Commercio

Negozi aperti di domenica: il Ticino «si divide», Berna invece frena

Il Gran Consiglio valuta di regionalizzare le quattro aperture annuali straordinarie concesse ai commercianti - Al Consiglio degli Stati è stata respinta la proposta di aumentarle fino a 12 – Fonio: «Favorirebbe la grande distribuzione»
©Chiara Zocchetti

Domenica 29 novembre, domenica 13 dicembre e domenica 20 dicembre. Il Canton Ticino punta tradizionalmente sul periodo pre-natalizio per concedere ai negozi le cosiddette aperture straordinarie domenicali generalizzate. Attualmente, Berna permette ai Cantoni di aprire fino a quattro domeniche all’anno. Il Ticino dovrà ancora stabilire quando fissare la quarta apertura straordinaria.

La richiesta di estenderle da quattro fino a un massimo di dodici ha però subito una battuta d’arresto ieri al Consiglio degli Stati. Qualcosa, intanto, si sta muovendo anche in Ticino.

Su base regionale

Il Gran Consiglio ticinese discuterà infatti domani l’iniziativa parlamentare presentata da Gianluca Padlina (il Centro) che chiede, attraverso una modifica della legge cantonale sull’apertura dei negozi, di rendere più flessibile la gestione delle aperture domenicali straordinarie. Attualmente, in Ticino, le quattro domeniche di apertura sono infatti stabilite in modo uniforme per l’intero territorio cantonale. Inserendosi nel quadro normativo federale (con le quattro aperture straordinarie previste dalla legge sul lavoro), l’iniziativa propone di definire queste aperture tenendo maggiormente conto delle differenze regionali e locali. Insomma, si vorrebbe superare (come avviene in altri cantoni) l’apertura in blocco per tutto il territorio ticinese.

In realtà, l’iniziativa che domani giungerà in aula è il frutto di una serie di modifiche culminate nel rapporto della Commissione economia e lavoro. Nel suo messaggio, il Consiglio di Stato aveva infatti proposto un controprogetto. Condividendo gli obiettivi dell’iniziativa pensata per favorire il commercio locale in un momento di forte pressione, il Consiglio di Stato aveva accolto l’iniziativa, apportando tuttavia una modifica. Si chiedeva, in definitiva, di eliminare un’eccessiva flessibilizzazione locale, mantenendo unicamente il riferimento alle quattro regioni.

Le discussioni (e le audizioni) in Commissione hanno poi portato alla formulazione definitiva, che secondo i commissari garantisce «un’impostazione sufficientemente flessibile e coordinata». In sostanza, la suddivisione regionale viene infatti mantenuta, ma all’interno di ogni singola regione si prevede «la possibilità di individuare specifiche località o comparti territoriali caratterizzati da una particolare rilevanza commerciale». In altre parole, alcuni comparti commerciali all’interno di ogni singola regione potranno gestire le aperture straordinarie regionalizzate in maniera separata. Come ricorda Padlina, raggiunto dal Corriere del Ticino, «in realtà parliamo di due aperture soltanto, considerato che quelle prenatalizie tradizionalmente coincidono per tutto il settore della vendita».

Ad ogni modo, secondo la Commissione, questa soluzione garantisce una maggiore flessibilizzazione (nei limiti concessi dal diritto federale che chiede di evitare aperture domenicali «a macchia di leopardo»), superando allo stesso tempo i potenziali conflitti e la concorrenza tra i grandi centri commerciali e i piccoli commerci di prossimità. Ognuno, insomma, potrà scegliere quando optare per le aperture generalizzate domenicali, nel quadro della legge federale sul lavoro.

Da ultimo, a questa proposta si è poi aggiunto, negli scorsi giorni, un emendamento che precisa la definizione delle zone nelle quali sarà possibile concedere l’apertura generalizzata dei negozi, al di là delle quattro regioni turistiche già previste. L’emendamento, firmato da Claudio Isabella e Giovanni Berardi, entrambi del Centro, toglie al Consiglio di Stato la competenza di identificare questi comparti su proposta dell’associazione cantonale di riferimento, e li identifica direttamente con «i comparti che accolgono i grandi generatori di traffico, elencati nella scheda R8 del Piano direttore cantonale». Un modo, si legge, per rafforzare la certezza giuridica e per ridurre la discrezionalità nelle scelte.

I «senatori» si oppongono

A Berna, invece, l’attuazione dell’iniziativa cantonale di Zurigo che chiedeva di aumentare da 4 a 12 le aperture domenicali straordinarie ha subito un brusco stop: la maggioranza dei «senatori» (21 a 21, un astenuto e il voto decisivo del presidente) ha infatti deciso di non entrare in materia sul progetto.

Ora la palla passa al Nazionale, ma la questione ha sollevato un ampio dibattito. La commissione dell’economia e dei tributi (di entrambe le Camere) sosteneva la proposta, così come il Consiglio federale e 19 Cantoni su 26 (tra cui il Ticino) durante la consultazione.

L’obiettivo dichiarato è di dare un impulso al commercio, anche per quelli della fascia di confine che si trovano confrontati con la concorrenza estera che è regolarmente aperta di domenica. Tra i favorevoli alla proposta, la zurighese Tiana Moser (Verdi liberali) e il ticinese Fabio Regazzi (Centro) hanno spiegato che non vi sarebbe l’obbligo per i Cantoni di aumentare fino a 12 le aperture straordinarie, né per i commercianti stessi di tenere aperti i negozi in queste date. Dello stesso parere anche il «ministro» dell’Economia Guy Parmelin, secondo cui il progetto tiene conto del federalismo per quanto riguarda gli orari d’apertura dei negozi.

Attacco ai lavoratori

Di tutt’altro avviso la sinistra, i sindacati (già pronti al referendum) e parte del Centro, che hanno ribadito l’importanza della domenica quale giorno di riposo e socialità. A opporsi all’idea è anche il consigliere nazionale Giorgio Fonio (Centro), secondo cui «il popolo ha già ribadito più volte di essere contrario a questo tipo di estensioni. E non è solo una questione di tutela del diritto del lavoro, ma anche di società».

Oltre a ciò, sottolinea il sindacalista OCST, aprire un giorno in più non aumenta il fatturato, bensì lo diluisce su un giorno supplementare con effetti negativi sugli impiegati che dovranno lavorare più domeniche. «Questo tipo di aperture penalizzerebbe tra l’altro i piccoli commerci, favorendo in modo importante la grande distribuzione. Bisogna valutare bene gli equilibri di una simile modifica».