Camere

Maggiore tutela sul lavoro per chi ha appena adottato

Approvata un’iniziativa del Canton Ticino che chiede di parificare il periodo di protezione contro il licenziamento delle mamme adottive con quello delle madri biologiche – Fonio: «Un bel segnale» - Gianini: «Il testo concreto andrà affinato» – Le settimane previste potrebbero passare dalle attuali 16 fino a 20
©Zoteva
Luca Faranda
11.06.2026 23:00

Il datore di lavoro non può disdire il rapporto di lavoro di durata indeterminata durante le 16 settimane dopo il parto. È scritto nero su bianco sul Codice delle obbligazioni. Questo però vale per le madri biologiche. E quelle adottive? Dovranno valere le stesse regole e quindi anche loro devono essere più tutelate dai licenziamenti. È quanto chiede un’iniziativa del Canton Ticino che presto potrebbe diventare realtà. Il Nazionale, oggi, ha infatti approvato l’iniziativa cantonale (112 voti a 68), così come avevano fatto gli Stati lo scorso dicembre. Ora, bisognerà tradurre in legge la richiesta.

I tempi lunghi della politica

Questa iniziativa è stata depositata il 24 settembre 2024. Ma per il consigliere nazionale ticinese Giorgio Fonio (Centro), bisogna tornare indietro di anni: «Era il 14 ottobre 2019, quando con Fiorenzo Dadò e Maurizio Agustoni avevamo deciso di presentare questa iniziativa in Gran Consiglio. Questa proposta nasceva proprio da un caso concreto di una mamma licenziata dopo aver adottato un bambino», ci spiega il deputato, ricordando che non si è trattato di un iter facile. «Le iniziative cantonali hanno vita difficile a Berna. Nella Commissione (degli affari giuridici, ndr) proponevano di bocciarla, invece qui si è trovato il sostegno sia al Consiglio degli Stati, sia al Nazionale, anche grazie al lavoro della Deputazione ticinese.

Serie A e B

Dal polverone sollevato con l’ormai nota proposta del divieto di adozioni internazionali, c’è un’altra sensibilità in Parlamento sulla questione? «Io credo che questo voto ha sancito ancora una volta che non esistono mamme di serie A e mamme di serie B, ma esistono solo mamme. È un bel segnale e una bella risposta per tutte quelle famiglie adottive che negli scorsi mesi si sono sentite messe magari anche in discussione e ai loro figli», aggiunge Fonio, che parla anche di «cambiamento culturale».

Disparità di trattamento

Ad opporsi a tale cambiamento era in particolare l’UDC, secondo cui estendere la protezione dal licenziamento (pari a 16 settimane) alla madre adottiva ma non al padre adottivo creerebbe una nuova disparità di trattamento. Inoltre, lo scopo protettivo della disposizione vigente è strettamente legato alla maternità biologica e mira a una protezione completa della donna incinta, che ha appena partorito e allatta. Le due situazioni, hanno argomentato invano i contrari, non sono paragonabili. Alla fine è passata la linea della maggioranza, secondo cui bisogna impedire che le mamme con figli (poco importa se biologici o adottati) siano discriminate nella vita lavorativa.

Pensare anche all’età

L’iniziativa del Gran Consiglio ticinese va ora affinata, tiene a precisare il consigliere nazionale ticinese Simone Gianini (PLR), ricordando che nei lavori preparatori della Commissione degli affari giuridici (di cui il deputato è membro), la proposta era stata oggetto di un più ampio discorso sulla protezione delle neo-madri. Gianini, che pure l’ha sostenuta, riconosce che nella sua traduzione pratica «bisognerà in particolare definire il concetto di “neo mamma” indicato nel titolo e quali sono i casi di adozione interessati (soprattutto con riguardo all’età del figlio adottato, che non dovrebbe essere maggiorenne) per evitare quelle disparità di trattamento emerse anche al tempo nel dibattito in Gran Consiglio».

Presto in consultazione

Nel testo dell’iniziativa cantonale ticinese, si sottolineava anche che il periodo di 16 settimane era considerato «insufficiente». Ebbene, sulla protezione contro il licenziamento delle neo-mamme potrebbero presto esserci novità: sempre la Commissione degli affari giuridici sta andando nella direzione di prolungare da 16 a 20 le settimane di protezione dalla disdetta del contratto di lavoro dopo il parto. Si tratta di un’iniziativa parlamentare lanciata nel 2022, il cui disegno di legge dovrebbe essere elaborato e posto in consultazione nei prossimi mesi.

Nel Codice delle obbligazioni, in futuro, potrebbe dunque essere fissato che il datore di lavoro non potrà disdire il rapporto di lavoro nelle 20 settimane dopo il parto della lavoratrice.