Il caso

Meno svizzeri volano negli USA, e i voli diventano più economici

Da un'indagine del Blick si conferma la tendenza già osservata negli scorsi mesi: sempre meno turisti elvetici scelgono gli Stati Uniti per una vacanza - E le compagnie aeree, ora, offrono biglietti a soli 400-500 franchi
© KEYSTONE/Michael Buholzer
Red. Online
14.03.2026 16:50

New York. Los Angeles. Miami. Per molti, un viaggio negli Stati Uniti può essere un vero e proprio sogno. Ma non per molti cittadini svizzeri. Come emerge da un'analisi condotta dal Blick, infatti, le prenotazioni per i viaggi verso gli States stanno subendo un calo importante. L'80% dei tour operatori interpellati dal portale segnala una diminuzione significativa dei viaggi negli Stati Uniti (che, in alcuni casi, può arrivare fino al 40% di viaggi in meno). Un altro 15%, invece, osserva un leggero calo, mentre solo il 5% delle agenzie sostiene che le prenotazioni verso gli Stati Uniti. 

A rivelare un calo dei viaggi negli USA, a metà gennaio, era stata anche la Federazione svizzera di viaggi (FSV), l'associazione che riunisce le agenzie del settore. Nel tracciare il bilancio del 2025, Andrea Beffa, direttrice della FSV, aveva dichiarato che l'anno si era chiuso con una crescita moderata, malgrado un «calo significativo dei viaggi verso gli Stati Uniti».

Nonostante le crisi e i conflitti, lo scorso anno il desiderio di viaggiare, per gli elvetici, era rimasto forte. Fatta eccezione per un unico «punto dolente è rappresentato dalle destinazioni statunitensi», per le quali, come dichiarato da FSV, era stato registrato un calo del 11%, con 361.300 viaggiatori elvetici

Le motivazioni di questa tendenza sono molteplici, ma come sottolinea il Blick, alla base c'è soprattutto il desiderio di non recarsi nel Paese di Donald Trump. Secondo gli esperti, infatti, i turisti svizzeri starebbero «boicottando consapevolmente gli Stati Uniti». Anche Andrea Beffa, nel presentare il bilancio del 2025, aveva dichiarato che il calo era soprattutto da attribuire alla «forte presenza mediatica della politica imprevedibile del presidente americano Donald Trump».

Ma non solo. A tutto ciò, si aggiungerebbero anche le preoccupazioni legate alla sicurezza, alla luce di quanto sta accadendo in Medio Oriente. In altre parole, alcune persone, in questo momento, preferiscono non pensare ai viaggi. Altri ancora, intervistati sempre dal Blick, hanno dichiarato di essere scoraggiati dai controlli severi all'ingresso negli Stati Uniti, dove oltre a essere richiesto il visto (ESTA) ora i turisti potrebbero dover fornire informazioni personali, come quelle relative ai contenuti postati sui social media negli ultimi cinque anni. 

La situazione, insomma, è tesa. Ma per invertire la tendenza, alcune compagnie aeree stanno correndo ai ripari, abbassando notevolmente i prezzi dei voli dalla Svizzera agli Stati Uniti. Chi sogna un viaggio negli USA, insomma, nelle prossime settimane potrebbe riuscire a volare con meno di 500 franchi (andata e ritorno) da Zurigo a una delle principali città americane. Dall'indagine del Blick emerge, per esempio, un volo Icelandair da Zurigo a New York per soli 409 franchi andata e ritorno, a fine aprile. Ma le occasioni sono diverse: per una cifra poco più alta, è possibile volare da Zurigo - con scalo a Francoforte - a Miami, a metà aprile, con la compagnia aerea United. O, ancora, passando sempre per la Germania, fino a Boston, per soli 432 franchi, con Condor. 

Non è detto, però, che la situazione sia destinata a rimanere tale. Globetrotter, citato sempre dal Blick, prevede infatti un miglioramento dei viaggi negli Stati Uniti in vista dell'estate, soprattutto a causa dei Mondiali di calcio che si giocheranno tra USA, Canada e Messico. 

Ciononostante, a novembre, Martin Wittwer, presidente della Federazione svizzera di viaggi (FSV), presidente della Federazione svizzera di viaggi, aveva dichiarato che nel 2026 il turismo svizzero verso gli Stati Uniti è destinato a un crollo. «Prevedo che nel 2026 le attività con gli USA subiranno un calo del 50%», aveva affermato l'operatore in un'intervista pubblicata dalla rivista specializzata Travel Inside, citando tra i fattori che incidono su questa evoluzione la situazione geopolitica, la questione dei dazi doganali e, ancora una volta, la personalità del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.