Bilaterali III

L’intesa è da prendere o lasciare e dall’UE arriva il primo monito

Gli Stati hanno approvato il pacchetto, ma su alcuni punti si sono discostati dagli accordi: il Nazionale interverrà? – L’ambasciatore dell’Unione nella Confederazione, Andreas Künne: «Ci aspettiamo che la Svizzera rispetti gli impegni presi»
© KEYSTONE/Anthony Anex
Luca Faranda
01.10.2026 22:31

Prendere o lasciare. Erano queste le regole del gioco prima di iniziare i dibattiti. L’accordo negoziato tra la Svizzera e l’Unione europea non si può modificare nella sostanza. O almeno, non si potrebbe.

Il Consiglio degli Stati, che in questi giorni ha trattato e approvato gli accordi, ha però deciso di entrare in rotta di collisione con l’UE su alcuni punti. E lo ha fatto su un tema sensibile a livello politico: l’immigrazione. Sia per quanto riguarda l’obbligo - per chi vuole risiedere in Svizzera - di presentare un estratto del casellario, sia per quanto riguarda i permessi di soggiorno permanente per le persone senza lavoro. «L’Unione Europea rispetterà gli impegni assunti nei confronti della Svizzera nell’ambito del pacchetto dei Bilaterali III e si aspetta che la Svizzera faccia altrettanto», spiega al Corriere del Ticino l’ambasciatore UE in Svizzera, Andreas Künne.

Grande attenzione

Ecco, dunque, il primo monito: «È importante preservare l’equilibrio raggiunto durante i negoziati - sia nel complesso, sia all’interno di ogni singolo accordo», sottolinea ancora il diplomatico tedesco, secondo cui «il pacchetto è di ampio respiro, equilibrato e vantaggioso sia per i cittadini sia per le imprese in Svizzera e nell’Unione europea».

Pur accogliendo con favore gli interventi parlamentari che sostengono il pacchetto di accordi, l’ambasciatore UE in Svizzera sottolinea che «al tempo stesso, seguiamo con grande attenzione le iniziative del Parlamento che vanno in senso contrario agli accordi del pacchetto firmati da entrambe le parti, in particolare per quanto riguarda l’accordo sulla libera circolazione delle persone e l’accordo sulla partecipazione della Svizzera ai programmi dell’UE (nell’ambito della ricerca, dell’educazione e dell’innovazione, ndr)».

«Non sono di alcun aiuto»

Oltre alle frizioni sulle condizioni per la richiesta del permesso di soggiorno permanente (per i «senatori», chi percepisce l’assistenza sociale o la disoccupazione dovrebbe poter presentare domanda solo dopo aver ritrovato un’occupazione), il Consiglio degli Stati si è discostato anche su un altro punto: la richiesta del casellario giudiziale per chi si vuole stabilire in tutta la Svizzera. Una prassi che è già realtà in Ticino e che si sta estendendo ad altri Cantoni.

I «senatori» hanno ora approvato questa ulteriore stretta, che dovrà essere confermata dal Consiglio nazionale. Inutili i tentativi del «ministro» della Giustizia Beat Jans di opporsi: «Non faceva parte del mandato negoziale e non rispecchia la prassi attuale», ha detto il consigliere federale, aggiungendo che già ora questa misura violerebbe l’Accordo sulla libera circolazione delle persone. A mettere in guardia la Camera dei Cantoni è stato anche il «ministro» degli Esteri Ignazio Cassis (responsabile dell’intero dossier). A suo avviso, eventuali deviazioni dall’accordo negoziato «metterebbero in discussione la ratifica del pacchetto da parte dell’UE».

E l’Unione europea, cosa ne pensa? «Ad esempio, le recenti votazioni al Consiglio degli Stati, che prevedono la richiesta sistematica di estratti del casellario giudiziale per i cittadini dell’UE, non sono di alcun aiuto, poiché non sono compatibili con l’accordo sulla libera circolazione delle persone», sostiene dal canto suo l’ambasciatore Künne.

Stabilizzazione e sviluppo

Ora, spazio al Consiglio nazionale. Oggi infatti - dopo oltre 24 ore di dibattiti su quattro giornate - i «senatori» hanno chiuso la pratica e approvato tutti gli accordi trattati. In questi giorni, a prendere il sopravvento sono state le discussioni sui cosiddetti accordi «di stabilizzazione», con la parte istituzionale che concerne anche le norme sull’adozione dinamica del diritto UE-svizzero e la risoluzione delle controversie.

Oggi (oltre a un credito di 192,6 milioni per Erasmus+), i «senatori» hanno dato il via libera anche a due nuovi accordi definiti «di sviluppo»: sanità e sicurezza alimentare (ma con una grande differenza: queste due intese sono sottoposte a referendum facoltativo, non obbligatorio). Il terzo, il controverso accordo sull’elettricità, invece, sarà verosimilmente discusso solo a dicembre nella Camera dei Cantoni. E proprio nello stesso mese, il Nazionale dovrebbe iniziare le sue discussioni sul resto del pacchetto.

Al voto già nel 2027?

Questa discrepanza potrebbe portare a un voto popolare anticipato. Già il 6 giugno 2027. Ma solo su una parte del pacchetto: quella di stabilizzazione, che è la più rilevante (senza un sì alle urne, cadrebbero anche i tre accordi di sviluppo). Mentre le tre nuove intese (sicurezza alimentare, sanità ed elettricità) verrebbero affrontate e votate in un secondo momento.

Il parziale e anticipato appuntamento alle urne (pochi mesi prima delle elezioni federali) è uno scenario che i favorevoli all’accordo vedono di buon occhio, mentre i contrari - l’UDC su tutti - vorrebbero frenare e prendere più tempo.

Referendum ancora incerto

In ogni caso, si arriverà alle urne: mercoledì sera, i «senatori» hanno preferito il referendum obbligatorio «sui generis» (per 23 voti contro 17 e tre astenuti) e non la maggioranza semplice auspicata dal Consiglio federale per quanto riguarda l’accordo di «stabilizzazione».

Inoltre, il Consiglio degli Stati ha aggiunto un’altra strada per arrivare al referendum obbligatorio: con 23 voti a 18 (e due astenuti) ha dato il via libera a un’iniziativa parlamentare che chiede una disposizione transitoria nella Costituzione con l’obiettivo di sottoporre gli accordi a referendum obbligatorio. Al Nazionale le sensibilità e i rapporti di forza potrebbero però essere diversi. Lo si vedrà a dicembre.