Il caso

Neonato morto per maltrattamenti in Italia, genitori fermati in Ticino

Nel 2024 un bambino di 7 mesi spirò a Borgomanero, dove risiedeva con la famiglia – Un anno più tardi il papà e la mamma fecero perdere le proprie tracce, rifugiandosi nel nostro Paese – Qualche settimana fa l'arresto, avvenuto grazie alla cooperazione con l'Interpol –Il legale della coppia: «Indagini ancora in corso, la morte avvenuta per cause naturali»
Red. Ticino&Svizzera
15.04.2026 18:00

Ha varcato il confine tra Italia e Svizzera la terribile vicenda familiare avvenuta nel 2024 a Borgomanero, Comune situato in provincia di Novara. Allora, a causa dei maltrattamenti, una coppia avrebbe provocato la morte del figlio neonato di sette mesi.

È questa l’accusa contestata, da parte della procura di Novara e dei carabinieri del nucleo investigativo, a un 28.enne e una 27.enne italiani. Coppia che, nelle scorse settimane, è stata arrestata in Svizzera, dove si era trasferita, grazie alla cooperazione con l’Interpol - Divisione SIRENE di Roma, il C.C.P.D. di Chiasso e le autorità giudiziarie e di polizia attive sul nostro territorio. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Novara, Niccolò Bencini, ha in tal senso emesso nei loro confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

«Reiterati traumi»

I due, all’epoca residenti come detto a Borgomanero, avrebbero provocato involontariamente la morte del figlio neonato, nato nel marzo del 2024 e deceduto il 14 novembre dello stesso anno, all’età di sette mesi. Gli accertamenti medico-legali e autoptici hanno evidenziato come il bambino, nelle ore e nei giorni immediatamente precedenti al decesso, fosse stato sottoposto - riportano diversi media italiani, nonché le agenzie ANSA e ATS - «a reiterati traumi contusivi al capo e a una significativa compressione toracico-vertebrale».

Ma tali evidenze non sono emerse subito. A quel tempo, però, si ipotizzò una morte in culla, per una crisi respiratoria. I media avevano parlato di un bambino rinvenuto esanime di prima mattina dai propri genitori e di una folle corsa in ospedale dove i medici avevano cercato di rianimare il neonato per oltre un’ora. Ma ogni sforzo si era rivelato vano. Per comprendere le cause del decesso era stata decisa un’autopsia. Accertamenti dai quali sono verosimilmente emerse le prime discrepanze con le versioni fornite.

Giustificazioni discordanti

Per gli inquirenti, dunque, le lesioni sono risultate compatibili con «condotte violente riconducibili a terzi, escludendo cause accidentali o naturali». La morte è stata attribuita a insufficienza respiratoria acuta in un contesto asfittico, verosimilmente correlato ai traumi subiti. Crisi respiratoria sì, ma a causa dei traumi subiti. Agli indagati è inoltre contestato il reato di lesioni personali pluriaggravate per precedenti episodi documentati. Nell’aprile 2024 infatti il neonato era stato ricoverato per oltre venti giorni presso l’ospedale di Borgomanero, presentando diffuse ecchimosi e una frattura scomposta della clavicola sinistra. Le spiegazioni fornite dai genitori, definite «tra loro discordanti, sono state ritenute inattendibili», mentre le perizie hanno attribuito le lesioni a cause traumatiche di natura contusiva. Altri reati riguardano la sottrazione della figlia primogenita (nata nel novembre 2022), nonché il non rispetto di provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

La fuga oltre confine

La vicenda, come anticipato, si è ora spostata sul territorio elvetico. Questo perché, nel luglio dello scorso anno, la coppia si è resa irreperibile rifugiandosi in Svizzera. Il tutto forse per la figlia: per sottrarsi a un’ordinanza del Tribunale per i Minorenni di Torino che aveva disposto il collocamento della minore in una struttura protetta o in affido. Nel far perdere le loro tracce, l’uomo e la donna avevano portato con sé la bambina, impedendo al tutore provvisorio l’esercizio delle prerogative genitoriali.

I due si trovano dunque in carcere in Svizzera e sono in corso le procedure per l’estradizione.

La versione dell'avvocato difensore: «Morte per cause naturali»

L'avvocato difensore della coppia, tramite uno scritto inviato in redazione, fornisce una versione completamente diversa di quanto accaduto. Secondo il legale Marco Morelli, gli accertamenti medico-legali indicherebbero che «la morte del piccolo non sarebbe collegata ad eventi traumatici, né tantomeno a condotte violente, bensì a una causa naturale, individuata nel soffocamento da rigurgito di materiale alimentare». L'avvocato sottolinea inoltre che il Tribunale di Novara avrebbe escluso l’aggravante della morte come conseguenza dei maltrattamenti e che il quadro accusatorio, allo stato, «si fonda su un quadro meramente indiziario, ancora oggetto di accertamento giudiziario». L’ordinanza di custodia cautelare, benché confermata dal Tribunale del Riesame di Torino, non è inoltre definitiva: gli avvocati italiani della coppia hanno presentato ricorso alla Suprema Corte di Cassazione.

In Ticino per ricostruirsi una vita

Secondo la ricostruzione della difesa, la coppia viveva in Ticino, più precisamente a Vacallo, da luglio 2025 «nel tentativo di ricostruire la propria vita tragicamente segnata dalla morte del loro figlio». Gli indagati sono stati «improvvisamente» raggiunti, «con loro sorpresa, da una richiesta di estradizione a distanza di oltre un anno dai fatti, nonostante avessero sempre fornito la massima collaborazione agli inquirenti italiani nel corso delle indagini che, si ribadisce, sono tutt'ora in corso».