Mucche all'asta da 3.50 franchi al chilo: in Ticino «situazione allarmante, ma non siamo ancora a quel punto»

L'incessante siccità che sta colpendo da qualche mese la Svizzera non si traduce unicamente in problemi nel settore agroalimentare destinato agli esseri umani, bensì anche al foraggio per il bestiame. Un aggravarsi della situazione che vede campi completamente aridi, con una conseguente scarsità di erba fresca (soprattutto in pianura), che ha portato molti allevatori di oltre Gottardo a optare per una riduzione del numero di capi in loro possesso. Come? Mettendoli all'asta a prezzi stracciati affinché vengano macellati.
Situazione in Ticino
Da noi contattato, il segretario dell'Unione contadini ticinesi Sem Genini ha confermato che la situazione è estremamente grave anche in Ticino e sta mettendo alla prova le aziende agricole annuali e d’estivazione. Ma la macellazione, al momento, non rappresenta un'opzione. «Si tratta dell'ultima ratio, attualmente abbiamo infatti messo in atto altre misure per far fronte all'assenza di foraggio causata dall'aridità dei campi. Fra queste c'è, ad esempio, la possibilità di attingere acqua dai pozzi unitamente al supporto della protezione civile per l'irrigazione dei campi».
Inoltre, per evitare che gli allevatori vengano penalizzati anche sul piano economico, il 16 luglio la Sezione dell'agricoltura del Dipartimento delle finanze e dell'economia ha annunciato una serie di deroghe straordinarie concordate con l'Ufficio federale dell'agricoltura sull'Ordinanza federale sui pagamenti diretti in caso di forza maggiore. In questo ambito, eventi meteorologici straordinari - quali, appunto, la siccità - possono essere considerati cause di forza maggiore e i pagamenti diretti possono comunque essere versati integralmente anche in caso di mancato adempimento delle esigenze previste. In altre parole, se un alpeggio deve essere interrotto anticipatamente a causa della siccità, della mancanza di acqua o di foraggio, gli allevatori non subiscono automaticamente una riduzione dei contributi d'estivazione. Si tratta di una misura eccezionale pensata per sostenere le aziende agricole costrette a riportare il bestiame a valle prima del previsto, senza appunto perdere gli aiuti federali destinati all'alpeggio.
Sono anche state allentate le regole sull'utilizzo delle superfici destinate alla promozione della biodiversità, che in determinati casi potranno essere pascolate per far fronte alla mancanza di erba. Deroghe riguardano anche le uscite regolari all'aperto degli animali, il bilancio delle sostanze nutritive e quello foraggero, consentendo una maggiore flessibilità nell'acquisto e nell'impiego di mangimi alternativi. Le aziende non dovranno richiedere autorizzazioni preventive per la maggior parte delle misure, ma saranno tenute a documentare accuratamente le deroghe applicate in vista di eventuali controlli. Il Cantone ha inoltre fatto sapere che ulteriori provvedimenti sono attualmente al vaglio per sostenere il settore agricolo.
Prezzi stracciati per un singolo capo
Se in Ticino la macellazione resta quindi l’ultima ratio, oltre Gottardo diversi allevatori sono già stati costretti a vendere anticipatamente il proprio bestiame.
Per fare un paragone, il prezzo iniziale è quasi paragonabile a quello di un cheeseburger. Stando a un approfondimento condotto dall’Aargauer Zeitung, il prezzo di partenza per alcuni bovini è infatti di soli 3,50 franchi al chilo. Un’asta abbastanza surreale che si sta svolgendo nel parcheggio di fronte alla piscina di Burgdorf (Canton Berna, nella regione dell'Emmental-Alta Argovia). Un prezzo decisamente stracciato, ma il massimo che sono disposti a pagare i macellai per un singolo capo. Il motivo? Le mucche e i tori sono estremamente magri, le cui costole sono ben visibili. Un fattore che ha fatto quindi calare drasticamente i prezzi, anche perché l’animale – prima della macellazione – andrebbe ingrassato, con ulteriori costi per l’acquirente, che rappresentano un disincentivo all’acquisto.
Scorte destinate all’inverno
Il motivo della vendita va quindi ricondotto alla scarsità delle scorte di foraggio, normalmente destinate all’inverno, che non basteranno a nutrire tutto il bestiame. E la vendita anticipata degli animali comporta una perdita per gli allevatori, i quali se avessero aspettato qualche mese in più avrebbero tratto maggiore profitto grazie ad un peso maggiore del bovino.
L'offerta iniziale per una mucca Holstein bianca e nera sarebbe infatti stata inferiore ai 35 centesimi al chilo, diventati poi 5,50 franchi a vendita effettuata. Ma il problema non è solo il prezzo: la mucca in questione avrebbe fruttato ancora latte (e quindi profitti) per qualche settimana, ma il foraggio – come detto – non era sufficiente.
Verso importazioni dall'estero
Uno scenario che sta causando non poche tensioni nel settore e, secondo gli ultimi dati di Proviande, solo la scorsa settimana sono già stati macellati oltre 1.300 capi di bestiame grosso in più rispetto alla stessa settimana dello scorso anno. Nell’ultimo mese, per dare una cifra più precisa, sono stati oltre 31.000 i bovini e le mucche finiti al macello, ovvero 3.500 in più rispetto all’estate del 2025, assai più piovosa.
La fretta degli allevatori nel prendere questa drastica decisione va inoltre ricondotta alla paura che, se avessero aspettato ancora, i prezzi sarebbero crollati ulteriormente. Ma l’eccesso di offerta si traduce inevitabilmente con un calo dei prezzi e delle quotazioni, con vendite eccessive dettate principalmente dal panico generale. Prezzi bassi, vendite eccessive e una conseguente carenza di bestiame autoctono già a partire dalla prossima primavera. Proprio quest’ultimo fattore potrebbe portare all’importazione di carne bovina dall’estero. Da qui l’invito dell’Unione svizzera dei contadini di scaglionare maggiormente le macellazioni. Una raccomandazione che, vista la quantità di bovini e mucche già all’asta, non sembra aver avuto particolare seguito in alcune regioni.
Questione dazi
Infine, c'è la questione dei dazi sul fieno estero, le cui prossime tariffe verranno comunicate il 1° agosto. Visto l’aggravarsi della situazione, l’Unione contadini svizzeri ne ha chiesto la sospensione temporanea. «Speriamo che, in questo senso, la Confederazione prenda una decisione nel breve termine. Ma la situazione è estremamente preoccupante in tutta Europa, e se chi è riuscito a fare scorte abbondanti si rende conto che la crisi sta colpendo tutto il Vecchio continente potrebbe alzare i prezzi a dismisura, mettendoci comunque in difficoltà. Quindi auspico che Berna decida al più presto, prima che questo scenario diventi realtà», conclude Genini.
