Lo scambio di dati fra forze di polizia fa discutere

Le forze di polizia in Svizzera devono poter mettere in rete le informazioni per potersele scambiare. Se da un lato il principio raccoglie un ampio consenso, dall'altro emergono timori legati alla protezione dei dati e al rischio di una sorveglianza di massa.
Una piattaforma nazionale dovrebbe permettere ai servizi di polizia di scambiarsi informazioni, un passo che necessita di una modifica della legislazione federale. Il Consiglio federale ha quindi messo in consultazione due progetti sul tema: uno concerne la base costituzionale, l'altro è una revisione parziale della Legge federale sui sistemi d'informazione di polizia della Confederazione (LSIP).
Ampio sostegno all'obiettivo principale
Prendendo posizione, PLR e UDC sostengono il principio del progetto governativo. In un contesto caratterizzato da una criminalità sempre più transfrontaliera, una tale piattaforma è indispensabile, secondo i liberali-radicali. I democentristi esprimono da parte loro scetticismo riguardo all'estensione delle competenze federali, che potrebbe interferire con la sovranità dei Cantoni.
Anche il Centro si pronuncia a favore del progetto. Crimine organizzato, terrorismo e turismo criminale da tempo non si fermano più alle frontiere cantonali e nazionali. Il lavoro in rete della polizia diventa quindi sempre più importante per la sicurezza interna.
Sempre il Centro, così come la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), valuta come giudizioso l'iter parallelo portato avanti dalla Confederazione, con una revisione di legge, e dai Cantoni, con un concordato. Nonostante ciò, la CDDGP respinge i punti centrali del progetto.
Mole di lavoro e protezione dei dati
La Conferenza si oppone in particolare allo «sportello unico» previsto per le domande d'accesso ai dati. Il modello non è convincente né dal punto di vista giuridico né da quello operativo, con un aumento del carico di lavoro. Anche la CDDGP teme poi una «centralizzazione a livello federale».
Tornando ai partiti, il PS muove critiche riguardo alla protezione dei dati: una procedura automatizzata che dà accesso a informazioni di polizia sarebbe «preoccupante dal punto di vista dello Stato di diritto e della protezione dei dati». I socialisti temono abusi, ma sostengono una collaborazione efficace ed efficiente fra le autorità di polizia.
L'associazione «Société Numérique», che lotta per la difesa dei diritti digitali, respinge dal canto suo l'intero pacchetto. A suo dire il sistema previsto aumenterebbe il rischio di abusi e costituirebbe un grave attacco all'autodeterminazione informativa. Le basi legali sarebbero inoltre insufficienti. L'organizzazione propone piuttosto di digitalizzare e migliorare la cooperazione amministrativa esistente.