Ma Jacques Moretti, quindi, potrebbe uscire di prigione?

Jacques Moretti, dunque, potrebbe uscire di prigione? Andiamo con ordine. Secondo quanto rivelato oggi dalla RTS, il Ministero pubblico vallesano ha chiesto che Jessica e Jacques Moretti, gestori del Constellation, teatro della tragedia di Capodanno costata la vita a 40 persone, versino una cauzione di 200 mila franchi ciascuno. Spetterà al Tribunale delle misure coercitive pronunciarsi in merito.
Iniziamo da Jessica Moretti. Per ovviare al rischio di fuga, la sostituta procuratrice generale, Catherine Seppey, aveva proposto al citato Tribunale misure coercitive «per ordinare misure sostitutive in luogo della detenzione preventiva». Nello specifico: il sequestro dei suoi documenti d'identità, l'obbligo di presentarsi ogni tre giorni alla stazione di polizia, l'uso di un braccialetto elettronico e il versamento di una cauzione di 200 mila franchi. Nella sua decisione dello scorso 12 gennaio, il Tribunale delle misure coercitive aveva parzialmente seguito il parere di Seppey imponendo «solo» il divieto di lasciare il territorio svizzero, il sequestro di tutti i suoi documenti d'identità e di quelli dei suoi figli nonché l'obbligo di presentarsi ogni giorno e non ogni tre giorni alla stazione di polizia.
Per quanto riguarda la cauzione, il Tribunale aveva stabilito che sarebbe stata fissata al termine di un'istruttoria adeguata. Nella sua decisione, il Tribunale aveva altresì precisato che, nel caso di Jessica Moretti, il Ministero pubblico non aveva richiesto la sua custodia cautelare e che il Tribunale non poteva quindi ordinarla.
Venendo invece a Jacques Moretti, il Ministero pubblico vallesano aveva richiesto le stesse misure sostitutive applicate alla moglie e, in aggiunta, anche la custodia cautelare. «Considerando che l'imputato non dispone attualmente di alcun reddito, che lui e sua moglie possiedono beni immobili gravati da ipoteche e veicoli in leasing, l'importo di 200 mila franchi appare adeguato» scriveva il Ministero pubblico nella sua richiesta di custodia cautelare lo scorso 10 gennaio.
Nella sua ordinanza del 12 gennaio, il Tribunale delle misure coercitive riferiva che sussistono «forti sospetti di reati commessi per negligenza per i quali è stata avviata un'indagine». Secondo il Tribunale, «la rapidità con cui il fuoco si è propagato induce a ritenere che le norme in materia di protezione antincendio non siano state rispettate. Allo stesso modo, nella gestione della struttura sembrano essere state omesse le precauzioni di sicurezza elementari, in quanto l'imputato non sembra aver istruito il proprio personale sui pericoli legati all'uso di fuochi d'artificio in prossimità della schiuma». Secondo il Tribunale, «il rischio che l'imputato si sottragga al procedimento fuggendo o entrando in clandestinità» era ed è «probabile e quindi ben reale». Il giudice ritiene che le misure alternative proposte dal pubblico ministero siano sufficienti.
Sia quel che sia, Moretti al momento rimane dov'è. Ovvero, in carcere. Come per sua moglie, infatti, l'importo esatto della cauzione verrà stabilito soltanto al termine della citata istruttoria adeguata.
