Lupo, si guarda alla Svezia: «Serve una soglia massima»

«Attualmente si ritiene che in Svizzera siano presenti 15-20 lupi». Era, però, il 2010 e il grande predatore - dai dati di Pro Natura sulla ricomparsa del lupo in Svizzera - non rappresentava un problema. Oggi, a sedici anni di distanza, le cose sono cambiare: «Abbiamo superato ampiamente la quota di 300 lupi», ricorda il «senatore» ticinese Fabio Regazzi», che ora chiede un giro di vite. Anzi, un vero e proprio cambio di paradigma.
Oggi, il Consiglio degli Stati ha infatti accolto tacitamente una sua mozione che chiede di introdurre una base legale per l’abbattimento regolato dei lupi al superamento di una soglia numerica definita. Ora tocca al Nazionale.
Bastano 170 lupi?
L’idea, in realtà, non è nuova. Regazzi rimanda infatti all’esempio della Svezia: «In un territorio di circa 11 volte più grande della Svizzera (con una popolazione leggermente maggiore) sono presenti circa 300 lupi come nel nostro Paese. Ciò nonostante, il governo svedese ha adottato un “wolf management plan” con l’obiettivo di ridurre gli effettivi a 170 esemplari», si legge nel testo della mozione.
Bisogna mantenere la stessa quota? «No, definire i criteri sarà compito del Consiglio federale. Per me, ovviamente, meno sono e meglio è», afferma Regazzi, aggiungendo che l’obiettivo non è di fissare una soglia a livello nazionale. Bensì di definire territori su base regionale tenendo conto delle peculiarità territoriali, ambientali e socio-economiche. Ovvero, fissare un numero massimo di lupi presenti in ogni regione. «Non è una politica di annientamento del lupo: non è questo lo scopo della mozione. Bisogna trovare un equilibrio».
Proattivi, non reattivi
Oggi, nonostante gli allentamenti alla legge federale sulla caccia decisi di recente, gli effetti sulla popolazione dei grandi predatori tardano ad arrivare. L’attuale sistema, che prevede un’autorizzazione caso per caso da parte delle autorità cantonali e federali, «si è dimostrato troppo lento, macchinoso e inefficace». Finora, critica Regazzi, si è sempre intervenuto in modo reattivo. Ecco perché è un cambio di paradigma: deve essere una gestione proattiva e regolata».
La proposta di Regazzi non ha incontrato resistenze nella Camera dei Cantoni. In realtà, anche il Consiglio federale si era detto favorevole alla mozione. Oggi, il «ministro» dell’Ambiente Albert Rösti ha confermato che è necessario adeguare ulteriormente le disposizioni. «Abbiamo dovuto riconoscere che la crescita è semplicemente troppo rapida per aspettare», ha sottolineato.
«Anche a livello europeo si stanno muovendo, non è un fenomeno solo svizzero. Se non si interviene in modo rapido questa crescita è destinata ad aumentare», aggiunge dal canto suo Regazzi, sottolineando che la stessa Strategia Lupo Svizzera prevede che 12 branchi di lupi sono sufficienti per l’interesse del mantenimento della specie. A titolo di confronto, alla fine dell’anno di monitoraggio 2025/2026, la Svizzera contava più di una quarantina di branchi di lupi.
La strategia dei piccoli passi
Se anche il Nazionale darà il via libera all’atto parlamentare di Regazzi, il Consiglio federale si prenderà del tempo per implementarlo. Rösti ha infatti reso noto che non prevede di attuare la mozione insieme alle altre due già approvate dalle Camere nel 2025 (vedi box). Il motivo? Il timore di un referendum sul cambio di sistema. Pertanto, attuando la strategia dei piccoli passi (o della Salami-Taktik, per usare un termine caro Oltregottardo), i primi due allentamenti potranno entrare in vigore più facilmente. «È ragionale non forzare la mano e procedere a tappe», riconosce Regazzi.
