Metà della popolazione svizzera non si informa abbastanza

Gli svizzeri utilizzano sempre meno i media tradizionali per informarsi, ciò che porta a una perdita di fiducia nella politica e nel settore. È quanto emerge dall'annuario sulla qualità dei media, realizzato dall'Istituto di ricerca di opinione pubblica e società (Fög) dell'Università di Zurigo e pubblicato oggi.
Quasi la metà della popolazione, il 46,4%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto a un anno fa, appartiene alla categoria dei «deprivati di notizie», che non usufruiscono di contenuti d'informazione, lo fanno in maniera minima o si informano tramite social media. Secondo il sondaggio rappresentativo svolto dal Fög, questo gruppo è in costante espansione nel corso degli ultimi anni.
I risultati mostrano che i membri di questa categoria hanno conoscenze nettamente inferiori al resto della popolazione, sia in ambito politico, sia sociale e che dunque la consultazione dei social media non è sufficiente per rimanere aggiornati.
«Il consumo regolare e attivo di contenuti giornalistici, attraverso diversi canali, è dunque determinante per il livello d'informazione della popolazione», spiega il direttore del Fög, Mark Eisenegger.
La mancanza di informazione è secondo l'istituto un problema grave per la democrazia. I deprivati di notizie hanno infatti meno fiducia nella politica e nei media, partecipano più raramente al processo politico e si sentono meno legati alla società democratica.
«Una popolazione informata necessita un giornalismo professionale», aggiunge Eisenegger. Con l'aumento dell'informazione cresce l'interesse politico e si sviluppa un posizionamento chiaro. Per questo, secondo il ricercatore, le scuole e la politica dovrebbero investire maggiormente nell'educazione alla cosa pubblica e alla competenza mediatica.
Un altro tema pericoloso è l'intelligenza artificiale (IA), che rappresenta allo stesso tempo un'opportunità e una minaccia per il giornalismo. Lo strumento è già presente nelle redazioni per compiti di sostegno come la trascrizione e la correzione.
Tuttavia i media rischiano di perdere il contatto diretto con i fruitori se questi dovessero ottenere sempre più informazioni dai chatbot delle IA, sollevando dunque la questione del ruolo dei media come fonte d'informazione nelle risposte dell'IA.
I contenuti giornalistici sono infatti la principale sorgente dei chatbot per le domande di attualità. Quasi tre quarti (il 73,2%) delle fonti citate da ChatGPT provengono da media giornalistici, prevalentemente internazionali, mentre in Perplexity sono il 66,5%.
Per le questioni di attualità svizzera, le fonti locali fanno la parte da leone sia in Perplexity (47,1%), sia su ChatGPT (36,7%). Due terzi di queste provengono da media privati, il restante terzo dalla Società svizzera di radiotelevisione (SSR).
I sistemi di blocco per i chatbot non sono sempre efficaci. «Così i fornitori di IA approfittano ampiamente di contenuti giornalistici, senza che i media vengano minimamente ricompensati», spiega Eisenegger.
La protezione del lavoro giornalistico dall'utilizzo commerciale dell'IA rimane dunque fondamentale. «Una migliore protezione della proprietà intellettuale e una remunerazione equa del giornalismo sono delle preoccupazioni legittime, considerando che l'attuale sistema di blocco dei contenuti mediatici per i chatbot, l'opt-out o rinuncia volontaria, non offre una protezione sufficiente contro gli accessi non autorizzati», sostiene il Fög.
Gli svizzeri, riporta sempre l'annuario 2025, sono sempre in maggioranza restii ad acquistare l'offerta mediatica online. Tuttavia la percentuale di chi è disposto a pagare per accedere ai contenuti è aumentata di cinque punti percentuali rispetto al 2024, per la prima volta da quattro anni, raggiungendo il 22,5%.