Governo

L’IVA salirà, ma meno del previsto per gli acquisti di armamenti

Proposto un aumento di 0,5 punti percentuali per dodici anni dell’imposta sul valore aggiunto: inizialmente era di 0,8 punti in 10 anni – Pfister: «Vogliamo investire fino a 50 miliardi entro il 2039» – Con la votazione sul finanziamento della 13. AVS, l’aliquota potrebbe raggiungere il 9%
©ANTHONY ANEX
Luca Faranda
24.06.2026 21:16

La proposta di aumentare temporaneamente (per un periodo di dieci anni) l’IVA di 0,8 punti percentuali per finanziare le spese militari non piace. Dalla procedura di consultazione, avviata a marzo dal Consiglio federale e conclusasi a fine maggio, sono emersi numerosi pareri critici ed è difficile, oggi, immaginare di costruire attorno a questa proposta una solida maggioranza.

E se l’aumento fosse «solo» di 0,5 punti percentuali, ma per un periodo di 12 anni e destinato all’acquisto di armamenti? È quello che propone ora il Consiglio federale, ribadendo che la difesa ha bisogno di risorse finanziarie supplementari.

Alle urne nel giugno 2027

L’imposta sul valore aggiunto, però, non è solo nel mirino di Martin Pfister. È già destinata a salire: lo scorso 19 giugno Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati hanno infatti approvato un aumento dell’IVA di 0,4 punti (illimitato nel tempo a partire dal 2028) per finanziare la tredicesima rendita AVS. Pertanto, l’aliquota passerà dall’attuale 8,1% all’8,5%: servirà in ogni caso la doppia maggioranza di popolo e Cantoni per ritoccare l’IVA. È possibile che si vada a votare già il prossimo 29 novembre.

Nel frattempo, il 12 agosto il Consiglio federale trasmetterà il messaggio al Parlamento per aumentare l’IVA a favore dell’esercito. «In questo modo il Parlamento potrà iniziare il dibattito in tempi brevi». La votazione, secondo il «ministro» della Difesa Martin Pfister, potrebbe tenersi già nel mese di giugno del 2027. Nel giro di pochi mesi, pertanto, si potrebbe andare alle urne due volte per incrementare l’IVA.

Se entrambe le proposte verranno approvate, l’imposta sul valore aggiunto raggiungerà il 9%. Non solo. Il Consiglio federale, nell’ambito della riforma AVS 2030, ha già annunciato un ulteriore ritocco dell’IVA verso l’alto.

«Non abbiamo scelta»

«Non è facile spiegare questo aumento, ma non abbiamo scelta. Se vogliamo migliorare la situazione della sicurezza e dell’Esercito, bisogna avere fondi. E non ci sono alternative», ha detto Pfister in conferenza stampa, riconoscendo inoltre che «oggi non abbiamo una maggioranza. Ma sono convinto che con la discussione politica in autunno e poi nuovamente prima del voto di giugno c’è la possibilità di aumentare l’IVA a favore della sicurezza del Paese».

E se arrivasse un no alle urne, nel giugno 2027? «Si dovrà rivedere completamente la pianificazione», ha risposto il «ministro della Difesa», facendo notare che l’orientamento dell’esercito alla capacità di difesa (presentato dallo stesso Pfister lo scorso venerdì) potrà essere attuato soltanto se l’esercito disporrà delle risorse supplementari proposte.

L’1% del PIL entro il 2032

L’aumento più contenuto dell’IVA (0,5 punti per dodici anni, anziché di 0,8 per un decennio) è anche da ricondurre alle previsioni più favorevoli per il bilancio della Confederazione, che permettono un maggiore margine di manovra per la difesa. In che modo? I proventi dalle imposte sugli utili dovrebbero consentire di finanziare l’aumento delle spese militari: pertanto, l’1% del prodotto interno lordo (PIL) entro il 2032 sarà finanziato tramite il bilancio federale ordinario (e non tramite l’aumento dell’IVA). Non solo, il bilancio della Confederazione coprirà anche «il fabbisogno supplementare degli uffici federali civili attivi nel settore della sicurezza» (si parla in particolare del Servizio delle attività informative della Confederazione e dell’Ufficio federale della protezione della popolazione, entrambi sotto il DDPS).

Stimate entrate per 24 miliardi

Le entrate supplementari dall’IVA verranno così destinate integralmente a uscite per l’armamento (come i sistemi di difesa terra-aria, vedi sotto). «Considero questo aumento dell’IVA un contributo alla sicurezza del nostro Paese e della nostra popolazione», ha detto Pfister, stimando un gettito aggiuntivo di 24 miliardi di franchi in dodici anni. Alla luce del deterioramento della situazione geopolitica, le casse dell’Esercito devono essere rimpolpate. «Fino al 2039 vogliamo investire oltre 50 miliardi di franchi in progetti d’armamento», ha annunciato Pfister, aggiungendo che circa l’80% degli investimenti saranno destinati al rafforzamento delle capacità di difesa contro gli attacchi più probabili, come minacce ibride e attacchi a distanza.

Solo il Centro è favorevole

Le reazioni non si sono fatte attendere e, come previsto, sono perlopiù negative. Solo il Centro (partito di Martin Pfister) accoglie favorevolmente la proposta, ritenendo che si tratti di una «soluzione sostenibile». Di tutt’altro avviso le altre formazioni politiche: per il PLR, introdurre nuovi aggravi è la strada sbagliata. Per il PS, invece, non bisogna destinare fondi aggiuntivi «per priorità sbagliate». L’Esercito deve concentrarsi su minacce realistiche come attacchi informatici, disinformazione, droni, missili e protezione delle infrastrutture critiche. I Verdi, dal canto loro, parlano di «piano antisociale»: «Non un solo franco in più dovrebbe essere destinato al riarmo».

Prosegue invece secondo i piani l’idea del Governo di creare un «Fondo per gli armamenti» in grado di contrarre debiti in modo da «assorbire picchi nei pagamenti» e velocizzare gli acquisti urgenti.

L'aliquota ridotta

Oltre all’aumento temporaneo (di 0,5 punti) dell’aliquota normale, sarà incrementata di 0,3 punti anche l’aliquota speciale per il settore alberghiero. Quest’ultima oggi è fissata al 3,8%, ma è limitata al 2027. A metà giugno il Consiglio nazionale ha deciso di non entrare in materia sul progetto con cui si chiede di prorogarla oltre il 2027. Se il Consiglio degli Stati conferma la decisione, il settore dovrà pagare dal 2028 un’aliquota ordinaria dell’IVA dell’8,1%. Il Consiglio federale ha invece deciso di rinunciare all’aumento dell’aliquota ridotta, oggi al 2,6% (ad esempio per derrate alimentari, medicinali e prodotti per l’igiene mestruale). «Ciò consentirà di ridurre le ripercussioni sulle economie domestiche a basso reddito», spiega il Governo.

Sbloccati i pagamenti per i Patriot

«L’obiettivo di avere almeno un sistema di difesa terra-aria a lunga gittata nei prossimi anni». Se non arriveranno presto i Patriot statunitensi, dunque, bisognerà rivolgersi verso un altro sistema, preferibilmente prodotto in Europa. Lo ha chiarito Martin Pfister, aggiungendo che le entrate supplementari derivanti dall’IVA contribuiranno anche all’acquisto di un secondo sistema di difesa terra-aria a lunga gittata e a finanziare i costi legati al sistema Patriot. Il Dipartimento federale della difesa è infatti stato incaricato di avviare le trattative per l’acquisto di un secondo sistema con produttori provenienti da Francia (Eurosam), Israele (Rafael) e Corea del Sud (Hanwha Aerospace).

Ma come si è arrivati a questa situazione? Nel 2021 il Consiglio federale ha deciso l’acquisto di cinque unità di fuoco del tipo Patriot del produttore statunitense Raytheon. La fornitura avrebbe dovuto iniziare nel 2027 e concludersi nel 2028. Tuttavia, la scorsa estate gli Stati Uniti hanno informato la Svizzera che saranno fissate nuove priorità per quanto riguarda la fornitura dei sistemi Patriot a seguito del sostegno all’Ucraina. Di conseguenza le forniture subiranno dei ritardi e aumenti di prezzo.

Berna in autunno aveva sospeso i pagamenti, ma ora il Governo ha deciso di riprenderli. Una mossa dettata «dalla situazione in materia di sicurezza», ha ribadito Pfister, ma anche escogitata per non compromettere il programma di acquisizione dei caccia F-35. Interrompere il processo di acquisto senza un sistema alternativo infatti non è un’opzione praticabile, ha detto il capo del DDPS, precisando che l’acquisto di un secondo sistema è necessario a causa del ritardo di diversi anni nelle consegne statunitensi. A suo avviso, è anche fondamentale ridurre la dipendenza da un unico fornitore e da un’unica catena di fornitura, in modo da rafforzare così la sicurezza dell’approvvigionamento.