Lo «statuto S» è a rischio per gli ucraini in età di leva

Si apre un nuovo capitolo sul fronte dello Statuto S. Dall’Unione europea si sta infatti facendo strada l’idea di limitare lo statuto di protezione agli ucraini in età da servizio militare. Ciò significa che gli uomini tra 23 e 60 anni potrebbero non beneficiare più dello statuto di protezione temporanea accordato nell’Unione europea. Giovedì in Lussemburgo, i ministri dell’interno dell’UE hanno tenuto una riunione anche per discutere di questa proposta. Una proposta concreta potrebbe arrivare entro agosto. Al tavolo c’era anche il consigliere federale Beat Jans.
La misura verrebbe ripresa anche dalla Confederazione? Non è detto. «La Svizzera, che offre una protezione paragonabile a quella dell’UE, segue con grande interesse le discussioni in corso. Come ha illustrato il consigliere federale Jans, una prassi europea coordinata aiuta a prevenire la migrazione secondaria sgravando i sistemi d’asilo nazionali», ha scritto il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), sottolineando che Jans durante l’incontro ha evidenziato l’importanza della cooperazione europea in materia di sicurezza e migrazione.
Sette regioni «sicure»
A Bruxelles si sta valutando anche di limitare la protezione per gli ucraini provenienti da determinate regioni. Un passo che, dal canto suo, la Svizzera ha già compiuto: dallo scorso 1. novembre, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) evade le domande per lo statuto S distinguendo le regioni di provenienza. In sostanza, i richiedenti provenienti da sette regioni dell’Ucraina occidentale (Volinia, Rivne, Leopoli, Ternopil, Transcarpazia, Ivano-Frankivsk e Cernivci) non hanno più diritto a uno statuto di protezione in Svizzera.
In Ticino riguarderebbe 368 persone
Attualmente, in Svizzera così come nell’UE, lo statuto di protezione S per i profughi in fuga dall’Ucraina non scadrà prima del 4 marzo 2027. Stando a quanto emerso giovedì al termine della riunione, gli Stati membri sarebbero orientati a estendere la validità fino a marzo 2028. Ma, come detto, potrebbero esserci limitazioni (richieste da Kiev) per gli uomini in età di leva.
La questione, in Svizzera, è già stata all’ordine del giorno del Consiglio federale. Già nel 2024, una mozione di Walter Gartmann (UDC/SG) chiedeva al governo di «istituire le necessarie condizioni quadro affinché gli ucraini soggetti all’obbligo di prestare servizio militare che attualmente beneficiano dello statuto S in Svizzera ritornino nel loro Paese e possano in tal modo contribuire alla sua difesa». Il Consiglio federale, nel novembre dello stesso anno, si era detto contrario, sostenendo che «incentivare in maniera mirata il ritorno degli uomini soggetti all’obbligo del servizio militare o aumentare in generale l’aiuto al ritorno equivarrebbe a promuovere attivamente il ritorno in una zona di guerra».
Ma quante persone rientrano in questa categoria? «Al 30 aprile 2026 in Svizzera erano presenti 12.052 uomini di età compresa tra i 23 e i 60 anni con status S attivo, di cui 368 in Ticino», ci spiega la SEM. I servizi di Beat Jans, in merito alla proposta discussa giovedì, si limitano a ricordare che «la Svizzera si è sempre coordinata strettamente con l’UE per quanto riguarda lo statuto di protezione S e continuerà a farlo». Berna seguirà pertanto le discussioni a livello europeo e valuterà «se la prassi svizzera debba essere adeguata alle decisioni dell’UE in materia, al fine di evitare la migrazione secondaria».
Permesso B automatico
C’è però un’altra questione che a Palazzo federale sta facendo particolarmente discutere. Il passaggio dallo statuto S al permesso di dimora B dopo cinque anni di permanenza in Svizzera. Il gruppo parlamentare dell’UDC a marzo ha chiesto di «impedire il rilascio automatico» previsto dall’articolo 74 della Legge sull’asilo. In questi primi giorni di sessione estiva sono state presentate richieste analoghe anche dai «senatori» Pirmin Schwander (UDC/SZ) e Damian Müller (PLR/LU). Il Consiglio federale, dal canto suo, invita a respingere gli atti parlamentari. L’ottenimento di un permesso di dimora non implica infatti che i beneficiari abbiano diritto a restare in Svizzera. «Quando la protezione provvisoria sarà revocata, tutte le persone bisognose di protezione saranno trattate allo stesso modo, a prescindere che siano titolari di un permesso di dimora oppure no. Dovranno lasciare la Svizzera tranne nel caso in cui sussistano ostacoli all’esecuzione o un rischio di persecuzione», scrive il Governo.
Costi sociali a carico dei Cantoni
I Cantoni, però, temono un aumento dei costi sociali con il passaggio dallo statuto S al permesso B. Oggi è infatti principalmente la Confederazione a farsene carico, tramite importi forfettari. I numeri indicano che attualmente sono presenti in Svizzera circa 72 mila persone con Statuto S, di cui circa 2.800 in Ticino. Tuttavia, non tutti sono giunti nei primi mesi del conflitto e soprattutto non tutti percepiscono (o continueranno a percepire) aiuti sociali.
