«L’iniziativa sulle frontiere non risolve alcun problema»

Dopo la campagna sui 10 milioni di abitanti si delinea un nuovo duro confronto in tema di stranieri con protagonisti gli stessi attori: da una parte l’UDC, dall’altra il consigliere federale Beat Jans. Motivo del contendere è l’iniziativa popolare intitolata «Fermare gli abusi nell’asilo», denominata anche «Iniziativa per la protezione delle frontiere». Il Governo raccomanda di respingerla senza controprogetto, convinto che causerebbe costi molto elevati, comprometterebbe il benessere, indebolirebbe la sicurezza interna e metterebbe in questione la tradizione umanitaria. Il tutto senza arginare la migrazione irregolare e la criminalità transfrontaliera.
Depositata un anno fa, con 108 mila firme, l’iniziativa chiede di controllare sistematicamente tutte le persone in entrata e di presidiare completamente i valichi di frontiera. Chi non soddisfa le condizioni per l’entrata deve essere respinto. Prevede inoltre che la Svizzera non possa concedere l’asilo a più di 5 mila persone all’anno. A chi soggiorna irregolarmente nel Paese chiede un obbligo di notificazione delle autorità, la nullità dei contratti di lavoro, l’esclusione dalle assicurazioni sociali e malattie così come l’obbligo di lasciare il Paese entro 90 giorni. Gli accordi internazionali incompatibili con l’iniziativa devono essere rinegoziati; se ciò non avviene entro 18 mesi dall’accettazione dell’iniziativa, la Svizzera dovrà denunciarli il prima possibile.
Ingorghi e costi elevati
«L’iniziativa non risolve problemi, ma ne crea di nuovi, mette a rischio il benessere, la sicurezza e la tradizione umanitaria della Svizzera», ha detto ieri a Berna il consigliere federale Beat Jans. Con circa 2,2 milioni di passaggi di frontiera al giorno e numerose centinaia di migliaia di frontalieri, l’esecuzione di controlli permanenti e sistematici delle frontiere graverebbe fortemente l’economia e il traffico di pendolari, in particolare nelle zone di confine, e causerebbe miliardi di franchi di costi di congestione.
Sarebbe inoltre necessario aumentare notevolmente il personale addetto alla protezione delle frontiere, con i conseguenti elevati costi. Controlli sistematici delle frontiere interne non costituirebbero, secondo il Consiglio federale, neppure strumenti idonei per arginare la migrazione secondaria. Già oggi, nel quadro del dispositivo doganale sono effettuati controlli efficaci, basati sulla situazione e sui rischi, che possono essere intensificati ulteriormente.
Oneri pesanti
Berna vedrebbe messa in pericolo la sua associazione al sistema Schengen/Dublino. Un suo abbandono indebolirebbe la sicurezza interna in quanto la Svizzera perderebbe l’accesso alle banche dati di ricerca europee, ha spiegato il «ministro» di Giustizia e Polizia. Inoltre, la Confederazione dovrebbe riesaminare autonomamente anche le domande respinte dagli Stati Schengen/Dublino e non potrebbe più trasferire i richiedenti asilo verso altri Paesi europei, con il conseguente rischio di un aumento significativo del numero di domande. In proposito, Jans ha citato un rapporto redatto su incarico del Consiglio nazionale, secondo il quale i costi annuali dell’abbandono dell’associazione a Schengen/Dublino ammonterebbero a una cifra tra 5,8 e 16,1 miliardi di franchi. Il prodotto interno lordo diminuirebbe fino al 3,9% nel 2035 e la perdita di reddito annua potrebbe ammontare fino a 1.300 franchi pro capite.
Senza la libera circolazione transfrontaliera, nel 2035 i frontalieri potrebbero perdere 422 mila ore nei giorni lavorativi a causa degli ingorghi, generando costi annuali sti-mati a 1,08 - 2,27 miliardi di franchi. I controlli alle frontiere rischierebbero di ridurre il numero di frontalieri fino al 60%, provocando forti ripercussioni soprattutto nei settori della ristorazione e delle cure.
Tradizione umanitaria a rischio
L’iniziativa, come detto, esige che l’asilo non venga concesso a più di 5 mila persone all’anno. Per non violare il diritto internazionale, Berna dovrebbe però continuare a esaminare ogni singola domanda d’asilo in quanto non potrebbe respingere e rimpatriare automaticamente queste persone. Inoltre, coloro che ad esempio fuggono da zone di conflitto non verrebbero più ammesse provvisoriamente, il che metterebbe in discussione la tradizione umanitaria elvetica.
La questione italiana
Interpellato sulla situazione con l’Italia - d al 2022 Roma ha limitato o sospeso la riammissione dei richiedenti asilo provenienti dalla Svizzera - Jans ha ricordato che non riguarda solo la Confederazione. Tutti i Paesi europei hanno un problema con la Penisola, poiché quest’ultima viola le regole comuni in materia di riammissione. Va però ricordato, ha aggiunto, che abbiamo anche un accordo bilaterale con l’Italia, che consente il rinvio di irregolari. Ogni giorno sono fino a 15 le persone interessate, più di quante giungono in Svizzera dalla Germania.
PS e PLR rincarano
Secondo il PS, il no è la decisione giusta , perché l’iniziativa rappresenta un attacco frontale al diritto d’asilo e al diritto internazionale e si inserisce nella strategia dell’UDC volta ad attribuire agli stranieri la colpa di tutti i problemi della nostra società. Molto critico anche il PLR che rimprovera all’iniziativa di nuocere alla sicurezza e alla prosperità. Inoltre, i migranti irregolari la cui domanda è stata respinta in altri Paesi europei potrebbero presentare una seconda richiesta d’asilo in Svizzera.
Dal canto suo, l’UDC prende di mira Jans, accusandolo di «fare politica per i criminali dell’asilo invece di risolvere il caos dell’asilo». Con la migrazione d’asilo «organizzata in modo criminale», ogni anno arrivano in Svizzera da tutto il mondo decine di «migliaia di approfittatori dell’asilo», che finiscono nel nostro Stato sociale. Secondo l’UDC, la popolazione svizzera subisce la criminalità importata e costi nell’ordine di miliardi. Il presidente del partito Marcel Dettling rimprovera a Jans di non fare il proprio lavoro, per esempio non attuando circa 30 inasprimenti in materia d’asilo approvati dal Parlamento.
