Svizzera

Lupo, l’Associazione dei grandi predatori sostiene la petizione per un massimo di sette branchi

L’Associazione svizzera per la protezione del territorio dai grandi predatori appoggia l’iniziativa lanciata dalle sezioni Giovani UDC di sette Cantoni – Tra le richieste anche procedure più rapide e la trasparenza sui costi della gestione del lupo
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Red. Online
12.09.2026 20:04

L’Associazione svizzera per la protezione del territorio dai grandi predatori sostiene la petizione nazionale «Salvare l’economia alpina: limiti massimi per le popolazioni di lupi in Svizzera», lanciata dalle sezioni Giovani UDC dei cantoni Ticino, Svitto, San Gallo, Zurigo, Nidvaldo, Grigioni e Alto Vallese.

Al centro dell’iniziativa vi è la richiesta di fissare a livello nazionale un limite massimo di sette branchi di lupi, distribuiti nei cinque compartimenti previsti dall’Ordinanza sulla caccia. Secondo i promotori, l’obiettivo sarebbe quello di garantire la conservazione della specie riducendo al contempo la pressione sull’agricoltura di montagna e sull’economia alpestre.

Il comunicato dell’associazione ricorda che nel 2020 si stimavano in Svizzera circa 11 branchi e un centinaio di esemplari, mentre i dati ufficiali citati nella petizione parlano oggi di 43 branchi e oltre 350 lupi. Una crescita che, secondo i promotori, ha portato la presenza del grande predatore anche nelle Prealpi, nel Giura e in zone di pianura vicine ai centri urbani.

Le richieste della petizione

Oltre al limite massimo di sette branchi, la petizione chiede l’introduzione di procedure d’intervento «chiare, rapide e trasparenti». In concreto, i firmatari sollecitano criteri uniformi, decisioni più veloci e percorsi giuridicamente sicuri per permettere ai Cantoni di intervenire nei confronti di branchi o singoli lupi considerati problematici.

La terza richiesta riguarda la pubblicazione completa dei costi, diretti e indiretti, legati alla gestione del lupo. Nel conteggio dovrebbero rientrare le spese della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni, i contributi dei privati e gli indennizzi.

L’associazione condivide inoltre la valutazione dei promotori secondo cui gli attacchi al bestiame di grossa taglia sarebbero in aumento in diverse regioni. Nel comunicato si sostiene che le misure di protezione delle greggi finanziate da Confederazione e Cantoni comportino una spesa superiore ai 10 milioni di franchi, oltre a richiedere un impegno significativo agli allevatori.

Secondo l’organizzazione, la presenza del lupo avrebbe inoltre contribuito all’abbandono di pascoli e alpeggi, con conseguenze sul paesaggio, sulla biodiversità e sul tessuto socio-culturale delle regioni di montagna. L’associazione chiede infine che nelle aree abitate continui a valere una «tolleranza zero» nei confronti del lupo.

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