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Lo stato civile «divorziato» potrebbe scomparire: in Svizzera dove finiscono più matrimoni?

Il Consiglio federale è favorevole alla mozione della consigliera nazionale friburghese Nadine Gobet (PLR) che mira a eliminare tale status - In Svizzera, registrati 16 mila divorzi lo scorso anno
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Red. Online
10.09.2026 13:00

Lo stato civile «divorziato» potrebbe scomparire in Svizzera. Il Consiglio federale si è infatti detto favorevole a una mozione di Nadine Gobet (PLR) che mira a eliminare tale status. Secondo la consigliera nazionale friburghese, il divorzio deve sì continuare a essere registrato come evento di stato civile, in quanto rilevante ai fini della previdenza sociale, ma non deve costituire uno status civile distinto.

La mozione chiede che le persone divorziate possano semplicemente potersi dichiarare «single». Il Consiglio federale, sotto la guida del capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) Beat Jans, quest’oggi ha raccomandato l'adozione della mozione presentata da Gobet.

Secondo la deputata del PLR, lo stato civile ha lo scopo di descrivere la situazione giuridica attuale di una persona e non il suo percorso di vita. Il divorzio, per Gobet, costituisce un evento giuridico passato e non una situazione giuridica attuale.

Tuttavia, la qualifica di «divorziato» persiste talvolta anche per diversi decenni dopo lo scioglimento del matrimonio, sebbene il suo mantenimento come stato civile distinto non risponda più a un'esigenza amministrativa essenziale.

L'autrice della mozione, sostenuta da colleghi di tutti gli schieramenti politici, dall'UDC ai Verdi, propone che l'informazione rimanga registrata nella cronologia dello stato civile e sia accessibile quando necessario. Gobet crede inoltre che la sua richiesta consenta di rispettare i principi costituzionali di tutela della personalità e di proporzionalità. Nella sua risposta pubblicata oggi, il Governo si è detto favorevole alla modifica, senza tuttavia fornire ulteriori spiegazioni.

Quanti divorzi in Svizzera?

In Svizzera lo scorso anno si sono registrati quasi 16 mila divorzi: il Blick evidenzia come oltre il 40% dei matrimoni si concluda con un divorzio, il quale, ormai, è una realtà sociale generalmente accettata. 

I divorzi, rileva l'Ufficio federale di statistica (UST), hanno registrato una rapida progressione dalla fine degli anni Sessanta fino al 1999, quando il loro numero ammontava a 20.800. Nel 2010 è stato registrato il record, pari a 22.100 casi di divorzio.

Il 40% dei divorzi ha luogo nei primi 10 anni di matrimonio e il 30% dopo 20 o più anni di vita in comune. La durata media di un matrimonio al momento del divorzio è di 15,2 anni. Negli ultimi anni, in media, due matrimoni su cinque (40,2%) si concludono con un divorzio. 

Dati del 2022 alla mano, i cantoni con i tassi di divorzio più elevati sono Neuchâtel (66%), Giura (56%), Ticino (51%), Vaud (48%) e Ginevra (48%). Al contrario, quelli con i tassi più bassi sono Uri (27%), Appenzello Interno (31%), Zugo (33%), Zurigo (34%) e Lucerna (35%)

In Ticino matrimoni in calo

Oltre all'aumento dei divorzi, in Svizzera si registra pure un calo generale dei matrimoni. Stando ai dati dell’Ufficio cantonale di statistica (USTAT), nel 2024 sono state celebrate 1.140 unioni in Ticino, di cui 37 tra persone dello stesso sesso. Per ritrovare un dato così basso - se non consideriamo il periodo pandemico - bisogna scorrere la statistica fino al 1979, quando i matrimoni furono 1.054.

«In generale, la diminuzione dei matrimoni è una tendenza degli ultimi decenni», dichiarava al CdT lo scorso anno Francesco Giudici, responsabile del settore Società dell’USTAT. «Non a caso, il basso tasso di nuzialità si accompagna a un ritardo nella ricerca del primo figlio da parte delle coppie. In sostanza, si nota tra le generazioni più recenti un innalzamento dell’età nel processo di transizione verso l’età adulta».

Anche perché, a fronte di un periodo di formazione più lungo, tutto viene posticipato. «Soprattutto per chi sceglie di seguire una formazione terziaria, dopo la laurea segue un periodo di inserimento nel mondo del lavoro. E questo può richiedere del tempo e ritardare l’eventuale desiderio di metter su famiglia».