Lo studio

«L'isolamento in cella è un boomerang, va abolito»

Gli autori di uno studio condotto a Zurigo sottolineano che soprattutto le persone con problemi mentali tendono a rispettare ancora meno le regole e si rischia un peggioramento dello stato psichico, ad esempio accrescendo il rischio di suicidio
Ats
03.07.2026 14:30

L'isolamento disciplinare nelle carceri è inefficace o addirittura controproducente. È la conclusione a cui giunge un nuovo studio, i cui autori chiedono pertanto l'abolizione di questo tipo di detenzione in Svizzera.

La ricerca è stata realizzata dal professore di diritto penale Thierry Urwyler insieme a Iris Weidmann, Thomas Noll e Nina Schnyder, che lavorano all'Ufficio per l'esecuzione delle pene e il reinserimento del Canton Zurigo. In precedenza, l'argomento in Svizzera era stato oggetto di studi solo in casi sporadici.

Aumentano il malessere e la recidiva

In un'intervista pubblicata oggi dall'Università di Zurigo, Urwyler afferma che soprattutto le persone con problemi mentali tendono a rispettare ancora meno le regole dopo l'arresto. Inoltre, l'isolamento può causare un peggioramento dello stato psichico, ad esempio accrescendo il rischio di suicidio.

Alcuni degli studi stranieri analizzati per l'indagine svizzera dimostrano che essere reclusi in solitaria può tra l'altro aumentare la recidiva dopo il rilascio. Per gli autori, si tratta quindi di una misura inefficace se non perfino dannosa, che non può essere giustificata costituzionalmente.

Le richieste

Stando a Urwyler, il penitenziario di Pöschwies a Regensdorf (ZH) ha già modificato la propria politica e ora impone l'isolamento con minore frequenza. Si tratta di «un passo importante e lodevole», commenta l'esperto.

Secondo i quattro specialisti all'origine dello studio, serve un piano che delinei le modalità per porre fine a questa pratica nel più breve tempo possibile. In secondo luogo, un comitato multidisciplinare, invece degli attuali organi puramente legali, dovrebbe condurre una revisione delle detenzioni. Infine, l'isolamento va orientato maggiormente verso la terapia, in modo che i carcerati non debbano più rimanere in cella per 22 ore senza alcuna attività.