizzera tedesca e 508 dal Ticino. Il margine di errore è di +/-5 punti percentuali.

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