Il caso

Multata di 250 franchi per un terminale rotto: scoppia la polemica

È successo a Losanna: nonostante vari tentativi, la donna protagonista della vicenda non è riuscita a far funzionare la colonnina per vidimare la sua prepagata
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Red. Online
22.05.2026 12:00

Intervistata dal Blick, la donna, sulla sessantina, ha spiegato di faticare ad accettare, citiamo, «una profonda ingiustizia». I fatti: lo scorso 10 maggio, a bordo di un autobus dei Trasporti pubblici losannesi (TL), la donna si è vista infliggere una multa di 250 franchi. A colpire, ha detto, sono le circostanze. «Solo a raccontarvi questa storia, tremo ancora» ha ribadito al Blick, con la voce rotta dall’emozione.

Quel giorno, la protagonista della vicenda si è recata al CHUV per trascorrere la Festa della Mamma con la madre, malata. Ma il viaggio si è trasformato in un incubo. Nonostante diversi tentativi, infatti, la donna non è riuscita a far funzionare il terminale per convalidare la sua carta prepagata. Risultato: una multa salata. «È il 10% del mio stipendio, eppure non ho fatto nulla di male» ha dichiarto, ancora sconvolta. TL ha riconosciuto che si è trattato di una situazione «deplorevole», pur fornendo una versione dei fatti completamente diversa. Secondo i Trasporti pubblici, la multa avrebbe potuto essere evitata se la passeggera avesse collaborato di più.

Tutto ha inizio verso le 13.30, alla fermata Cap, sulla linea 4. Con la carta prepagata in mano, la signora è salita sull’autobus e si è diretta verso il terminale giallo per convalidare il biglietto. Ma il dispositivo, nonostante i numerosi tentativi, non ha funzionato. La sessantenne ha deciso quindi di avvisare l’autista. «Mi sono avvicinata con cautela, perché l’autobus oscilla molto e ho problemi alla schiena» ha spiegato. Secondo lei, l’autista non ha praticamente reagito. Si è quindi seduta sui sedili anteriori, vicino al conducente. Alla fermata successiva, tre controllori sono saliti a bordo. «Quando ho visto i controllori, mi sono detta: meno male che ho avvisato il conducente». Ha affermato di essersi immediatamente avvicinata a loro per spiegare che la colonnina non funzionava e che, quindi, non era riuscita a convalidare il biglietto. I controllori le avrebbero chiesto di tornare al suo posto.

Tutto a posto? Per niente. La situazione ha preso una piega inaspettata: «Un controllore mi ha chiesto di nuovo il biglietto. Gli ho ripetuto che non ce l’avevo perché la macchinetta non funzionava. A quel punto, ha tirato fuori il suo taccuino e mi ha chiesto la carta d’identità». Per la donna, l’incomprensione è stata totale. Perché dichiarare la propria identità se, in fondo, era in regola? «Fin dall’inizio e prima ancora di controllare la colonnina, mi hanno chiesto i documenti, senza motivo». Dopo diversi tentativi da parte di un altro controllore di far funzionare il terminale, non c'è stato nulla da fare: in effetti, non funzionava. «Continuavano a chiedermi i documenti per farmi un avviso. Ma perché?» si è chiesta, ancora oggi, la signora. «Si sono accaniti contro di me».

La situazione si è inasprita ulteriormente quando la donna si è rifiutata di fornire i propri dati ai controllori. I controllori, a quel punto, le hanno detto che avrebbero chiamato la polizia. «Ho detto di sì». Nella sua mente, i poliziotti avrebbero fatto da mediatori e avrebbero fatto prevalere il buon senso. Ma il seguito l'ha sbalordita: gli agenti si sono limitati a prendere nota della sua identità per trasmetterla ai controllori. E i controllori, succesivamente, sono andati oltre l'avvertimento: 100 franchi per viaggio senza titolo di trasporto valido, altri 100 franchi per aver eluso il controllo, 25 franchi per l'accertamento dell'identità e altri 25 franchi di spese amministrative. Totale: 250 franchi. Di nuovo la donna: «Mi hanno multata perché non ero d’accordo. Questo significa che se si contraddicono i controllori, si rischia grosso». Già in ritardo per raggiungere sua madre al CHUV, la signora ha scoperto l’entità della multa poco dopo. «Quando sono arrivata in ospedale, ho chiamato il mio compagno e ho pianto. Ancora oggi è difficile parlarne. Non ci si rende conto dell’effetto che fa».

Convinta di essere stata multata ingiustamente, la donna ha compilato un modulo di ricorso presso TL. Senza successo. I Trasporti losannesi hanno mantenuto la loro posizione: «Come previsto dalla politica di controllo di TL, l’accesso ai nostri veicoli è consentito solo ai passeggeri muniti di un titolo di trasporto valido. In caso contrario, i nostri agenti di controllo redigono un verbale». Secondo TL, alla donna le cose sono pure andate bene. TL ha spiegato che, rifiutandosi di identificarsi davanti ai controllori, la donna si è esposta potenzialmente a una denuncia penale per disobbedienza e resistenza a pubblico ufficiale. D'altra parte, i Trasporti hanno confermato al Blick che il terminale era effettivamente fuori servizio sull'autobus preso dalla signora lo scorso 10 maggio.

Le versioni divergono anche riguardo all'esatto svolgimento dei fatti. TL ha rimproverato alla donna di essersi rivolta all'autista solo nel momento in cui avrebbe avvistato i controllori. Se lo avesse fatto, l'autista le avrebbe proposto altre soluzioni per acquistare un biglietto, come un SMS, un biglietto elettronico o l'acquisto alla fermata successiva. La donna, invece, ha insistito: ha avvisato l’autista non appena è riuscita a farsi strada all’interno dell’autobus. Per quanto riguarda le alternative digitali proposte, non erano di suo gradimento. «Non uso Internet per comprare i biglietti e non ho voglia di farlo. È proprio per questo che ho preso una carta prepagata. Trovo questa soluzione fantastica». A suo dire, se i controllori le avessero semplicemente proposto di pagare il biglietto, lo avrebbe fatto immediatamente. TL ha aggiunto: «La cliente si è opposta categoricamente a ogni tentativo di regolarizzazione» e si è rifiutata di esibire sia il suo SwissPass sia un documento d'identità. Non solo, avrebbe tenuto «un comportamento aggressivo» nei confronti degli agenti di controllo mentre questi cercavano di «instaurare un dialogo costruttivo».

Rimane una domanda, di fondo: e la flessibilità? TL, tramite il suo portavoce Martial Messailler, ha assicurato al Blick che «in questo tipo di situazioni esiste un margine di discrezionalità e flessibilità». Sarebbe stato il rifiuto di collaborare a far degenerare il controllo e a rendere necessario l'intervento della polizia. E perché emettere un avviso, come avevano intenzione di fare i controllori, se il problema tecnico non dipende dagli utenti? «L’avviso costituisce un richiamo agli obblighi vigenti in materia di trasporto pubblico. Infatti, anche quando un dispositivo non funziona, il passeggero è comunque tenuto a disporre di un titolo di viaggio valido prima del controllo o, in mancanza di questo, a segnalare immediatamente la situazione al conducente». In poche parole, anche quando il problema è causato da un dispositivo difettoso, la responsabilità ricade sull’utente. Spetta a lui reagire immediatamente e trovare un’alternativa per evitare di ritrovarsi, come la signora, con una multa di 250 franchi per un viaggio che non è mai stato convalidato.

A quasi due settimane dai fatti, l'emozione per la signora è ancora forte: «Mi sono sentita abbandonata. In questo tipo di situazioni ci si sente vulnerabili. Arrivare a questo punto è stata una vera prova per me. Oggi non mi sento più a mio agio su TL. Forse, col tempo passerà».

Nel frattempo, la multa di 250 franchi rimane comunque in vigore. Una somma tutt'altro che irrisoria per la sessantenne. «Non ho quei soldi da spendere». Ha tempo fino al 9 giugno per saldare il conto, ma non intende interrompere la discussione con TL. Al di là del suo caso personale, la donna ha spiegato di voler denunciare una situazione che ritiene profondamente ingiusta. «Se continuo a oppormi, è perché penso di non essere l’unica. Non è né giusto né corretto. Ci sono persone che non osano parlare, quindi qualcuno deve pur farlo».