L'inchiesta

L'uomo che si è dato fuoco sul bus a Kerzers viveva da solo in un camper fatiscente

Ne dà notizia il Tages-Anzeiger, spiegando che in passato non si erano mai verificati casi di autolesionismo o di violenza verso altri
©JEAN-CHRISTOPHE BOTT
Red. Online
12.03.2026 21:45

Mercoledì, a mezzogiorno, in un piccolo borgo del Seeland bernese, vicino ad Aaberg, gli investigatori di Berna e Friburgo hanno forzato la portiera di un camper bianco, parcheggiato davanti a una fattoria. All'interno, bottiglie di liquore vuote, carta igienica, sacchetti di carta e sacchi della spazzatura pieni. L'aria odorava di fumo di sigaretta. L'uomo che si è dato fuoco all'interno di un autopostale, a Kerzers, uccidendo se stesso e altre cinque persone, viveva qui. Aveva 65 anni, scrive il Tages-Anzeiger, e secondo un residente locale era riservato, taciturno ma amichevole. 

Ultimamente, secondo il proprietario della fattoria e della piazzola su cui sostava il camper, l'uomo soffriva di dolori e riusciva a malapena a camminare eretto. La cassetta della posta era piena di avvisi di recupero crediti e citazioni. Peter M. – il nome scelto dal Tages-Anzeiger – diffidava del governo e si lamentava del fatto che la Svizzera «si preoccupa degli stranieri ma non di me». Viveva sempre più in un mondo tutto suo, sempre stando al proprietario.

Ciò che nessuno poteva sapere, mercoledì, quando la polizia ha perquisito il camper, era che Peter M. si era dato fuoco la sera prima su un autopostale vicino alla stazione ferroviaria di Kerzers. La tragedia ha scosso la Svizzera. Sia per la natura dell'atto, sia perché è ancora vivo il ricordo di Crans-Montana. Il Tages-Anzeiger, con la sua inchiesta, ha infine ricostruito i retroscena del dramma. Andiamo con ordine: di recente, Peter M. aveva deciso di ricoversarsi in ospedale, ad Aarberg, per via dei citati problemi fisici. In precedenza, era stato ricoverato su base volontaria in un'altra struttura. Dai rapporti di polizia è emerso che l'uomo, martedì, è scomparso mentre era ricoverato in ospedale. La struttura ha prontamente segnalato la sua assenza alla polizia, che ha avviato le ricerche. Inizialmente, le autorità si sono mosse per ricercare una persona scomparsa. Infine, l'amara constatazione: Peter M. è l'uomo che si è dato fuoco all'interno di quel bus.

Perché Peter M. ha commesso un atto così orribile? «Le indagini sono in corso per chiarire le circostanze esatte di questo tragico evento» ha dichiarato la Procura di Friburgo in un comunicato stampa. Una cosa è chiara, scrive per contro il Tages-Anzeiger: la vita di quest'uomo è scivolata via, qualche tempo fa. Per dire, negli ultimi vent'anni  Peter M. ha avuto almeno otto indirizzi, alcuni solo per brevi periodi. Tutti gli indirizzi si trovavano nella regione del Seeland bernese, per lo più in zone rurali. Il suo ultimo indirizzo ufficiale era presso l'Ufficio dei servizi sociali di Aarberg.

L'Autorità per la protezione dei minori e degli adulti (KESB) di Berna Seeland ha confermato, su richiesta, di conoscere Peter M. e che quest'ultimo aveva un tutore per le questioni amministrative. Tali tutori, in genere, si occupano dei contatti con gli uffici e le autorità, nonché della gestione del reddito e del patrimonio. L'Autorità ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli, ma ha aggiunto che non si erano verificati casi di autolesionismo o di violenza verso altri. Interpellati, i vicini della proprietà hanno confermato che Peter M. non era mai stato aggressivo.

Aggressivo no, ma sempre più disperato. Le dichiarazioni del proprietario della fattoria, prosegue il Tages-Anzeiger, dimostrano quanto fosse difficile la sua situazione: Peter M. sarebbe dovuto rimanere nella proprietà, con il suo camper, solo per un inverno. L'ospitalità era intesa come un favore. Ma, poi, il suo soggiorno si è allungato sempre di più e, allo stesso tempo, la salute dell'uomo è peggiorata. Non solo, l'uomo non pagava l'affitto della piazzola. La sua badante aveva cercato di trovargli un posto in una casa di riposo, ma lui era solito ripetere che quel camper era «la sua destinazione finale». Il proprietario ha finalmente rescisso il contratto di Peter M. nel gennaio 2026: avrebbe dovuto rimuovere il suo veicolo entro la fine di marzo.

L'indagine rivelerà se la pressione per trovare una nuova casa possa essere collegata e collegabile alle azioni dell'uomo. Nella fattoria, situata in una posizione idilliaca in campagna, il proprietario racconta ai giornalisti del Tages-Anzeiger che anni fa Peter M. disse: «Ti ricorderai di me». Un'affermazione che, per quanto lontana dall'atto compiuto sul bus, continua a fare capolino nella mente del proprietario.

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