Neutralità, per la stampa estera è «un autogol della destra»

«Un autogol della destra», oppure «il “canto del cigno” del leader maximo Christoph Blocher». Der Spiegel e La Repubblica hanno commentato così il chiaro no all’iniziativa sulla neutralità lanciata da Pro Svizzera e sostenuta dall’UDC. La proposta, è proprio il caso di dirlo, ha fatto il giro del mondo: in Germania, Francia, Italia e anche Oltreoceano il voto non è passato inosservato. Senza contare la Russia.
«Gli elettori svizzeri respingono l’iniziativa a tutela della neutralità», ha infatti titolato la TASS, l’agenzia di stampa statale russa. «Gli elettori svizzeri hanno respinto, in occasione di un referendum, un’iniziativa che avrebbe sancito nella Costituzione svizzera il principio della neutralità perpetua e totale, oltre ad aver revocato le sanzioni contro la Russia e vietato alla Svizzera di aderire alla NATO», scrive l’agenzia russa.
«Perché il governo svizzero si oppone a norme di neutralità più rigorose?», si chiede invece il canale RT (ovvero Russia Today) sulla prima pagina del sito web, ricordando che «Mosca ha ripetutamente accusato la Svizzera di aver abbandonato la sua tradizionale neutralità scegliendo la strada delle sanzioni, sostenendo che avesse perso la sua reputazione di “mediatore neutrale affidabile”». Tuttavia, più che di un’analisi del voto, si tratta di una spiegazione del contesto.
Occhi sulla Russia
Oltre alla TASS, però, nessuno ha letto il voto elvetico come una volontà dell’elettorato svizzero di abbandonare la storica neutralità. A livello internazionale, l’attenzione era soprattutto rivolta alle sanzioni nei confronti della Russia. «Gli svizzeri dicono no a un inasprimento del principio di neutralità, salvaguardando le sanzioni contro la Russia», titola ad esempio Politico Europe, la versione europea della nota testata giornalistica americana. Nell’articolo apparso sul web, viene ricordato che il Cremlino ha appoggiato apertamente l’iniziativa. Un aspetto ricordato anche dalla BBC, che online ha titolato: «La Svizzera respinge un’interpretazione più restrittiva della sua neutralità».
L’iniziativa, come noto, avrebbe impedito alla Svizzera di aderire a sanzioni contro altri Paesi, a meno che non fossero imposti dalle Nazioni Unite. Vari media hanno però ricordato nei loro articoli che la Russia è uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e dunque detiene il diritto di veto su tali provvedimenti. L’agenzia Reuters, ripresa soprattutto negli Stati Uniti, mette l’accento sul fatto che gli elettori svizzeri «hanno respinto norme più rigide sulla neutralità, che avrebbero limitato la cooperazione con la NATO».
L’effetto opposto
I media francesi, da Le Figaro a Franceinfo , restano invece neutri, limitandosi a riconoscere che gli svizzeri si sono opposti a una un’iniziativa che voleva «rafforzare la neutralità» del Paese.
«Gli svizzeri sono contrari alla neutralità radicale. L’iniziativa, vicina all’UDC, ha ottenuto esattamente l’effetto opposto a quello desiderato, danneggiando inoltre la reputazione del Paese», è l’analisi pubblicata ieri sul sito web Der Spiegel, il settimanale di informazione e approfondimento tedesco.
L’aspetto della destra è evidenziato anche dal giornale italiano La Repubblica: «Svizzera, schiaffo alla destra al referendum sulla neutralità», ha titolato ieri pomeriggio. Più in dettaglio, il quotidiano con sede a Roma ha scritto che «l’elettorato ha respinto l’iniziativa dell’UDC per blindare nella Costituzione la neutralità della Confederazione. Un risultato che segna i limiti della mobilitazione sovranista e conferma il progressivo avvicinamento di Berna all’Europa». Di più. «Mentre nelle nazioni confinanti la destra avanza, in Svizzera domenica 27 settembre ha subito una pesante battuta d’arresto». L’esito alle urne è stato anche definito «il “canto del cigno” del leader maximo (dell’UDC, ndr) Christoph Blocher».
Meno isolazionista
I sovranisti, si legge, «non sfondano più come nel 1992, quando Blocher, praticamente da solo, riuscì a bloccare qualsiasi velleità di integrazione con l’UE (il riferimento è al no popolare allo Spazio economico europeo, ndr). La Svizzera odierna, se vogliamo, è meno isolazionista perché teme una guerra e, dunque, cerca alleanze», conclude La Repubblica.
Il Post, dal canto suo, titola: «La “neutralità flessibile” della Svizzera rimarrà così com’è», mentre il Corriere della Sera («La Svizzera ha votato: no a essere “più neutrale” - e le sanzioni alla Russia restano») e Il Fatto Quotidiano («La Svizzera non vuole essere ancora più neutrale») sono sulla stessa lunghezza d’onda.
