Berna

Minacce dall’aria

Il messaggio sull’esercito prevede investimenti per 3,4 miliardi, di cui 2,4 per gli armamenti – Nel 2026 lo sforzo è concentrato soprattutto sulla difesa aerea e sul contrasto dei ciberattacchi – Contro i droni si farà capo a un sistema prodotto in Svizzera – Credito di 400 milioni per gli F-35
© KEYSTONE/Peter Klaunzer
Giovanni Galli
20.03.2026 23:08

Le priorità delle spese per la difesa sono cambiate nelle ultime settimane. In futuro, l’esercito e gli uffici federali civili che svolgono compiti di sicurezza dovranno concentrarsi soprattutto sulle minacce più probabili, in particolare sulla difesa dagli attacchi a distanza - ad esempio contro infrastrutture critiche - e sulle minacce ibride (ciberattacchi, sabotaggi, disinformazione). Questo implica il rinvio di altri progetti. Il concetto è stato ribadito a Berna dal capo del dipartimento Martin Pfister, che ha presentato il programma d’armamento 2026. La «lista della spesa» è di 3,4 miliardi di franchi, ma per gli acquisti veri e propri di armamenti sono previsti 2,44 miliardi. Vista la grave situazione della minaccia, ha ricordato, nei prossimi dieci anni sarebbero necessari investimenti per 31 miliardi, un importo che il Consiglio federale intende ricavare tramite un aumento dell’IVA di 0,8 punti a partire dal 2028 (il progetto è in consultazione).

L’accento è posto sulla difesa dalle minacce aeree, l’ambito nel quale in questo momento ci sono le maggiori lacune e che dovrebbe anche essere al centro dei prossimi programmi di armamento. In particolare, l’intento è di migliorare la difesa nello spazio aereo inferiore e intermedio grazie a due progetti. Il primo è l’acquisto di ulteriori unità di fuoco del tipo IRIS-T SLM, per coprire un’area più ampia e di proteggere ulteriori infrastrutture critiche (fino a 8.000 metri di quota). Questo sistema verrà utilizzato in particolare per difendersi da missili da crociera, droni tattici nonché aerei da combattimento. Dopo aver già ordinato cinque sistemi per 660 milioni di franchi nel 2024, Berna prevede ora di ordinarne altri due, per un valore di 1 miliardo di franchi, compreso un ampio stock di missili e pezzi di ricambio. I primi sistemi Iris-T dovrebbero essere operativi entro il 2028. Il secondo progetto è composto da sistemi di difesa contraerea di corta gittata. A complemento dei sistemi Iris-T, il DDPS prevede di acquisire sistemi di difesa aerea nello spazio aereo inferiore (fino a 3.000 metri di altitudine) per 800 milioni. Questi sistemi saranno forniti dall’azienda tedesca Rheinmetall e prodotti in Svizzera. Il nuovo sistema sarà utilizzato, tra l’altro, per la difesa contro i droni e dovrebbe entrare in funzione a partire dal 2028. Tale sistema è costituito da un cannone di difesa contraerea da 35 mm e può essere montato su autocarri, consentendone l’impiego parzialmente mobile. Sempre in tema di difesa dalle minacce aeree, il programma prevede di investire 70 milioni di franchi contro i mini-droni. Il sistema di difesa consiste essenzialmente in sensori, unità di controllo ed effettori di vario tipo, i quali rilevano i mini-droni, li identificano e li neutralizzano, per esempio mediante onde elettromagnetiche o radar. Inoltre, per sostituire l’ormai obsoleto radar d’aviazione Taflir sarà acquistato un sistema a medio raggio parzialmente mobile del costo di 150 milioni di franchi. Altri 240 milioni sono previsti per ampliare gli strumenti necessari alla guerra elettronica.

Oltre al programma d’armento, viene sottoposto al Parlamento un decreto (già preannunciato) per il finanziamento dei costi aggiuntivi (394 milioni) connessi all’acquisto degli F-35. Il credito addizionale, che rispetta il volume finanziario approvato dal popolo nel 2020, dovrebbe consentire di acquistare prevedibilmente 30 aerei da combattimento (invece dei 36 previsti inizialmente). Infine, 562 milioni sono destinati al programma degli immobili.

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