Meduse nel Lago Lemano: ci sono, ma invisibili da 20 anni

Meduse in uno stagno del Giura francese? La scoperta, riportata dal giornale La Voix du Jura, può sembrare inverosimile. Non ha però nulla di eccezionale, ribadisce il Blick. Queste creature traslucide non vivono soltanto nei mari e negli oceani: possono comparire anche in laghi, stagni e fiumi.
Lo stesso Lemano fa loro da casa. «Questa specie vi è stata osservata per la prima volta nel 1962», indica al riguardo Diane Maitre, idrobiologa presso il Servizio ginevrino di sorveglianza e protezione delle acque e degli ambienti acquatici. L'ultima apparizione conosciuta risale tuttavia al 2004. Da allora, le meduse del lago sembrano essere sparite dai radar. «Nessuno ci ha più segnalato la loro presenza da oltre vent'anni», conferma l'esperta. Il che non significa, però, che abbiano lasciato definitivamente il lago.
Nascoste sotto un'altra forma
La medusa che si può vedere fluttuare nell'acqua rappresenta infatti soltanto una breve tappa della sua esistenza. Per il resto del tempo l'animale assume un altro aspetto. «Il suo ciclo di vita è particolare: può vivere sotto forma di polipo attaccato alle rocce e poi, a volte, trasformarsi nella medusa che conosciamo», spiega Diane Maitre.
Perché questa metamorfosi avvenga, l'acqua deve essere particolarmente calda: almeno 25 gradi. «Ma non è detto che, raggiunta questa temperatura, i polipi si trasformino per forza in meduse», precisa la specialista. Nemmeno durante un'ondata di canicola, quindi, l'apparizione è garantita. I polipi possono restare nascosti per anni.
Un'invasione come quella della cozza quagga?
C'è da temere che queste meduse finiscano per moltiplicarsi nel Lemano fino a invaderlo, come ha fatto la cozza quagga, originaria del lago d'Aral e del bacino del Mar Nero ma presente, oramai, ovunque in Svizzera? Diane Maitre ritiene di no. Nel 2004, la loro presenza era rimasta molto limitata. «Erano state osservate nel Vecchio Rodano, in modo molto localizzato», racconta l'idrobiologa. Anche la loro vita nella forma visibile è brevissima. «Non vivono molto a lungo, tra i 30 e i 50 giorni. Lo stadio di medusa è effimero. Non saremo dunque invasi». Un loro eventuale ritorno non dovrebbe nemmeno minacciare i pesci né sconvolgere l'ecosistema del lago.
La situazione non è quindi paragonabile a quella della cozza quagga, l'altra specie esotica ormai saldamente insediata nei laghi svizzeri. Per quell'invasore, oramai, è troppo tardi. «Eradicare la specie non è più possibile: l'acqua contiene miliardi di larve. Anche se, con un colpo di bacchetta magica, potessimo togliere tutti gli esemplari adulti, non servirebbe a nulla». Gli sforzi si concentrano ora sui laghi e sugli stagni ancora risparmiati: «La sensibilizzazione mira a proteggere i piccoli specchi d'acqua in cui la cozza quagga non si è ancora insediata».
Non più grandi di una moneta da 2 franchi
Del resto, anche quando compaiono, le meduse lacustri sono ben lontane dagli imponenti esemplari che i bagnanti possono temere nel Mediterraneo. «Hanno all'incirca la dimensione di una moneta da 2 franchi», indica Maitre. Come le cugine marine, possiedono tentacoli e cellule urticanti. «Servono loro a difendersi dai predatori. Sono nocive per i piccoli animali e per il plancton di cui si nutrono, ma sono troppo piccole per ferirci».
Nessun rischio, dunque, di uscire dall'acqua coperti di bruciature. «Non sono fatte per attaccare l'essere umano. Anche trovandosi in mezzo a un banco di meduse di lago, non sentiremmo nulla». Diane Maitre le paragona alle pulci d'anatra, le cui larve possono penetrare nei primi strati della pelle e provocare prurito, senza però riuscire a insediarsi nell'organismo.
Una passeggera arrivata dalla Cina
Resta da capire come queste curiose creature, che appartengono alla stessa famiglia di anemoni e coralli, siano finite (anche) nel Lemano. La loro presenza non è naturale. «Si tratta di una specie esotica originaria della Cina», sottolinea Diane Maitre. «Forse erano già presenti prima del 1962».
Il loro arrivo in Europa risalirebbe alla fine dell'Ottocento. «È stata osservata per la prima volta nel 1880, all'orto botanico di Londra. Probabilmente vi era giunta sotto forma di polipo attaccato a delle piante».
Quasi invisibili in questa forma, le passeggere clandestine hanno poi potuto viaggiare da uno specchio d'acqua all'altro, aggrappate a vegetali, ad animali o a materiale nautico. E benché dispongano di due modalità di riproduzione – da sole, in modo asessuato, quando sono allo stadio di polipo, oppure sessuato quando sono meduse – restano ben lontane dal preoccupare i biologi quanto altre specie invasive.
