Neutralità, dagli Stati spunta un'altra via

Ignazio Cassis ha voluto citare pure Montesquieu: «Quando non è necessario promulgare una legge, è necessario non promulgare una legge». La massima, contenuta ne Lo spirito delle leggi (1748), il «ministro» degli Esteri l’ha utilizzata per convincere il Consiglio nazionale a non seguire la via del compromesso sull’iniziativa sulla neutralità. Detto, fatto. La Camera del popolo (per 108 voti a 83), ha respinto per la seconda volta l’idea di un controprogetto diretto, come auspicato dal Consiglio degli Stati.
Un corsetto troppo stretto
Facciamo un passo indietro. Il Consiglio federale si è detto contrario all’iniziativa e anche a un eventuale controprogetto. A suo avviso, il «corsetto» che il testo vuole cucire nei rapporti di politica estera è troppo stretto. Al Governo serve più margine di manovra.
Il Consiglio nazionale è della stessa idea e per ben due volte ha ribadito la propria posizione con maggioranze chiare. Al Consiglio degli Stati, invece, il discorso è diverso. Lo scorso 12 marzo, i «senatori» (per 22 voti a 21 e un’astensione) hanno voluto mantenere il controprogetto. E ora? È ormai chiaro che il Parlamento (così come il consiglio federale) raccomanderà di respingere l’iniziativa lanciata dall’UDC e da Pro Svizzera. Tuttavia, l’idea di un controprogetto elaborato sotto la cupola di Palazzo federale non è ancora definitivamente sepolta.
Due o quattro punti
L’iniziativa chiede di definire la neutralità nella Costituzione (all’articolo 54a) in quattro punti. «La Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata». In un secondo punto viene chiarito che la Confederazione non aderisce ad alleanze militari o difensive (se non in caso di attacchi diretti contro il Paese), un terzo aspetto - il più contestato - riguarda l’impossibilità di adottare sanzioni (definite «misure coercitive non militari» nei confronti di Stati belligeranti, se non sono emanate dall’ONU. E, infine, l’ultimo punto precisa che «la Svizzera si avvale della propria neutralità permanente per prevenire e risolvere conflitti e offre i propri buoni uffici in qualità di mediatrice».
Il controprogetto diretto dei «senatori» vuole invece mantenere solo due punti:«La Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata» e «La Confederazione si avvale della neutralità per garantire l’indipendenza e la sicurezza della Svizzera nonché prevenire i conflitti o contribuire alla loro risoluzione. Offre i propri buoni uffici in qualità di mediatrice».
L’ultimo tentativo
Ora, il consigliere agli Stati Benedikt Würth (Centro/SG) vuole tentare una terza via. In che modo? Riducendo ulteriormente la portata del controprogetto a un solo punto: «La Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata».
Domani mattina, la Camera dei Cantoni sarà chiamata a prendere una decisione. Allinearsi al Nazionale e portare alle urne solo l’iniziativa (in quattro punti), intestardirsi e approvare per la terza volta il controprogetto «originale» (in due punti), oppure scegliere la versione ancora più «light» da un solo punto. Le discussioni dovranno chiudersi entro venerdì, mentre l’appuntamento alle urne (con o senza controprogetto) è previsto già entro la fine dell’anno.
È guerra, si applica il diritto
Il Consiglio federale, sin da subito, si è battuto affinché non vi fosse alcun compromesso all’iniziativa. «Presentando un controprogetto, il Parlamento segnalerebbe il proprio parziale sostegno all’iniziativa. In tali circostanze, sarebbe più difficile spiegare alla popolazione perché l’iniziativa non è nell’interesse della Svizzera», aveva spiegato Cassis in aula solo pochi giorni fa. Inoltre, è ormai chiaro che i promotori dell’iniziativa non intendono ritirare il testo a favore del controprogetto.
Ieri, nell'aula del Nazionale, Cassis ha poi voluto sottolineare due aspetti. A suo avviso, il Consiglio federale «è convinto della neutralità oggi vigente e la applica con coerenza, come avete potuto constatare negli ultimi giorni. In secondo luogo, il Consiglio federale non intende indebolire gradualmente la neutralità, come talvolta si sospetta», ha detto il «ministro» degli Esteri, aggiungendo che «dal 1993, ovvero da oltre trent’anni, il Governo persegue la stessa concezione di neutralità».
Sabato, il Consiglio federale ha ammesso in un comunicato che «dal 28 febbraio 2026 nel Medio Oriente sono in corso violenti scontri. È in atto una guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il diritto di neutralità si applica nei rapporti con questi Stati».
La Svizzera, dunque, dovrebbe vietare la vendita di armi a Paesi impegnati in conflitti armati internazionali. Nel 2025, però, le esportazioni di armamenti «Made in Switzerland» verso gli USA hanno superato i 90 milioni di franchi.
Media e opinione pubblica
Cosa significa questo per l’industria bellica? «La decisione del Consiglio federale è stata affrettata: ha agito senza necessità sotto la pressione dei media e dell’opinione pubblica, invece di attendere, come in casi precedenti, che il conflitto seguisse il suo corso. Il Consiglio federale deve, nell’applicazione della legge sulla neutralità, trovare una via prudente che tenga conto dei principi di proporzionalità, certezza del diritto e stabilità economica», ci spiega il Gruppo di lavoro sicurezza ed economia (ASUW), che fa parte dell’associazione di categoria Swissmem. L’organizzazione parla di «decisione grave» da parte del Consiglio federale. E ciò per tre motivi: «Fa perdere all’industria svizzera della difesa il suo secondo cliente per importanza; rafforza l’immagine di una Svizzera inaffidabile presso i nostri partner europei e, infine, perché «è una catastrofe per la sicurezza del nostro Paese non rifornire più gli Stati Uniti, mentre dipendiamo più che mai dal loro materiale di difesa (in particolare nella difesa aerea e antiaerea, ndr). Se smettiamo di rifornire i nostri partner chiave, anche questi smetteranno di rifornirci».
Durante la guerra in Iraq, ricorda l’ASUW, il Consiglio federale ha continuato ad autorizzare l’esportazione di materiale di difesa, «a condizione che i quantitativi non superassero i limiti consueti. Ciò costituirebbe, ad esempio, una possibilità ai sensi del diritto di neutralità». E sull’iniziativa dell’UDC? «L’iniziativa sulla neutralità imporrebbe un’interpretazione molto restrittiva del diritto di neutralità. Ciò priverebbe il Consiglio federale del margine di manovra necessario per la difesa dei nostri interessi in materia di politica estera e di sicurezza».

